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Boris Johnson si dimette da leader del Partito conservatore, non da premier

Tanto tuonò che infine piovve. Boris Johnson ha infatti annunciato le sue dimissioni da capo del Partito conservatore del Regno Unito, rimanendo però primo ministro fino alla scelta di un nuovo leader del partito. A convincerlo un numero storico di dimissioni del governo, innescate da una serie di scandali, che aveva reso realmente insostenibile la conservazione del ruolo per il premier uscente. .

Come riportato da Axios si tratta di una caduta sbalorditiva per un primo ministro è riuscito a dilapidare in meno di tre anni la storica maggioranza di 80 seggi che aveva saputo raccogliere grazie al combinato disposto di una debolezza dei partiti di opposizione, mai divisi come in questi ultimi anni, e della sua promessa di accompagnare il Regno Unito fuori dall’UE. A minare una popolarità senza precedenti negli ultimi decenni è stato un flusso costante di gaffe, bugie e scandali iniziati lo scorso autunno.

Il mese scorso, Johnson ha dovuto affrontare un voto di sfiducia ispirato dai membri del suo partito conservatore dopo che è stato scoperto che aveva infranto la legge partecipando a diversi incontri sociali durante il severo blocco del COVID-19 nel paese. È sopravvissuto al voto, ma lo scandalo “partygate” per gli eventi al numero 10 di Downing Street ha gravemente danneggiato la sua popolarità. Sono state fatali le pressioni per dimettersi all’inizio di questa settimana dopo che il suo portavoce ha ammesso che Johnson era stato informato di una denuncia per cattiva condotta sessuale contro il deputato conservatore Chris Pincher nel 2019, ma in seguito si è “dimenticato” e lo ha nominato a una posizione di alto livello nel governo. Pincher si è dimesso la scorsa settimana dopo che nuove accuse sono state mosse contro di lui.
Queste rivelazioni hanno spinto il segretario alla salute Sajid Javid e il cancelliere Rishi Sunak, due dei massimi ministri del governo del paese, nonché dozzine di sottosegretari a lasciare i loro incarichi, affermando di non avere più fiducia nella leadership di Johnson.

Dopo aver provato a resistere nella giornata di martedì, mercoledì ha dovuto cedere di fronte al pressing di gran parte del partito conservatore. Lascia con il suo usuale tono polemico e irriverente “È doloroso non essere in grado di vedere da solo così tanti progetti e idee. L’istinto del gregge è potente. Quando la mandria si muove, si muove. Ma in politica, nessuno è neanche lontanamente indispensabile“.

Sono rimasti beffati i leader dell’opposizione e alcuni maggiorenti del Partito conservatore che pretendevano le dimissioni di Johnson immediate.


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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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