I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

1980-2022, continua il massacro dei curdi. Ivanian: “Oggi Ankara è la zampa di gatto della Nato, il suo strumento per diffondere destabilizzazione e caos”

Dopo una lunga ed estenuante trattativa, la Turchia ritira il suo veto e da il via libera all’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. Alla fine Erdogan ha ottenuto da Helsinki e Stoccolma ciò che chiedeva: il pieno sostegno contro quelle che ritiene delle minacce alla sua sicurezza nazionale. Una vittoria suggellata in un memorandum trilaterale, firmato lo scorso 28 giugno dai  ministri degli Esteri delle tre nazioni, con il quale si stabilisce l’impegno dei due Paesi scandinavi a consegnare alla Turchia i militanti curdi ricercati, a sospendere il sostegno alle Ypg e il Pyd, rispettivamente braccio armato e politico dei curdi siriani, e revocare l’embargo alle esportazioni di armi in Turchia. Un divieto imposto nell’ottobre 2019, proprio in risposta all’operazione militare turca “Sorgente di pace”, nel Nord della Siria, che provocò centinaia di morti e oltre 150mila nuovi sfollati. La solidarietà offerta al popolo curdo anche in quell’occasione dai governi dei due Paesi, si è sbriciolata con il tratto di penna apposto sulle tre pagine del documento. Quello stesso popolo che ha difeso la sicurezza dell’Occidente dalla tracotante minaccia dei terroristi del Daesh, abbandonato al proprio destino dagli Usa di Trump già durante l’occupazione di Afrin (la città del nord-ovest della Siria dell’omonimo cantone curdo della regione autonoma del Rojava), ora si trova a volgere lo sguardo verso Iran, Russia e Damasco per la sicurezza sua e del proprio territorio.  Abbiamo sentito Hasan Ivanian, un cristiano curdo membro dell’Organizzazione per i diritti umani di Afrin, che dal 2018 vive da sfollato nelle campagne di Aleppo, proprio a seguito dell’occupazione turca di Afrin. Nelle sue personali considerazioni, taglienti, urticanti, che rasentano quasi la censura, non c’è solo tutta l’amarezza e la delusione per quel che considerano l’ennesimo tradimento dell’Occidente e della Nato, ma  emerge tutto l’orgoglio di un popolo che non si piega neanche dopo una pesante sconfitta.

Quali sono gli umori e le reazioni dei curdi alla notizia di questi giorni, vi sentite in qualche modo minacciati?

«Niente affatto. Questo maniera di procedere rafforzerà solo la nostra alleanza con Russia e Iran. La Turchia di Erdogan, appoggiata dalla Nato, sta dietro a tutte le atrocità subite dai siriani, dai curdi e da una parte del mondo arabo, soprattutto dopo il deflagrare di quell’assurdità della Primavera araba,  nel corso della quale Ankara ha sostenuto terroristi islamisti e criminali comuni, descrivendoli come oppositori. L’occupazione ottomana della Siria e dei Paesi arabi è durata 400 anni e i turchi non hanno contribuito neanche alla produzione di un ago, né fornito un servizio alla società o un’invenzione che abbia portato vantaggi all’umanità. Piuttosto, hanno creato arretratezza e tutte quelle ridicole usanze che abbiamo ereditato dagli ottomani. I curdi vengono massacrati dalla Turchia e dalla Nato dal 1980. Avete mai sentito parlare di un’altra nazione al di fuori della Turchia che vieta a 20 milioni di persone (la stima è di 14mln di curdi, ndr) di usare la propria lingua? Oggi Ankara è la zampa di gatto della Nato, il suo strumento per diffondere destabilizzazione e caos».

E’ un fatto che da undici anni siete costretti a convivere con la guerra e con tutto quel che essa comporta, ma non crede di esagerare usando questi toni?

«L’Alleanza atlantica è un asse del male. Ha distrutto Siria, Iraq e Libia riversando nei loro territori terroristi islamici provenienti dall’Occidente, per poi incolpare Assad di tutto. Oggi l’Ucraina è la loro prossima vittima. E ora stanno progettando una Nato in Medio Oriente per combattere la Russia e l’Iran. C’è un’ipocrisia diffusa, i diritti umani vengono usati dall’Occidente come cavallo di Troia per destabilizzare i Paesi che si oppongono alla Nato. Eravamo felici prima della guerra, ma una volta che i terroristi sono arrivati in Siria attraverso la Turchia, la popolazione è dovuta fuggire dalla propria terra. E quando l’Europa ha preso abbastanza manodopera dalla Siria tramite Erdogan, ha sigillato i suoi confini lasciando i siriani suoi ostaggi e lui li ha usati come mercenari e per servire le agende della Nato».

Ankara minaccia nuove incursioni nella vostra regione. Teme che si verifichi di nuovo  quanto avvenuto nel recente passato?

La Turchia non attaccherà direttamente grazie al rifiuto russo e iraniano. Ora se Teheran dovesse avvertire un imminente pericolo per la popolazione sciita, si tratta di circa 300mila persone che vivono nelle città di Nubbul e Zara a venti chilometri a nord di Aleppo, non esiterebbe a intervenire in loro difesa. E la Russia potrebbe non tollerare un tale sviluppo. Israele, Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania stanno creando una Nato in salsa mediorientale per assediare Iran, Iraq e Siria. Piuttosto che parlare di un attacco diretto, ritengo più plausibile un aumento di omicidi di politici curdi, attraverso l’uso di droni sia in Siria che in Iraq. Erdogan tenderà a reprimere esponenti del partito curdo HDP in Turchia e successivamente dei partiti di opposizione, questo quanto meno prima delle elezioni». 

Ritiene, quindi, che i negoziati tra Russia e Turchia per un cessate il fuoco in Ucraina possano subire un arresto?

«Sì, perché vogliono usare la Turchia insieme ad Alqaeda per cacciare la Russia dalla Siria. Guardi cosa hanno fatto con la Libia di Gheddafi. Voglio aggiungere che oggi i siriani presenti in Turchia sono trattati da animali e se attraverso un intervento dell’Onu permetteranno loro di tornare nelle proprie città, dovranno farlo senza timori per la loro sicurezza e in condizioni economiche migliori, soprattutto nelle aree controllate dal governo, dove il salario di un insegnante si aggira intorno ai 20/25 dollari al mese, che non bastano neanche per comprare un paio di scarpe». 

Condividi questo post

Nasce a Palermo. Laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli studi del capoluogo siciliano, master in Giornalismo e comunicazione pubblica istituzionale, è giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera di giornalista, scrivendo di sprechi, inadempienze nella Pa e di temi ambientali per il Quotidiano di Sicilia, ha collaborato per alcuni anni col Giornale di Sicilia, svolto inchieste e approfondimenti su crisi libica e questione curda per Left, per poi collaborare alle pagine Attualità e Mondo di Avvenire, dove si è occupata di crisi arabo-siriana e di terrorismo internazionale. Ha collaborato col programma Today Tv 2000, l’approfondimento dedicato all’attualità internazionale. Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano nel 2017.

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password