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Cresce il rischio di un conflitto diretto tra Iran e Israele. Cinque agenti sotto copertura fermati prima di un attentato ad un impianto nucleare a Isfahan

Il Medioriente continua a costituire una polveriera. La polizia Iraniana ha arrestato cinque persone appartenenti a una rete di spionaggio e sembra che, uno di loro fosse anche a capo della cellula di infiltrati, appartenenti ai servizi segreti israeliani. I fermati si sono rifiutati a fornire i loro nomi, l’unica cosa che hanno dichiarato è che erano addestrati per compiere sabotaggi e operazioni armate. Sembra che siano stati ingaggiati dal Mossad israeliano dietro compenso. Sarebbero stati addestrati soprattutto per raccogliere informazioni essenziali in alcune aree strategiche per il governo iraniano. Secondo quanto riportato da Al Jazeera il Primo Ministro, che sovrintende all’agenzia di intelligence estera Mossad, non ha voluto rilasciare nessuna dichiarazione sull’arresto dei cinque arrestati.

E’ da tantissimi anni che l’Iran e Israele si scontrano, in modo più o meno aperto, e ancora oggi sono nemici sul programma nucleare. Israele sostiene che l’iran vuole eliminarlo perchè lo vede come una grande minaccia mentre l’Iran considera Israele come il nemico numero uno, forte della sua alleanza con gli Stati Uniti d’America, e colpevole del rallentamento della sua crescita come potenza regionale. Nel 2020 c’è stato l’omicidio a colpi di arma da fuoco, mentre guidava un’auto su un’autostrada fuori Teheran, dello scienziato padre del nucleare Mohsen Fakhrizadeh: questo atto terroristico ha dato una svolta molto pericolosa alle relazioni tra i due Paesi in quanto i leader iraniani hanno accusato in modo diretto Israele di essere i mandanti dell’omicidio. Israele non ha né confermato nè negato il suo coinvolgimento al riguardo ma è evidente un disegno dietro alla scia di attentati che dal 2007 ha portato al quinto scienziato impegnato nel programma nuclerare ad essere ucciso in attacchi di commando militari. Secondo quanto riportato da Al-Jazeera, martedì 19 luglio alle 19:30 GMT giorno dell’arresto di questi agenti esteri, sarà una data da annotare come ennesimo episodio di escalation in Medio Oriente.

L’Iran dal canto suo prosegue con le sue ambizioni nucleari, nonostante gli avvertimenti – che suonano più come minacce – dei suoi vicini e degli Stati Uniti d’America. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato questo mese che preferisce continuare a negoziare con l’Iran sul suo programma nucleare, soprattutto nella speranza di evitare il cementarsi del rapporto Iran-Russia. Ma durante una visita in Israele, sotto la pressione di Gerusalemme, ha dovuto affermare come sia anche disposti a usare la forza come ultima risorsa e che “non aspetterà per sempre” l’accordo. Biden vuole che l’Iran torni ai termini di uno storico accordo del 2015, in cui l’Iran ha accettato di frenare il suo programma nucleare in cambio di una riduzione delle sanzioni che da anni colpiscono in modo devastante la sua economia ma soprattutto le famiglie iraniane portando povertà, in particolare tra i bambini. Nel 2018 l’amministrazione Trump ha annullato l’accordo ritirando gli Stati Uniti dal Piano d’azione globale congiunto e imponendo sanzioni economiche ancora più pesanti. Ovviamente da allora l’Iran ha accresciuto le sue scorte di uranio altamente arricchito, una violazione del JCPOA che però ormai di fatto non esisteva più con l’uscita unilaterale degli Usa. I funzionari iraniani sostengono che il proprio programma nucleare è per scopi civili. Ma a giugno le Nazioni Unite hanno affermato che l’Iran si è assicurato abbastanza uranio per produrre un’arma nucleare. E il segno che Teheran non è più impegnata nell’accordo: una idea rafforzata dal fatto che i funzionari hanno recentemente rimosso più di due dozzine di telecamere utilizzate dalle Nazioni Unite per monitorare l’attività nucleare Iraniana. L’accordo tra Stati Uniti e Iran, anche dopo l’arresto avvenuto negli scorsi giorni, pare ormai molto lontano. L’ondata di attentati subito ha convinto l’Iran ad andare avanti con le proprie ambizioni nucleari e sembra che non vi sarà nessun accordo fra le parti. Alcuni osservatori sono convinti che fra Iran e Israele se le tensioni continueranno ad essere così roventi e crescenti non ci sarà nulla di buono, ma un crescente attrito il che fà immaginare degli seenari molto pericolosi. 

Da anni Israele e l’Iran si scambiano pesanti accuse. Gerusalemme accusa l’Iran di sostenere gli attacchi dei militanti contro di essa e altri Paesi del Medioriente, nello stesso tempo l’Iran dichiara che Israele ha ucciso dei funzionari iraniani. Il New York Times ha scritto che il colonnello dei pasdaran Khodaei ucciso con 5 colpi di pistola 26 maggio 2022 da due killer in motocicletta, tecnica in uso già per altri omicidi a tecnici e ingegneri coinvolti nel progetto nucleare di Teheran, è la prova dell’infiltrazione d’Israele nel paese degli Ayatollah. Il direttore del Mossad David Barnea si è infuriato leggendo questa analisi del New York Times e ripresa poi da tutta la stampa israeliana. Sempre secondo il New York Times l’oscuro colonnello era in realtà il Vice capo dell’Unità speciale 840 incaricata di omicidi, rapimenti, uccisioni e attentati all’estero e il Mossad che ha da poco sventato un attentato al console israeliano in Turchia. Nel linguaggio dei servizi segreti “il messaggio è molto chiaro e forte fermatevi, sappiamo tutto di voi“.  Israele non conferma né smentisce queste azioni ma si infuria quando ad attribuirne la responsabilità sono fonti occidentali. Mercoledì il Primo ministro dell’intelligence Iraniano Esmaeil Khatib ha affermato che Teheran ha sventato le azioni sovversive del “regime sionista“. Nournews, una testata affiliata al Consiglio Supremo di sicurezza nazionale iraniana aveva affermato che gli agenti esteri arrestati stavano per far saltare per aria un “centro sensibile” a Isfahan dove sono situati i principali impianti nucleari del Paese. Già nel 2020 e nel 2021 gli impianti Nucleari di Natanz a Isfahan sono stati presi di mira per sabotarli e anche in quella occasione l’Iran ha condannato le azioni definendole senza giri di parole “attacchi terroristici“.

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Nata l'11 novembre del 1959, opera come Tecnico Sociale ed è impegnata professionalmente da circa 34 anni proprio nell'ambito del sociale. Da dieci anni visita il Kenya per amore e passione di quella terra.

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