Vantaggi per due, rischi per tutti: Ucraina come fabbrica di armi di un’Europa che spinge per la guerra

Vantaggi per due, rischi per tutti: Ucraina come fabbrica di armi di un’Europa che spinge per la guerra

3 Agosto 2025 0

Cresce in Ucraina la produzione di armamenti da parte delle compagnie nazionali e di quelle occidentali che vi aprono filiali. Entrambe le parti ottengono vantaggi: Kiev aumenta più rapidamente la sua potenza di fuoco, mentre le Difese europee traggono indirettamente nozioni pratiche dal campo di battaglia. Anche lo svantaggio è comune, ed è quello di fare passi decisi nella direzione di un catastrofico scontro totale con Mosca.

Reciprocamente profittevole

Le aziende di armamenti dei Paesi NATO stanno aprendo filiali sul territorio ucraino, da sole o in progetti congiunti coi partner locali. Il guadagno che deriva dalle commesse governative è garantito, così come gli ucraini vedono diminuire le tempistiche di consegna degli aiuti militari. Le armi e le munizioni che l’Occidente promette vengono infatti prodotti da loro: un’assistenza più a portata di mano di questa non vi può essere. Viene definita infatti come una soluzione win-win, nella quale entrambe le parti sono vincitrici. Gli ucraini hanno appunto le armi in modo rapido e garantito; gli europei accumulano esperienza grazie ad armamenti testati sul campo contro un nemico alla pari o forse superiore e soprattutto nelle condizioni effettive di “guerra moderna”.

L’Occidente si prepara a un grande conflitto

Come scrive il portale tedesco-americano Business Insider, l’Occidente si sta preparando per un conflitto serio, come potrebbe esserlo una guerra fra Russia e NATO o uno scontro fra USA e Cina. Per la guerra moderna servono molte armi e munizioni, molte più di quanto si pensasse fino a qualche anno fa, quando gli esperti esaltavano l’altissima tecnologia come mezzo vincente del futuro. Oggi invece il volume conta di più e l’Europa ha capito di non avere abbastanza munizioni.

La premier danese Mette Frederiksen ha detto qualche mese fa che è un problema se un Paese in guerra può produrre più rapidamente di tutti quanti gli altri europei. Ha aggiunto: Non sto dicendo che siamo in tempo di guerra, ma non possiamo più nemmeno dire che siamo in tempo di pace. Quindi dobbiamo cambiare la nostra mentalità. Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha avvertito che Mosca in tre mesi è in grado di fabbricare il numero di proiettili che l’Alleanza fa in un anno. Ma i russi non avevano finito le scorte? Eppure il mainstream dice sempre che la Russia ormai è al collasso…

Lo schema danese

Viene chiamato lo schema “danese”, perché ideato e applicato per primo da Copenhagen. Consiste nell’acquistare gli armamenti che il governo destina all’Ucraina direttamente dai produttori ucraini. In questo modo la velocità di consegna all’esercito di Kiev è massima e i costi generali si abbassano notevolmente. Un’altra prerogativa è appunto l’immediata applicazione sul campo. Se qualcosa va storto o è da riparare, si può intervenire subito perché il produttore è ucraino e dunque territorialmente vicino al pezzo in questione. E sia che tutto vada come previsto oppure che qualcosa vada storto e sia da migliorare, l’azienda occidentale detentrice del progetto può fare le sue modifiche in base alla risposta effettiva vista in un combattimento vero.

L’Europa ha bisogno di imparare

Sulla guerra moderna i produttori di armi e le Forze armate dei Paesi europei hanno bisogno di imparare molte cose ancora. Il conflitto in Ucraina è diventato il poligono perfetto per testare le armi occidentali e per sperimentare nuove tattiche, migliorare quelle tradizionali e addestrare gli uomini in modo specifico. La Russia sta effettuando questo ciclo di prima mano, ricavandone vantaggi strategici. Così oggi ii Paesi della NATO si sentono indietro. Lo ammette il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen: Penso che abbiamo molto da imparare in Ucraina. Egli vorrebbe che l’industria della difesa danese apprenda le “lezioni ricevute dalle compagnie della difesa ucraine” e le trasferisca a Copenhagen.

Ne parla anche Kuldar Väärsi, amministratore delegato della Milrem Robotics, azienda estone che produce sistemi d’arma robotici già dislocati sul campo di battaglia. Spiega che la sua compagnia lavora in contatto diretto coi colleghi di Kiev per tenere i propri sistemi al passo e per migliorare l’equipaggiamento della difesa europea. Secondo lui, l’Europa deve imparare dall’industria ucraina ciò che funziona, ciò che non funziona, ciò che dev’essere cambiato.

Gli stipendieremo pure i soldati?

Certo, un aiuto ancor più diretto consisterebbe nell’invio delle truppe europee al fronte, ma è un’eventualità che nessuno ha ancora realmente considerato in termini pratici. Ed è meglio così. Ma Zelensky non smette mai di tirare i governi europei per la giacca aumentandone in un modo o nell’altro il coinvolgimento nel conflitto. Ora ha in programma di chiedere loro di finanziare l’incremento di stipendio delle truppe ucraine. In questo modo verrebbe alleggerito il peso sul bilancio statale. E con qualche grivna in più Kiev spera di invogliare i cittadini a non disertare, evitando così gli episodi più brutali e spiacevoli di coercizione che si verificano regolarmente con la mobilitazione forzata.

Ai suoi partner occidentali Zelensky espone un ragionamento che crede ferreo: In passato gli europei hanno rifiutato di concedere aiuti economici per gli stipendi del nostro personale militare, ma li hanno dati soltanto per le armi. Ora i nostri uomini in servizi possono essere loro stessi le armi che proteggeranno tutti quanti.

Martin King
Martin King

Iscriviti alla newsletter di StrumentiPolitici