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Venezuela: Washington dà il permesso all’export di petrolio. Segnali positivi anche dalla Colombia

Sono partite le prime navi cargo che porteranno in Europa il greggio venezuelano. Messo l’embargo al petrolio di Mosca, il Dipartimento di Stato americano ha dovuto togliere dopo due anni quello su Caracas, per permettere ai Paesi europei di coprire parzialmente il deficit energetico che si va pericolosamente delineando. Attualmente il problema è a livello globale: l’ex segretario generale dell’OPEC Mohammed Barkindo (deceduto pochi giorni fa) aveva dichiarato che consentire maggiori forniture dal Venezuela e dall’Iran potrebbe servire ad alleviare la carenza mondiale. A giugno il Venezuela ha ripreso a esportare verso l’Asia. Il permesso dato da Washington, con cui Caracas compensa i debiti a fronte delle forniture petrolifere, rappresenta anche un primo passo per migliorare le relazioni con il governo di Nicolás Maduro. Un’altra speranza di Biden – per il momento andata delusa – è quella di favorire il rilascio dei cittadini americani detenuti in Venezuela. A beneficiare degli invii di greggio verso l’Europa sono la spagnola Repsol e l’italiana ENI, che in Venezuela ha diversi progetti sia onshore che offshore in partecipazione con la PDVSA, la compagnia petrolifera statale venezuelana: esplorazione, produzione e sviluppo di oil&gas nel golfo di Paria, nella Faja Petrolifera dell’Orinoco e nel golfo del Venezuela. Pure l’americana Citgo Petroleum, compagnia di raffinazione e trasporto appartenemente alla PDVSA, si è detta pronta a riprendere le importazioni dal Venezuela se Washington darà l’okay.

Si riallacciano i contatti anche con la vicina Colombia, dopo gli annunci fatti dal presidente eletto Gustavo Petro, che entrerà in carica ad agosto. Petro ha informato il governo venezuelano che non appena assumerà l’ufficio riaprirà la frontiera, al fine di ristabilire il pieno esercizio dei diritti umani. Maduro ha confermato la comunicazione di Petro e ha detto che stanno dialogando sulla questione della normalizzazione della situazione ai confini e su altre istanze relative alla pace e al futuro prospero di entrambi i popoli. A partire dal 2015 il confine fra i due Paesi è stato chiuso con fasi alterne di “impermeabilità” dei punti di passaggio, ma con la costante e drammatica riduzione degli scambi commerciali e un aumento delle tensioni sociali. A Maduro Petro ha altresì comunicato l’intenzione di passare a Caracas la gestione della Monómeros Colombo Venezolanos S.A., azienda produttrice di fertilizzanti e di altri articoli chimici per l’agricoltura. L’obiettivo della cessione è ridurre il prezzo dei fertilizzanti e aumentare quindi il volume della produzione agricola colombiana. La Monómeros ha sede a Barranquilla, in Colombia, ma appartiene alla compagnia statale petrolchimica venezuale Pequiven, filiale della succitata PDVSA. Petro ha accusato il presidente uscente Iván Duque di aver provocato con il suo atteggiamento verso la Monómeros perdite di materie prime fondamentali e di conseguenza di aver danneggiato l’agricoltura del Paese.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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