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Così Biden getta ulteriormente nel caos il Medio Oriente coinvolgendo Doha nella sua guerra contro Mosca

Lunedì il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ospiterà l’emiro del Qatar alla Casa Bianca. La visita arriva mentre gli alleati degli Stati Uniti si affrettano a mettere insieme piani di emergenza per soddisfare il fabbisogno energetico dell’Europa, qualora le forniture subissero uno stop per via dall’invasione della Russia in Ucraina. Il segretario stampa della Casa Bianca, Jen Psaki, ha affermato che Biden e lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani intendono discutere la sicurezza in Medio Oriente, garantire la stabilità delle forniture energetiche globali e la situazione in Afghanistan, dove le condizioni umanitarie sono peggiorate all’indomani del ritiro militare degli Stati Uniti, lo scorso anno. Il Qatar è uno dei maggiori esportatori mondiali di gas naturale liquefatto ed è tra i paesi che gli Stati Uniti sperano possano aiutare l’Europa se un’invasione russa dell’Ucraina portasse Mosca a fermare il flusso di energia. Circa 100.000 soldati russi sono di stanza vicino al confine con l’Ucraina. Biden ha ripetutamente affermato che la Russia dovrà affrontare gravi conseguenze in caso le truppe del Cremlino varcassero il confine. Funzionari statunitensi ritengono infatti che l’azione militare russa potrebbe essere imminente. Lo sforzo richiederebbe “volumi piuttosto minori da una moltitudine di fonti” per compensare un taglio alla Russia, secondo un alto funzionario dell’amministrazione Biden che ha parlato di deliberazioni interne a condizione di anonimato. Una fonte militare di Doha ha dichiarato a “Strumenti Politici” che gli Stati Uniti sarebbero pronti a fare generose elargizioni alla famiglia reale Al-Thani in cambio del sostegno qatariota contro Mosca. Mosse pericolose che creerebbero scontento anche in una grande fetta dell’elettorato americano che già non vedono il Qatar come un alleato USA in Medio Oriente.

La compravendita: droni MQ-9b Predator e stealth F-35

per sostegno energetico alla crociata contro la Russia

Secondo quanto riferito, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sta incoraggiando la vendita di droni per un valore di oltre 500 milioni di dollari al Qatar in cambio del sostegno nelle forniture di gas. Una vendita che era stata finora rimandata in quanto rischia di destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente. Lo scorso novembre Doha aveva già espresso la sua frustrazione per il ritardo nella richiesta di acquisto di quattro droni MQ-9b Predator da Washington fatta più di un anno fa. Sebbene il Pentagono sia favorevole alla vendita, il Dipartimento di Stato americano non la ha ancora approvata nonostante il via libera a richieste simili da parte di altri alleati. Il funzionario del Qatar ha affermato che la “frustrazione dal nostro punto di vista è che non vi è alcuna chiara indicazione del motivo per cui ci sia stato un ritardo nella nostra richiesta, indicando le recenti operazioni di evacuazione di Doha in Afghanistan come prova della sua affidabilità come alleato, soprattutto in materia di sicurezza e stabilità”. La rabbia di Doha era stata esacerbata dal fatto che Washington aveva approvato le richieste di acquisto fatte da altri stati mediorientali come Israele e gli Emirati Arabi Uniti. Nonostante la famiglia reale Al-Thani non ami i ricatti, starebbe pensando di accontentare Joe Biden in quanto il Paese ospiterà la Coppa del Mondo FIFA quest’anno e i funzionari per la salvaguardia del territorio da possibili attacchi terroristici hanno ritenuto i droni USA cruciali. In cambio, Doha dovrà garantire non solo le forniture di gas all’Europa ma anche consentire agli Stati Uniti e agli Stati NATO di utilizzare i suoi punti di transito per le operazioni di trasporto aereo. Nel frattempo, Washington ha già intensificato gli sforzi per aumentare le capacità della Al-Udeid Air Base, sua roccaforte in Medio Oriente e in Asia centrale, soprattutto dopo il ritiro dall’Afghanistan. Doha finora non ha cercato di acquistare moderni droni d’attacco nonostante il tremendo ritardo nelle vendite da parte di Washington. 

Sebbene i funzionari dello Stato del Golfo abbiano affermato che avrebbero utilizzato i droni forniti dagli Stati Uniti per tenere d’occhio giganteschi impianti di gas naturale e monitorare le minacce terroristiche nella regione e in altre aree, l’amministrazione Biden non si era fidata delle loro promesse. Funzionari del Qatar e degli Stati Uniti hanno affermato che l’accordo, stimato in circa 600 milioni di dollari, fornirà a Doha una capacità difensiva più sostanziale all’interno della regione. Il Qatar ha anche preso in considerazione caccia stealth F-35 di fabbricazione americana se non riesce a ottenere i quattro droni MQ-9b. La frustrazione del Qatar era aumentata negli ultimi mesi dopo aver aiutato gli Stati Uniti a evacuare decine di migliaia di afgani e stranieri dall’Afghanistan, in seguito all’ascesa dei talebani, avvertendo la comunità internazionale delle intenzioni dei gruppi terroristici di compiere attentati a Kabul durante l’evacuazione della NATO. Il portavoce del Dipartimento di Stato americano ha rifiutato di commentare la politica delle proposte di vendita del Dipartimento della Difesa USA. Tuttavia, la questione delle operazioni ritardate dovrebbe essere al centro dell’agenda dell’emiro Tamim bin Hamad Al Thani durante la sua visita a Washington lunedì. Le nostre fonti hanno confermato che il Qatar non intende rivolgersi ad altri Paesi per acquistare droni e che lo sceicco chiederà a Biden di riconoscergli in cambio lo status di “Maggiore alleato non NATO (MNNA)”. 

Efraim Inbar, presidente del Jerusalem Institute for Strategic Studies (JISS), spiega in una sua vecchia analisi pubblicata dal quotidiano israeliano “The Jerusalem Post” che questo status offre a un Paese vantaggi statunitensi nel commercio della difesa e nella cooperazione in materia di sicurezza. In particolare, lo status di Maggiore alleato non NATO offre un accesso privilegiato all’equipaggiamento e alla tecnologia militari statunitensi, compreso il materiale in eccedenza gratuito, l’elaborazione accelerata dell’esportazione e la cooperazione prioritaria sull’addestramento. Attualmente, 17 Paesi hanno lo status di MNNA, inclusi gli stati arabi del Golfo, Kuwait e Bahrain. Il rapporto sottolinea che sebbene il Qatar ospiti la più grande struttura militare statunitense nella regione, non merita di essere considerato un vero alleato dell’America, ricordando che Doha spende enormi somme di denaro per sostenere sistematicamente le nefaste attività dei Fratelli Musulmani. Inbar indica anche che il Qatar usa la sua influente rete televisiva Al Jazeera per minare la stabilità dei suoi vicini arabi filo-occidentali. Tra l’altro, sono stati gli stessi Stati Uniti lo scorso anno a concludere che Al Jazeera non è un mezzo di comunicazione, ma un’organizzazione di lobbying. Fin dalla cosiddetta “primavera araba“, Al Jazeera fomentò i discorsi d’odio e le ribellioni, gettando nel caos i paesi interessati come Libia, Egitto e Tunisia. Il canale ha sempre incoraggiato l’ostilità nei confronti degli ebrei nei suoi programmi, ospitando anche il controverso imam, Yousef al-Kharadawi, che nel 2014 ha emesso un’esplicita fatwa giustificando gli attacchi suicidi contro Israele e invitando i musulmani ovunque nel mondo a mobilitarsi per l’uccisione di ebrei.

Le accuse Israeliane sul Qatar dimenticate da Biden

È incomprensibile come il presidente democratico degli Stati Uniti possa mettere tutto in discussione e fare della Russia il suo peggior nemico, senza preoccuparsi dei suoi alleati in Medio Oriente e nella regione del Mediterraneo. Verso la fine del 2021, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva avviato un’indagine sulle accuse del governo israeliano secondo cui la famiglia reale del Qatar aveva fornito finanziamenti al Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC), un’organizzazione designata come terroristica dagli stessi Stati Uniti. Secondo un rapporto pubblicato dal Washington Examiner, lo scorso luglio, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il presidente uscente di Israele, Reuven Rivlin, hanno tenuto un incontro nello Studio Ovale a giugno durante il quale Rivlin ha rivelato dettagli sulle presunte attività di finanziamento del terrorismo dell’IRGC da parte di Doha. Washington Examiner, citando un portavoce del Dipartimento di Stato, ha rivelato che i federali stavano esaminando le accuse di Israele secondo cui il Qatar starebbe finanziando le Guardie rivoluzionarie iraniane. “Stiamo esaminando le accuse”, ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato in quell’occasione.

Un rapporto del “Times of Israel” del 29 luglio scorso affermava inoltre che Rivlin condivideva informazioni con Biden confermando i recenti finanziamenti forniti dal Qatar al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Un funzionario del governo di Tel Aviv ha detto al giornale israeliano che l’informazione aveva allarmato la parte statunitense durante l’incontro. Giorni dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato un’indagine sulle accuse di finanziamento dell’IRGC da parte del governo del Qatar, il “Wall Street Journal” ha riferito che l’amministrazione Biden sta pianificando una campagna di sanzioni contro l’Iran per contrastare le sue crescenti capacità di missili guidati e droni per attacchi di precisione. I funzionari statunitensi hanno espresso preoccupazioni relative alle potenziali minacce di queste armi agli interessi americani e dei loro alleati, in particolare alla stabilità del Medio Oriente. Come è possibile che oggi Biden possa vendere droni al Qatar, sapendo di questo sostegno all’IRGC in Iran? Ma non è tutto, la possibile vendita di droni e il riconoscimento del Qatar come maggiore alleato non NATO ha già allarmato gli elettori ebrei negli States, oltre agli alleati di Joe Biden nell’area MENA. Sebbene gli equilibri in Medio Oriente stiano cambiando, Doha continua a fomentare l’odio e incitare discorsi antisionisti e antisemiti. Invece di promuovere la pace e il dialogo tra Israele e palestinesi, per mantenere il fragile cessate il fuoco raggiunto, la leadership del Qatar continua a utilizzare le sue importanti piattaforme per promuovere stridenti predicatori antisemiti. In particolare, la Grande Moschea del Qatar controllata dallo Stato e altri luoghi di culto in tutto il piccolo paese del Golfo continuano a presentare sermoni che dicono ai musulmani di tutto il mondo che gli ebrei hanno inimicizia e odio nei loro confronti, nel sangue e nelle vene. Descrivono il popolo ebraico come “il nemico ingannevole, bugiardo, traditore, fornicatore, intransigente” che “ha depredato, corrotto, rovinato e ucciso, e non si fermerà“. I sermoni e le piattaforme mediatiche delle moschee del Qatar liquidano il legame religioso ebraico con Gerusalemme e la Terra Santa come una “affermazione storica non valida e falsificata“. Accusano inoltre che gli ebrei abbiano tradito Dio, uccidendo i profeti Gesù e Maometto, assassinato altre figure sacre e infranto importanti patti e statuti. Le pagine Facebook e i programmi TV durante l’ultima offensiva di Israele su Ghaza, chiamavano i palestinesi e gli arabi ad opporsi agli ebrei e distruggere lo Stato di Israele, “nonostante tutto ciò che i sionisti fanno e tutto l’aiuto che Satana gli fornisce con armi, assistenza e tutto ciò che chiedono”. Ha detto un predicatore a Doha, riferendosi al principale sostenitore di Israele, gli Stati Uniti, come Satana. Lungi dal contrastare l’estremismo, il Qatar lo incoraggia invitando i musulmani a unirsi ad Hamas e alla jihad islamica. Il piccolo Stato del Golfo ha dichiarato che il conflitto israelo-palestinese non può essere risolto con promesse o conferenze o rivolgendosi a est o ovest perché gli ebrei non sarebbero mai soddisfatti delle concessioni dei musulmani o della convivenza. I leader del Qatar, attraverso i loro potenti canali mediatici, hanno anche chiesto a tutti i musulmani di ripulire la moschea di Gerusalemme, al-Aqsa, terzo sito sacro per i Musulmani, dalla “sporcizia” degli Ebrei.

Foto Ismail Haniyeh durante un comizio per il 31esimo Anniversario della fondazione di Hamas, 16 Dicembre, 2018.

I rapporti pericolosi tra Qatar e Hamas

Nonostante le sue promesse, sebbene Doha continui ad avere incontri segreti con Israele, la sua politica antisemita e antioccidentale non sembra essere cambiata. Già alcuni anni fa, questo tipo di linguaggio odioso sulla “ripulitura” di al-Aqsa dalla presunta profanazione ebraica era anche un messaggio comune tra i gruppi designati dagli Stati Uniti come terroristici incluso Hamas, nonché da un’ampia fascia di estremisti sui social media. Fortunatamente, gli arabi sono più intelligenti di quanto non creda Doha. Sanno molto bene che queste campagne mediatiche non sono in alcun modo intese a sostegno della Palestina, ma l’unico obiettivo è generare caos nella regione, creare nuove guerre e nuovi spargimenti di sangue per il loro guadagno nazionale. Ismail Haniyeh, il leader del gruppo terroristico palestinese Hamas, ha perfino ringraziato l’emiro del Qatar Al Thani per il suo sostegno a Gaza. Non stiamo parlando di aiuti umanitari, ma di sostegno militare alle fazioni islamiste palestinesi che tengono in ostaggio i civili, in quanto esposti al fuoco diretto, e usati come scudo umano. Il Qatar ha anche fornito asilo al capo del Politburo di Hamas oltre un anno fa, dopo che l’Egitto ha deciso di non lasciarlo rientrare nella Striscia di Gaza in seguito ai funerali di Qassem Soleimani, l’alto comandante iraniano ucciso da un attacco USA. È essenziale che ogni Paese capisca quali siano i suoi alleati, gli amici su cui poter fare affidamento. Ogni governo deve aver ben chiaro con chi condividere interessi e obiettivi comuni e Joe Biden, pur di rimanere a capo degli Stati Uniti, sembra di averlo dimenticato. Probabilmente come i suoi alleati.

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52 anni, padre di tre figli. E' massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

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