Sudan, l’esercito intensifica grazie a Turchia e Arabia Saudita l’offensiva nel Darfur

Sudan, l’esercito intensifica grazie a Turchia e Arabia Saudita l’offensiva nel Darfur

20 Luglio 2026 0

L’esercito sudanese (Sudanese Armed Forces, Saf) ha intensificato nelle ultime ore la propria offensiva nel Darfur settentrionale, aprendo una nuova fase del conflitto contro le Forze di supporto rapido (Rsf), il gruppo paramilitare guidato da Mohamed Hamdan Dagalo, detto “Hemedti”. L’obiettivo delle operazioni sembra essere quello di interrompere le linee logistiche delle Rsf e alleggerire la pressione sulle aree strategiche di El Obeid, nel Kordofan settentrionale, e del Darfur occidentale.

Raid su Mellit e la zona di confine con il Ciad

Secondo fonti sudanesi citate da Agenzia Nova, l’aviazione militare ha effettuato una serie di raid sulla città di Mellit, a nord di El Fasher, colpendo depositi di carburante, convogli di autocisterne diretti verso il confine con il Ciad e diverse infrastrutture considerate strategiche per i rifornimenti delle Rsf. Tra gli obiettivi bombardati figurano anche l’edificio della dogana e l’area del mercato cittadino, con il rischio di vittime civili in una zona particolarmente affollata.

Le stesse fonti riferiscono che Khartoum avrebbe dispiegato oltre 300 veicoli militari nel Darfur settentrionale, nel tentativo di riconquistare l’iniziativa sul campo dopo mesi di avanzata delle milizie paramilitari. Parallelamente, le Rsf hanno invitato la popolazione di El Obeid ad abbandonare la città o a evitare qualsiasi contatto con installazioni e movimenti militari, segnale di un possibile imminente scontro su larga scala.

Il ruolo di Turchia e Arabia Saudita

L’offensiva confermerebbe anche un crescente coinvolgimento di attori regionali. Secondo le informazioni raccolte sul terreno, la Turchia avrebbe incrementato la fornitura di droni all’esercito sudanese, mentre l’Arabia Saudita avrebbe finanziato l’acquisto di nuovi sistemi senza pilota e rafforzato il proprio sostegno logistico e addestrativo. Tali affermazioni, pur riportate da fonti locali, non risultano finora confermate ufficialmente da Ankara o Riad. Negli ultimi giorni, tuttavia, diverse analisi indipendenti hanno evidenziato un aumento dell’assistenza militare esterna ai due contendenti, elemento che contribuisce ad alimentare la prosecuzione della guerra.

Sul piano umanitario, la situazione continua a deteriorarsi. Medici Senza Frontiere ha chiesto l’apertura urgente di un corridoio sicuro tra El Obeid e lo Stato del Nilo Bianco per consentire l’evacuazione della popolazione civile, mentre l’Unione europea e il G7 hanno espresso forte preoccupazione per il rischio che la città diventi “un’altra El Fasher”, chiedendo la cessazione delle ostilità e un accesso umanitario senza ostacoli.

Il possibile ruolo ucraino

Il Sudan si conferma anche uno dei nuovi fronti della competizione tra Russia e Ucraina. Negli ultimi mesi Mosca ha accusato Kiev di mantenere istruttori militari nel Paese e di sostenere operazioni contro interessi russi in Africa, accuse che non sono state accompagnate da prove pubbliche né confermate da fonti indipendenti.

Tuttavia, già tra il 2023 e il 2024 diverse inchieste di media internazionali avevano ipotizzato il coinvolgimento di forze speciali ucraine in operazioni clandestine contro il Gruppo Wagner in territorio sudanese. Sebbene la portata di tale presenza resti oggetto di dibattito, il crescente intreccio tra il conflitto sudanese e il confronto strategico tra Mosca e Kiev conferma come la guerra abbia ormai assunto una dimensione sempre più internazionale.

Certamente esiste una logica geopolitica dietro queste accuse. Mosca considera il Sudan uno snodo fondamentale per il futuro porto navale russo sul Mar Rosso; per le attività minerarie (in particolare l’oro) e per le reti costruite negli anni da Wagner.

Per Kiev colpire asset russi anche fuori dall’Ucraina significa aumentare i costi della proiezione internazionale di Mosca.

La crisi umanitaria

Infografica – La guerra che sta ridisegnando il Corno d’Africa

La guerra, iniziata il 15 aprile 2023, rappresenta oggi una delle peggiori crisi umanitarie del pianeta. Secondo le Nazioni Unite, oltre 33,7 milioni di persone necessitano di assistenza, circa 8,9 milioni risultano sfollate all’interno del Paese e le vittime sarebbero ormai oltre 150.000, anche se il bilancio reale potrebbe essere sensibilmente più elevato. Sul fronte alimentare, il Programma Alimentare Mondiale stima che circa 5 milioni di sudanesi si trovino in condizioni di fame estrema o catastrofica, mentre oltre 100.000 persone sono già in condizioni assimilabili alla carestia.

L’intensificazione delle operazioni nel Darfur e nel Kordofan conferma come il conflitto stia entrando in una fase sempre più regionale e tecnologica, caratterizzata dall’impiego crescente di droni, dal coinvolgimento di potenze esterne e da un costo umanitario che continua ad aumentare senza che emerga, al momento, una concreta prospettiva di soluzione politica.

La tragedia umana prosegue

A testimonianza del progressivo collasso delle condizioni di vita nel Paese, nelle stesse ore è emersa un’altra tragedia che evidenzia la disperazione di migliaia di civili in fuga dalla guerra. Almeno 33 persone, in prevalenza donne e bambini, sono state trovate morte nel deserto del Sudan settentrionale dopo essere rimaste bloccate per oltre due mesi a bordo di un autobus in avaria lungo la rotta tra Mellit, nel Darfur settentrionale, e Al Dabba, nello Stato del Nord.

Il gruppo era partito a metà maggio da Tulus, nel Darfur meridionale, nel tentativo di raggiungere un’area più sicura, ma il guasto del mezzo, unito alle condizioni estreme del deserto e all’assenza di soccorsi, ha trasformato il viaggio in una tragedia. Tra le vittime figurano un’insegnante e cinque dei suoi figli. L’episodio rappresenta uno dei simboli più drammatici del deterioramento della situazione umanitaria sudanese, dove intere famiglie sono costrette a percorrere rotte sempre più pericolose per sfuggire ai combattimenti, alla fame e al collasso dei servizi essenziali.

Felicia Bello
FeliciaBello

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