Kiev vorrebbe che i Paesi europei finanziassero direttamente l’esercito ucraino
Kiev vorrebbe che i Paesi europei di NATO e UE finanziassero direttamente le sue Forze armate già a partire dal prossimo anno. Dunque non più assistenza militare sotto forma di cessione o vendita di armamenti: nel prossimo futuro gli stipendi e gli approvvigionamenti dei soldati ucraini dovranno provenire concretamente dai governi europei.
Il vertice in Canada
A descrivere tale visione del rapporto fra Europa ed esercito di Kiev è stato qualche giorno fa il ministro delle Finanze ucraino Serhii Marchenko. Ne ha parlato a Banff, in Canada, dove si sono riuniti i ministri suoi omologhi dei Paesi del G7, oltre ai governatori delle Banche centrali e i rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale, dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale, del Consiglio per la Stabilità finanziaria e del Gruppo della Banca mondiale.
L’idea
L’idea avanzata da Marchenko è quella di un nuovo schema di supporto occidentale per il suo Paese. I “partner” europei aiuteranno a finanziare le Forze armate ucraine integrandole nel sistema difensivo del Vecchio Continente. Secondo lui, la minaccia russa contro tutta l’Europa è tale che i vari Stati non dovrebbero focalizzarsi soltanto nel rinforzare singolarmente i propri eserciti, ma farebbero meglio a dedicare più attenzione e mezzi a quello ucraino. Fino ad oggi, i Paesi europei lo hanno sostenuto con armi e fondi raccolti e distribuiti tramite programmi appositi e coi relativi pacchetti approvati da Bruxelles. Marchenko desidera il passo ulteriore, cioè finanziare in via diretta i soldati ucraini. Questo modello è secondo lui una maniera più pratica e rapida per rafforzare la difesa collettiva del blocco NATO continentale.
Basta poco, che ce vò?
Un piccolo sforzo condiviso che darà grandi vantaggi per tutti: il ministro ucraino sottolinea soprattutto il risparmio che i governi europei avrebbero nell’abbracciare la sua idea rispetto al continuare come hanno fatto finora. E li sollecita usando quasi il vecchio slogan di Giobbe Covatta: basta poco, che ce vò? Spinge tantissimo sul fatto che il costo di tale schema di finanziamento equivarrebbe a una piccola frazione del PIL combinato della UE. La somma, spiega, può essere suddivisa fra i Paesi che intendono partecipare. E potrebbe pure essere considerata come contributo per la difesa da conteggiare nel raggiungimento dell’obiettivo di spesa per la NATO.
Solo vantaggi!
Poi esalta i vantaggi per l’Europa. Oltre al suddetto risparmio, ci sarebbe un approfondimento dell’integrazione dell’esercito ucraino nel sistema collettivo di difesa europea. Ciò costituirebbe un “investimento nella stabilità continentale”. Il vantaggio strategico è che gli ucraini hanno dalla loro l’esperienza del combattimento coi russi, dice. Dunque tale sostegno non è una semplice scelta politica, ma una “necessità obiettiva” che preme su tutti: è il momento di agire oggi per essere forti domani, afferma sicuro. Integrare le Forze armate ucraine nella struttura militare europea eviterebbe un’ammissione formale di Kiev nella NATO e materialmente conviene di più rispetto a quanto sembrano voler attuare Paesi come Germania, Regno Unito e Polonia, cioè aumentare molto il proprio numero di soldati e la quantità degli armamenti. Per l’Ucraina il vantaggio è la stabilità finanziaria nel 2026 e anche dopo.
Senza gli alleati, Ucraina kaputt
D’altra parte, per l’Ucraina è proprio una necessità inderogabile: senza gli aiuti materiali occidentali la sua struttura statale non reggerebbe il peso dei debiti e delle spese. Negli ultimi tre anni ha ricevuto più di 133 miliardi di dollari in qualità di assistenza finanziaria internazionale, con cui ha pagato le pensioni, gli impiegati pubblici, i medici e così via. E se anche il conflitto si fermasse, il problema di fondo dell’Ucraina resterebbe. Già adesso i ministri di Zelensky pensano alla voragine nel bilancio del 2026. Fra i Paesi più generosi vi sono certamente il Canada e la Germania. A partire dal 2022 hanno dato rispettivamente 7,1 e 1,7 miliardi di dollari di supporto diretto, mentre per quello complessivo Berlino è dietro solamente a Washington come volume di aiuti, mentre il Canada è quinto in questa speciale classifica.
Il comunicato finale
A latere del summit dei leader finanziari, Marchenko ha incontrato il suo omologo tedesco Lars Klingbeil e quello canadese Francois-Philippe Champagne. Con loro ha discusso le condizioni dell’economia ucraina, l’impatto della guerra sulle finanze pubbliche di Kiev e le necessità del bilancio 2026. Ha detto di aver ricevuto dai colleghi occidentali “chiari segnali” di disponibilità a continuare in questo sostegno. Nel comunicato finale del vertice di Banff è stato inserito un capitoletto dedicato al tema e intitolato Support for Ukraine. Oltre alle consuete formule di condanna alla Russia, di elogio alla “immensa resilienza del popolo ucraino” e di “sostegno incrollabile” alla causa di Kiev da parte del G7, si evidenzia l’importanza di mobilitare il settore privato e di creare fiducia degli investitori con iniziative multilaterali e bilaterali. Insomma, servono soldi: il comunicato stima in 524 miliardi di dollari in dieci anni la cifra per la ricostruzione.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

