Dicono a Londra: le garanzie europee per Kiev hanno poco senso e l’esercito britannico è troppo debole

Dicono a Londra: le garanzie europee per Kiev hanno poco senso e l’esercito britannico è troppo debole

10 Gennaio 2026 0

A latere delle splendide dichiarazioni di intenti dei leader europei vi sono i commenti degli esperti, i quali smontano tale narrativa coi fatti e col ragionamento. E si tratta di analisti occidentali, anzi inglesi, che non parteggiano di sicuro per la Russia, ma che vedono la realtà in modo lucido e non attraverso la lente deformante di desideri non realistici.

Le garanzie “robuste” e il sospetto di ripensamenti americani

Il 6 gennaio la Coalizione dei Volenterosi si è radunata per firmare l’accordo che contiene le “Robuste garanzie di sicurezza per una pace solida e duratura”, tanto agognate da Zelensky, egli stesso presente all’evento. Insieme a lui, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer hanno siglato la cosiddetta Dichiarazione di Parigi, approvata anche dagli USA. Dopo tante insistenze, Trump infatti ha finalmente offerto la copertura e il supporto militare all’iniziativa europea di dislocare truppe sul campo per proteggere in futuro Kiev e il cessate-il-fuoco.

Sono già arrivate critiche a questo accordo soprattutto da parte inglese. Sul Times il giornalista e saggista Edward Lucas, in passato editorialista dell’Economist, delinea con amara ironia le premesse fallaci dei piani europei. I britannici, spiega, non hanno abbastanza soldati per difendere da un nemico molto più determinato di loro una tregua che ancora non è stata siglata in vista di un accordo di pace che non c’è e che verrà garantito dalla grande potenza alleata, gli USA, i quali di fatto non sono più alleati dell’Europa. Concorda l’ex segretario alla Difesa Ben Wallace, che invita a non illudersi che Trump voglia implementare davvero il supporto promesso, perché in realtà ritiene che Kiev sia nella sfera di influenza russa. E questo Putin lo sa bene, quindi non sente alcuna deterrenza da parte dei Volenterosi e non sottostarà alle loro regole.

Londra, pochi soldi e pochi soldati

I due esperti evidenziamo ognuno a modo suo i confronti impietosi col passato. Durante la Guerra Fredda, il Regno Unito era davvero una potenza mondiale sotto vari aspetti. C’erano 50mila soldati di Sua Maestà a presidiare la Germania Ovest, insieme a 200mila e a 300mila americani. Oggi Londra potrebbe dispiegare in Ucraina al massimo 25mila uomini, con equipaggiamento e armamenti che si esaurirebbero in pochi giorni in caso di scontro aperto, peraltro su un territorio che è due volte e mezzo quello tedesco occidentale.

E i britannici se lo potrebbe davvero permettere finanziariamente e politicamente, considerando che in Estonia l’unità dislocata è di appena 500 uomini e che vi sarebbero altre enormi spese da sostenere? Se lo chiede l’ex ministro Wallace, secondo cui se Londra non mostra la necessaria determinazione politica e non trova il modo di destinare cifre maggiori alle Forze armate, i progetti relativi all’Ucraina falliranno. Al contrario della Germania, asserisce, l’unica nel terzetto dei Paesi principali che compongono la Coalizione dei Volenterosi disposta a investire molto di più negli armamenti. Insomma, questa è “la coalizione dei riluttanti a finanziare”, commenta Wallace.

Ascesa e declino dell’esercito britannico

Se Londra vuole mantenere la sua autorità morale per guidare l’iniziativa deve dare molto di più anche in termini numerici di soldati. E invece Starmer parla solo di qualche centro logistico, sedi divisionali col compito di sostenere la protezione delle infrastrutture e degli arsenali ucraini. Condivide dubbi e pessimismo sull’esercito britannico Ben Barry, a suo tempo generale di brigata e oggi scrittore e collaboratore dell’International Institute for Strategic Studies.

Il suo ultimo libro è particolarmente eloquente già nel titolo: “Ascesa e caduta dell’esercito britannico, 1975-2025”. Illustra come le capacità e la potenza britanniche siano scesa al livello attuale dopo il poderoso incremento di quantità e qualità grazie al governo Thatcher e dopo le grandi operazioni in Irlanda del Nord, nella Falkland, nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan e così via. Oggi l’esercito si è più che dimezzato ed è scarsamente addestrato all’eventualità di un conflitto ad alta intensità contro Mosca. Secondo Berry, lo sarebbe pure per una missione a scopo delimitato come quella della Coalizione dei Volenterosi.

Voto parlamentare sul dispiegamento delle truppe

La Germania però si è lasciata una porticina aperta per evitare di dover mandare i propri uomini in Ucraina. Il cancelliere Merz ha infatti detto che il dispiegamento delle truppe avverrebbe solo con un voto parlamentare. Dunque Berlino per adesso ci mette i soldi, forse, ma per i soldati se ne riparla più avanti… Anche Starmer dice che occorrerà l’approvazione delle Camere, ma lo dice per rassicurare gli scettici, essendo probabilmente convinto che il voto alla fine sarebbe favorevole. In realtà un precedente negativo c’è stato già nel 2013 a danno dei piani di Cameron di partecipare agli attacchi contro la Siria di Assad.

E oggi alcuni politici comunicano già che voteranno contro. Anzitutto Nigel Farage, secondo cui mancano appunto uomini e mezzi per un’operazione di tale portata, alla quale parteciperebbero alla fine solo francesi e inglesi per una specie di Armata britannica del Reno in versione moderna. Il British Army of the Rhine (BAOR) infatti era la forza di occupazione britannica in Germania Ovest.

Obiettivi legittimi per la Russia

Ci si chiede poi con inquietudine quali debbano essere le regole di ingaggio per i soldati dei Volenterosi che saranno dispiegati in Ucraina. Come ci si aspetta che reagiranno se ad esempio un drone russo colpisce uno di loro oppure se gli ucraini decidono di assaltare una postazione russa? Il rischio che si inneschi rapidamente l’escalation con Mosca è alto ed è una prospettiva che piace pochissimo. Secondo i suddetti esperti, Putin invece è disposto a rischiare e ascolta solamente chi ha la forza. Per Wallace è chiaro che il Cremlino non prende in seria considerazione il governo inglese, perché “ha preferito spendere nel welfare invece che nella difesa e nella sicurezza per almeno 30 anni”.

La posizione di Mosca comunque è nota già adesso: quanto firmato a Parigi non è rivolto alla ricerca della pace, ma a un’ulteriore militarizzazione di Kiev e a un’escalation del conflitto. La portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova ha infatti specificato che le “qualunque forza militare occidentale dislocata in Ucraina a seguito di accordi postbellici di sicurezza sarà considerata come legittimo obiettivo militare.

Martin King
Martin King

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