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Un gioco di poltrone fa perdere la speranza ai libici, si allontanano le elezioni e si avvicina l’ipotesi di un nuovo conflitto a Tripoli

Aumentano gli interrogativi sulle sorti del Governo libico di Unità Nazionale (GNU) di Abdel Hamid Al-Dabeibah dopo che la Camera dei Rappresentanti (HoR) ha annunciato per lunedì 7 e martedì 8 febbraio una sessione dedicata all’audizione dei candidati e all’elezione di un nuovo Primo Ministro. Sebbene le trattative tra il capo del Parlamento libico, Aguila Saleh, e l’attuale Primo Ministro stanno proseguendo in quello che sembra essere un gioco-forza per ottenere posizioni di leadership in un rimpasto di governo, la possibilità di una nuova fase di transizione sembra essere ancora più probabile. Tra coloro che hanno già presentato i propri fascicoli alla Camera spicca il nome dell’ex ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, soprattutto dopo la sua recente visita a Bengasi. L’ex ministro gode di un buon sostegno in Libia e all’estero, sebbene il suo avvicinamento al generale Khalifa Haftar e al capo della HoR, Aguila Salah, con cui aveva formato una lista scartata dai 75 membri del Libyan Political Dialogue Forum che hanno preferito la squadra di Dabeibah, lo hanno allontanato dalla capitale, ricevendo critiche anche da molti leader nella sua città natale Misurata. Dopo la burrascosa sessione parlamentare di martedì scorso, che ha registrato un ampio dibattito sulla legittimità dell’attuale governo dopo il 24 dicembre, l’HoR ha considerato scaduto il mandato del GNU secondo la decisione di marzo dello scorso anno, quando Dabeibah ha ottenuto la fiducia in aula nella città di Sirte.

L’inimicizia di Bashagha con le milizie e la cosiddetta Stability Support Agency dai tempi della sua “caccia ai serpenti” quando era titolare degli Interni, in aggiunta alle dichiarazioni di Dabeibah di voler cedere i poteri solamente ad un governo eletto, hanno rafforzato le ipotesi di un confronto sul campo o il ritorno alla coesistenza di due governi paralleli che riporterebbe la Libia indietro di diversi anni, all’epoca di Fayez al-Serraj e Abdullah Al-Thini. Aguila Salah ha fissato il 7 febbraio l’appuntamento con l’audizione dei candidati alla carica di Primo Ministro, e il giorno seguente l’HoR ne sceglierà uno, secondo quanto annunciato dal portavoce Abdullah Belhaq. Ovviamente Dabeibah potrebbe ripresentarsi, proponendo di cambiare cinque o sei ministeri chiave, ma il premier non sembra preoccuparsi troppo di ciò che avviene a Tobruk. Ha affermato che il governo continuerà a svolgere i suoi compiti fino al completamento delle elezioni, sottolineando di aver comunicato con la maggior parte dei partiti internazionali che respingerebbero – a suo dire – il nuovo periodo di transizione proposto dal presidente del ParlamentoQuest’ultimo invece invita la Comunità internazionale a farsi da parte ed avverte le Nazioni Unite dell’interferenze della Consigliere speciale Stephanie Williams, la cui figura tutt’altro che trasparente dopo aver concesso l’installazione di un Governo accusato di corruzione fin dalle manovre che hanno portato alla sua nomina, ha diviso ulteriormente il Consiglio di sicurezza. Basti pensare che il mandato di UNSMIL è stato prorogato di soli tre mesi a patto che un nuovo inviato in sostituzione del dimissionario Jan Kubis venga scelto il prima possibile. “L’opinione pubblica è già frustrata dalla posticipazione illimitata delle elezioni che rappresentavano la più grande speranza di andare avanti”. Ci spiega il candidato alle presidenziali, il professor Mayouf Amarif, aggiungendo che “la gente ha perso fiducia nei politici di tutti gli orientamenti, nonché nella Comunità internazionale che si è dimostrata ancora una volta incapace di condurre i libici alla fase successiva”. Riguardo ai politici, il professore dell’Università di Sabha afferma che “alcuni continuano a nutrire speranza verso il momento elettorale e continuano a combattere per andare al voto, molti vogliono far parte del nuovo esecutivo qualunque esso sia, mentre altri candidati presidenziali hanno gettato la spugna e sono tornati alla loro vita normale e alle proprie mansioni”.

Nel frattempo, una tempesta di speculazioni e domande circonda la visita di Fathi Bashagha a Bengasi alla vigilia della sessione parlamentare di lunedì scorso. Alcuni media arabi hanno riferito che 60 membri del Parlamento hanno approvato la guida dell’ex ministro dell’Interno di un nuovo esecutivo di transizione, che avrebbe già un nome pronto, quello di Governo della Stabilità. Altri intanto si sono aggiunti ai possibili candidati, il super riciclato ex vice di Al-Serraj, Ahmed Maiteeq, ed il giovane di Sirte, Marwan Abdullah Omeish. Altri ancora potrebbero sopraggiungere, considerando che c’è tempo fino a sabato pomeriggio per inoltrare le proprie carte all’ ufficio protocollo dell’HoR. Non solo la corruzione e lo spreco di denaro pubblico, sul capo di Abdel Hamid Al-Dabaiba pendono le accuse da più fronti per il fallimento del processo elettorale, facendo emergere la necessità di sostituire questo esecutivo attraverso un consenso libico che riunisce la Camera dei Rappresentanti e l’Alto Consiglio di Stato (HCS), come si legge in una dichiarazione degli sceicchi e dignitari delle regioni meridionali e occidentali di Tripoli. L’HCS, altro organo legislativo con funzione consultiva secondo il Libyan Political Agreement del 2015, non ha espresso alcuna riluttanza a modificare l’autorità esecutiva, salvo che questa procedura segua di pari passo altre strade concordate con il Parlamento – dopo una serie di incontri tra Meshri e Salah a Rabat – per la modifica della dichiarazione costituzionale anche attraverso una norma costituzionale condivisa, senza necessariamente passare per un referendum se adottata per un periodo di tempo determinato e necessario per riorganizzare il processo elettorale. Una decisione definitiva senza lavorare su una road map, con i suoi binari costituzionali, esecutivi, di sicurezza e di riconciliazione nazionale non è accettabile per i deputati guidati da Khaled Al-Meshri. Sulla possibilità di un nuovo Governo, l’intellettuale ed attivista politico Abdullah Othman, afferma: “Un detto libico dice non c’è niente di peggio dell’aglio che le palle di karar, una pianta che cresce nel deserto senza gusto, colore o odore alcuno. Nientemeno, credo che un Governo guidato da Fathi Bashagha sarà meno corrotto e avrà vita più lunga. Ma non è nell’interesse dei libici se vogliono cambiare questa classe politica corrotta indebolire il ruolo della Comunità internazionale in favore di coloro che sono attualmente sulla scena.” In altre parole, Abdullah Othman sostiene che “una soluzione sponsorizzata dalle Nazioni Unite per andare alle elezioni sarebbe più realistica. I due Consigli e i successivi governi inventeranno qualsiasi argomento per la loro sopravvivenza e corruzione. E potrebbero essere rovesciati soltanto da un’altra rivoluzione. In questo caso potremmo avere una seconda guerra civile. La nostra gente non fa differenza tra una rivoluzione in nome di un cambiamento in meglio e il rifiuto armato che conduce al caos nella maggior parte dei casi”. In particolare, analizzando gli scenari attuali, e i ricorsi storici, la nomina di un nuovo esecutivo “Oppure, potrebbe sfociare in una nuova avventura di Haftar basata sulla legittimità e su alcune alleanze con alcune forze che aveva combattuto durante la prima avventura. Haftar è poloticamente avventuroso per fare ciò”.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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