A Kiev sperano di uscire dal conflitto entro il prossimo inverno

A Kiev sperano di uscire dal conflitto entro il prossimo inverno

26 Giugno 2026 0

All’inizio del mese Zelensky ha dato ai suoi funzionari l’ordine di mettere fine al conflitto il prima possibile e comunque non oltre il prossimo inverno. Se da un lato il presidente ucraino non sembra sforzarsi troppo per giungere a un accordo con Mosca, dall’altro teme che l’avanzata russa metta il Paese in condizioni insostenibili. Nel frattempo sollecita la UE ad aprire un dialogo col Cremlino e ad aiutarlo a chiudere degnamente le ostilità.

Istruzioni presidenziali

L’ordine di terminare la guerra al più presto è stato rivelato dal capo dello staff presidenziale Kyrylo Budanov al Security Architecture Forum tenutosi a Kiev. A questo evento internazionale hanno invitato esperti per sviluppare soluzioni pratiche finalizzate al rafforzamento delle capacità difensive, energetiche e di recupero dell’Ucraina. Anche Budanov è intervenuto e ha dichiarato fra le altre cose di aver ricevuto dal presidente istruzioni dirette di “provare a concludere la guerra il più rapidamente possibile, preferibilmente prima dell’inverno”.

La richiesta è in particolare quella di mettere fine alla fase “calda” o “attiva” del conflitto. Tali aggettivi, che Zelensky ha usato per la prima volta parlandone coi deputati del suo partito Sluha Narodu (Servitore del Popolo), si possono interpretare in modi diversi. Si dovrebbe intendere come un cessate-il-fuoco, il che non significa la fine completa della guerra con tanto di accordo di pace e ritiro totale delle truppe dal fronte. Potrebbe altresì intendersi come una de-escalation, con la quale le parti si astengono dagli atti bellici più duri come gli attacchi da cielo o dalle operazioni di terra estese e impegnative.

I russi avanzano

Secondo Budanov, l’Ucraina è dotata di capacità adeguate al raggiungimento di tale obiettivo, che ritiene giusto e correttamente elaborato. Certo, bisognerebbe che anche la Russia voglia terminare il conflitto e di questo il capo dello staff presidenziale è consapevole. Al momento i russi stanno attaccando in vari punti del fronte, sebbene dicano di essere sempre disponibili a negoziare nel rispetto di determinate condizioni. Da parte sua, Budanov nota la presenza di “segnali reali” che indicano la prossima cessazione delle ostilità, ma nel frattempo si dice pronto a fare tutto ciò che è in suo potere per svolgere il compito assegnatogli da Zelenksy.

Tre settimane dopo la fissazione di questo obiettivo, si può vedere come le forze russe abbiano accerchiato la città-roccaforte di Kostyantynivka nel Donbass e siano a ridosso di Lyman, leggermente più a nord. Per i media occidentali non sono progressi decisivi, anzi sono “esagerati” dalla narrativa di Mosca, ma sta di fatto che gli ucraini indietreggiano e perdono pezzi.

Uscirne il prima possibile

Eppure Zelensky e i suoi alti funzionari dicono che l’avanzata russa ha svanito il suo impeto e che dallo scorso dicembre in poi Mosca ha iniziato a perdere l’iniziativa strategica. Questo lascerebbe a Kiev un buon margine di manovra per determinare la fine del conflitto. Secondo uno dei suoi comandanti, l’esercito ucraino avrebbe a disposizione una finestra di circa sei mesi per riottenere l’iniziativa sul campo e conquistare così una posizione migliore al futuro e definitivo tavolo negoziale.

Il desiderio di uscirne il prima possibile potrebbe altresì derivare dagli ostacoli che l’Ucraina sta trovando nell’accesso all’Unione Europea. Per diventare membro UE occorre implementare le riforme giudiziarie e quelle finanziarie, ma occorre pure il voto unanime degli Stati già membri, molti dei quali sono preoccupati dalla prospettive di prendersi in casa un Paese che è in bancarotta ed è spaccato da un fronte che ne taglia via un quinto del territorio.

Ottimismo eccessivo

Budanov ha anche detto di attendersi che presto una delegazione statunitense visiti sia Kiev che Mosca. Forse parla contando sui contatti personali che ha in America, e in effetti Trump ha dichiarato che potrà tornare a dedicarsi all’Ucraina, ora che uno schema di accordo con l’Iran è ormai imbastito. L’analista politico Volodymyr Fesenko si chiede se Budanov sappia qualcosa che noi non sappiamo. Si mostra infatti estremamente sicuro e fiducioso nei negoziati e nella fine delle ostilità entro novembre. Perché sbandierare un ottimismo del genere? Per Fesenko potrebbe essere un modo per tenere alto il morale della società – ammesso che Budanov non persegua determinati interessi personali – ma col rischio di far nuovamente sperimentare agli ucraini le delusioni già avute in passato con le promesse di vittoria totale, di ritorno trionfante in Crimea e così via.

Promesse e sondaggi

Stavolta l’opinione pubblica potrebbe non perdonare un altro fallimento dopo le promesse eclatanti. Per lui l’immagine pubblica rappresenta un elemento fondamentale nella “battaglia dell’informazione” contro Mosca e il suo stile di comunicazione è sempre stato sobrio e quasi enigmatico. Inoltre, la sua figura è proprio legata al concetto stesso di negoziati, avendo già trattato scambi di prigionieri quando ancora guidava il GUR, il servizio di intelligence che risponde al Ministero della Difesa. Come capo di quell’agenzia ha anche effettuato contro la Russia sabotaggi delle infrastrutture, atti terroristici contro installazioni civili e assassinii, ma pure per questo gode del favore di una parte della cittadinanza ucraina.

Zelensky lo ha scelto per sostituire il suo braccio destro Yermak, travolto dallo scandalo di corruzione che sta ancora scuotendo ministeri e palazzi del potere a Kiev. In questo modo il gradimento crescente di Budanov aiuta in qualche modo quello calante del presidente ucraino, per esempio sottraendo consensi all’altro grande rivale, l’ex comandante delle Forze armate Valery Zaluzhny, oggi ambasciatore a Londra. Sembra che chi in Ucraina voglia una modifica profonda che inizi con la rimozione di Zelensky tifi per Zaluzhny, mentre chi preferisce un approccio più graduale al cambiamento stia con Budanov. Quest’ultimo al sopraccitato forum sulla sicurezza ha invitato a unirsi intorno alla “verticale del potere” del presidente. In altri termini, non ha esortato a fare quadrato attorno a Zelensky, ma a raggrupparsi intorno a quella verticale della quale lui occupa formalmente il secondo posto.

Martin King
Martin King

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