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Pandemia e povertà: per Oxfam ad uccidere di più è il virus delle disuguaglianze

In un periodo in cui la pandemia da Covid-19 ha monopolizzato la scena, ci siamo abituati a sentir parlare di emergenza come se fosse ormai naturale vivere in tale condizione. Quelle che spesso ci sfuggono e alle quali prestiamo poca attenzione sono però le emergenze ulteriori che la pandemia ha generato. La difficile ripresa, le riaperture a singhiozzo, le varianti, la copertura vaccinale, la continua incertezza nel quale purtroppo siamo costretti a sopravvivere non hanno lasciato molto spazio ad altre discussioni su temi che avevano bisogno di essere affrontati già prima dell’ormai, tristemente noto, marzo 2020. Lavoro, scuola, salute, sanità, welfare sono solo alcuni settori che hanno subito un ulteriore duro colpo in questi due anni di pandemia. Settori che necessitavano di riforme e aggiustamenti volti al loro miglioramento sono stati travolti e stravolti dal virus della Sars-CoV-2, che, oltre a causare più di cinque milioni di morti nel mondo, ha determinato una quasi totale paralisi dell’economia e della società. La ripresa sembra più complicata del previsto, soprattutto se si considerano i dati sulla povertà assoluta e sul forte accrescimento delle disuguaglianze. 

Lo scenario globale

La pandemia ha portato a un forte aumento della povertà in tutto il mondo. Ci sono oggi 163 milioni di persone in più che si stima vivano con meno di 5,50 dollari al giorno rispetto al periodo pre-pandemico” questa la denuncia dell’Oxfam, il movimento globale che lotta contro le disparità per ridurre la povertà nel mondo. Nel nuovo report pubblicato all’inizio del mese da Oxfam International dal titolo Inequality kills, la cui versione italiana è tradotta in La pandemia della disuguaglianza, si sottolinea come il virus abbia acuito le disparità a livello globale, con un focus anche sulla situazione italiana. Secondo l’Oxfam, le responsabilità non sono da attribuire solo ed esclusivamente alla pandemia, quanto anche ad un sistema economico che produce diseguaglianze di per sé e che, colto impreparato, non è riuscito a tutelare le categorie più vulnerabili e, al contrario, ha “attivamente favorito coloro che sono già estremamente facoltosi.”

Per sgomberare il campo da eventuali incomprensioni e dare un’idea della ricchezza accumulata nelle mani di pochi individui durante i mesi della pandemia, Oxfam chiarisce che “i 10 ultra-miliardari necessiterebbero di 414 anni per spendere le loro fortune al ritmo di 1 milione di dollari al giorno ciascuno.” E ancora “il surplus patrimoniale, in termini reali, del solo Jeff Bezos nei primi 21 mesi della pandemia (+81,5 miliardi di dollari) equivale al costo completo della vaccinazione (due dosi e booster) per l’intera popolazione mondiale con il costo per dose fissato al costo di produzione del vaccino a mRNA di Pfizer”. 

Secondo il rapporto nel periodo che va da marzo a novembre 2020 è apparso un miliardario ogni 26 ore, mentre il patrimonio netto aggregato posseduto da 252 miliardari uomini superava a novembre 2021 la ricchezza posseduta complessivamente da donne e ragazze dell’intero continente africano, del Sud America e dell’area dei Caraibi.

Stando alle ultime stime della Banca Mondiale, nel 2021, il numero di nuovi poveri da Covid, che vivono sotto la soglia reddituale di 1,90 dollari al giorno, si attesta intorno alla cifra di 97 milioni di persone, mentre nel 2020 secondo il rapporto Poverty and shared Prosperity 2020: Reversals of fortune, sarebbero piombati nella povertà estrema un numero di persone compreso tra gli 88 e i 115 milioni.  

Un aumento senza precedenti, che rende l’obiettivo numero uno dell’Agenda 2030 sempre più lontano. Se nei decenni antecedenti al 2020 il numero delle persone povere aveva subito una battuta d’arresto, come si può vedere anche dalla mappa interattiva pubblicata su World poverty clock, ma negli anni successivi la situazione è cambiata, in peggio. 

Il Covid-19 non è però l’unica minaccia lungo la strada per raggiungere l’obiettivo ONU: i conflitti armati e icambiamenti climatici rappresentano ulteriori ostacoli al progresso dei Paesi poveri. Secondo i dati a disposizione della Banca Mondiale i tassi di povertà sono aumenti nel Medio Oriente e nel Nord Africa. E le previsioni future sono tutt’altro che rosee. Entro il 2030 il numero di persone che potrebbe vivere sotto la soglia di povertà è compreso ­­ tra­­­­­­ i 68 e i 132 milioni. 


FOTO – I poveri raccolgono immondizia per la vendita Brasile

Povertà e disuguaglianze

Dunque non è stata solo la pandemia a generare povertà e soprattutto non tutti ne soffrono allo stesso modo. Donne, persone già povere, minoranze etniche pagano il prezzo più alto di questa crisi, che è fortemente acuita dalle disparità, oltre che di censo, anche di età, genere e provenienza. Dal rapporto Oxfam emerge che “ogni 4 secondi 1 persona muore per mancanza di accesso alle cure, per gli impatti della crisi climatica, per fame, per violenza di genere.”

I ricchi sono sempre più ricchi mentre i poveri sono sempre più poveri e sempre di più. Stando alle stime della Banca Mondiale i redditi del 20% più ricco della popolazione mondiale ricresceranno, riuscendo a recuperare quasi la metà di quanto perso nel 2020, mentre i più poveri subiranno un’ulteriore perdita del 5% del loro reddito nel 2021. 

Le donne e la pandemia

L’impatto economico maggiore e più duro è quello subito dalle donne. Oxfam sottolinea come quest’ultime abbiano perso complessivamente 800 miliardi di dollari di entrate nel 2020, e mentre l’occupazione maschile è in ripresa, nel 2021 si stima che a restare senza occupazione saranno circa 13 milioni di donne in meno rispetto al 2019. Alla perdita del lavoro e all’aumento di quello non retribuito che non dà diritto a garanzie di sorta, si aggiunge ad un altro grave problema: l’istruzione, circa oltre 20 milioni di ragazze potrebbero non ritornare mai più a scuola.

La situazione in Italia 

Secondo la Lista Forbes durante la pandemia il numero dei miliardari italiani ha subito un incremento passando da 36 a 49, così come la loro ricchezza complessiva che ha raggiunto i 185 miliardi di euro, aumentando del 56% rispetto a marzo 2020. Il patrimonio dei 40 miliardari italiani più ricchi equivale alla ricchezza netta di circa 18 milioni di persone adulte, vale a dire il 30% degli Italiani più poveri. Se nel 2019 le famiglie in povertà assoluta erano 1,6 milioni, nel 2020 hanno toccato la soglia dei 2 milioni. Nonostante gli interventi del Governo abbiano ridotto il rischio di povertà per la popolazione di tre punti percentuali nel breve periodo, a medio e lungo termine la ripresa dipende anche dalla capacità delle imprese di riassorbire forza lavoro. Da qui si apre anche un’altra riflessione che riguarda la ripresa occupazionale e ha a che fare con la qualità del lavoro, con i salari e con politiche mirate che possano ridurre la povertà lavorativa e il divario nel mercato del lavoro a livello nazionale.

Le responsabilità dei Governi

La denuncia di Oxfam è rivolta anche ai Governi. Dalle pagine del rapporto si legge, a proposito della produzione, della gestione e della copertura vaccinale, che “azioni miopi e suicide sono il risultato diretto di Governi che operano per conto di pochi ricchi a spese dei più. Quando i titolari di interessi particolari spendono miliardi di dollari e assumono decine di migliaia di lobbisti per esercitare un’influenza indebita condizionando a loro favore le politiche pubbliche, si mina alle basi il sistema democratico.

Il divario sempre più ampio tra ricchi e poveri e le disuguaglianze generate dai nostri sistemi economici stanno contribuendo al prolungamento della pandemia; basti pensare che nonostante la disponibilità di vaccini sicuri ed efficaci, meno dell’1% è stato destinato ai Paesi a basso reddito, contro l’80% delle dosi utilizzate dai Paesi del G20. 

Dal rapporto non solo denunce ma anche proposte e raccomandazioni al Governo italiano da mettere in atto sia a livello nazionale che internazionale al fine di provare a ridurre le disuguaglianze economiche, sociali, spaziali e di genere. La fotografia drammatica che descrive la situazione attuale è racchiusa in queste poche righe: “I divari economici sono il risultato di precise scelte politiche che hanno portato negli ultimi decenni a un profondo mutamento nella distribuzione del potere economico tra lavoro e proprietà d’impresa, all’affiorare di nuovi e potenti monopoli, a un eccesso di finanziarizzazione dell’economia. Un significativo peso hanno avuto l’indebolimento delle funzioni dello Stato, una graduale esclusione di ampi settori della società dalla vita sociale e politica “controbilanciata” da un accresciuto condizionamento delle scelte dei decisori politici da parte di portatori di interessi particolari, a difesa della propria condizione di privilegio. Le crescenti distanze economiche tra individui si trasformano in barriere sociali e alimentano un profondo senso di inquietudine civica e ingiustizia. Le fratture all’interno di una società in cui pochi fanno significativi balzi in avanti mentre molti arretrano, restano fermi o fanno solo passi modesti verso un futuro migliore possono portare repentinamente allo svilimento del patto sociale, a intolleranza, a una sfiducia, non immotivata, nei confronti delle istituzioni, a processi di disgregazione politica, instabilità e derive autoritarie.

La crescita delle disparità a scapito delle categorie più vulnerabili segue un trend grave e preoccupante. Questioni come la riduzione della povertà e l’eliminazione delle disuguaglianze oltre che un dovere morale, sono anche e soprattutto emergenze da risolvere al fine di tutelare la tenuta della stessa Democrazia. 

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Nata nel sud della Puglia, laureata in Studi Geopolitici Internazionali, attualmente frequenta il Master Global Marketing, Comunicazione e Made in Italy. Appassionata di Politica, Geopolitica Internazionale e Ambiente, adora viaggiare e scoprire il Mondo e la sua gente.

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