Zelensky sgrida l’Europa a Davos e se la prende un po’ con tutti
Sgridata di Zelensky all’Europa in un discorso che ha irritato diversi soggetti nel mondo. Quello di giovedì è stato un rimprovero inedito per i toni aspri, anzi feroci, che il presidente ucraino ha usato per “stimolare all’azione” i suoi principali – forse gli ultimi – alleati politici e sostenitori finanziari. Magari intendeva “solamente” esortarli a fare di più, ma ne è uscita una tirata che ha lasciato allibita la stampa internazionale.
Il giorno della marmotta
Sul palco dello World Economic Forum, Zelensky ha esordito con una citazione hollywoodiana. Ha descritto la realtà sua e dell’Ucraina come il “giorno della marmotta” su cui è incentrato il celebre film “Ricomincio da capo” del 1993. Tutto quanto si ripete per anni senza cambiamenti, giorno dopo giorno. E ciascun forum come questo ne è la prova. Soltanto l’anno scorso, qui a Davos, terminai il mio discorso con le parole: ‘L’Europa deve sapere come difendere sé stessa’. Un anno è passato e niente è cambiato. Evidentemente al presidente ucraino l’Europa sta molto a cuore. È altruista, si preoccupa per noi. Ci invita ad essere coraggiosi e ad agire, perché nessuna disputa intellettuale può fermare le guerre. Spiegherà cosa dobbiamo fare nel prosieguo del suo discorso, che termina con un altro accenno alla commedia di Bill Murray: Senza azione adesso non ci sarà futuro. Fermiamo questo ‘giorno della marmotta’.
Caleidoscopio e insalata
Zelensky lo dice apertamente: l’Europa difetta di volontà politica nel contrastare il presidente russo. I leader europei fanno tante chiacchiere senza costrutto e perdono tempo a battibeccare fra di loro su questioni interne. Il senso che affiora dalle sue parole è proprio questo ed è schermato da un velo quasi invisibile di oratoria. Insomma, non le cose più carine da pronunciare davanti a una platea mondiale, nei confronti di chi spende miliardi dei propri contribuenti per tenere in piedi il presidente ucraino e il suo apparato statale e militare. Invece di combattere uniti e determinati contro la Russia, afferma, questi europei si mettono gli uni contro gli altri, con troppi leader e troppi partiti che trattengono l’Europa in una dimensione di caleidoscopio bellissimo ma frammentato di piccole e medie potenze.
Il Vecchio Continente potrebbe diventare “una vera potenza globale” e “assumere la guida nella difesa della libertà in tutto il mondo”. E invece si perde provando a convincere Trump a cambiare – ma non cambierà, dice Zelensky – “mentre l’attenzione dell’America si sta rivolgendo altrove”. Non cogliendo l’opportunità di essere una grande potenza insieme agli ucraini, gli europei rimangono solo un’insalata di piccole e medie potenze condita coi nemici dell’Europa.
Grazie Ursula, grazie Antonio
Dunque il presidente ucraino ritiene che Kiev sia già pienamente in Europa. Infatti parla quasi sempre al plurale: Quando siamo uniti, siamo invincibili. E dobbiamo finalmente fare qualcosa per consegnare alla giustizia il presidente russo. Vedete, Trump ha agito in Venezuela e ora Maduro è sotto processo a New York. Putin invece è ancora a piede libero, anzi riesce persino a dire la sua sui beni russi bloccati in Europa. Meno male che la UE li ha congelati a tempo indefinito, sospira Zelensky, che esprime la sua gratitudine così: grazie Ursula, grazie Antonio e a tutti i leader che sono stati di aiuto. Al ringraziamento verso di lei verso Costa, la presidente della Commissione ha ribadito l’impegno della UE e quello personale dei suoi vertici, aggiungendo contrita: sappiamo che il nostro sacrificio non sarà mai pari a quello della gente ucraina. E perché mai dovrebbe esserlo, viene da chiedersi…
Ignavi
Il presidente ucraino ringrazia, ma prosegue bollando gli europei come degli ignavi che evitano di prendere l’iniziativa. In realtà evitano di far scoppiare la Terza Guerra mondiale in casa propria, ma a Zelensky interessa solo rafforzare il muro contro la Russia, tirando in ballo l’ipotesi che Mosca attacchi un giorno Lituania o Polonia. Ipotesi che non sta in piedi sotto nessun punto di vista, considerando altresì che i media occidentali descrivono l’esercito russo come incapace e scarsamente attrezzato. Ma Zelensky vuole pungolare gli europei a fare di più e dare di più. Per il suo Paese e per lui – si intende – sebbene dica che è nell’interesse futuro dell’Europa. Infine ridicolizza apertamente la missione in Groenlandia: a che serve mandarci 30 o 40 soldati? Che messaggio mandate e a chi? A Putin, forse? Alla Cina? E alla Danimarca chi ci pensa? Si chiede altruisticamente Zelensky…
Ha fatto arrabbiare un po’ tutti
Il bello è che alla fine ha pure ricevuto una standing ovation dalla sala. Nei loro titoli i media occidentali hanno comunque sottolineato l’eccezionalità dei toni usati e il contenuto del rimprovero. Per il francese Le Monde Zelensky “stronca la UE”, mentre i britannici Guardian e Independent parlano di un presidente ucraino che “si scaglia contro l’Europa” in un “discorso impetuoso”. In America, Washington Post e CNN riferiscono di uno Zelensky “critico verso l’Europa” con un “discorso feroce”.
Zelensky ha citato anche altri soggetti in maniera poco diplomatica per essere una capo di Stato di fronte a una platea mondiale. Se l’è presa col governo iraniano, colpevole di essere alleato della Russia e di uccidere migliaia di manifestanti innocenti pur di restare al potere. Il ministro degli Esteri iraniano replica: Il mondo ne ha abbastanza di clown confusi, signor Zelensky, sottolineando come quest’ultimo stia risucchiando i mezzi dei contribuenti europei e americani “per riempiere le tasche dei suoi generali corrotti”. E davanti alle stragi in Iran l’Europa protesta senza offrire nessun aiuto concreto, accusa il presidente ucraino, che fa pure un parallelo con quanto accaduto nel 2020 in Bielorussia, altro Paese alleato della Russia.
Poi se la prende con la Cina, rea di aiutare effettivamente la Russia così come fanno certe aziende europee, americane e taiwanesi. Insomma ne ha per tutti, anche per Taiwan che vende a Mosca componenti elettronici per fabbricare missili. E infine Orbán: Ogni “Viktor” che campa coi soldi europei mentre cerca di svendere gli interessi europei merita uno schiaffo sulla testa. Il premier magiaro risponde: daremo ancora assistenza umanitaria al popolo ucraino nonostante “gli insulti scelti con cura” dal suo presidente, ma non daremo mai aiuti militari. E soprattutto la vita stessa sistemerà il resto e ognuno avrà quello che si merita.

Libero pensatore. Ha seguito percorsi di studio umanistici per poi dedicarsi all’approfondimento della politica italiana sia dal punto di vista sia antropologico sia di costume. Ha operato come spin doctor


