Ucraina: continua fra le polemiche la mobilitazione forzata, forse anche per le donne
La mobilitazione forzata in Ucraina è uno dei punti deboli dell’apparato militare ucraino: osteggiata dai cittadini, piagata dalla corruzione e dall’inefficienza, finora non ha risposto alle esigenze imposte dal conflitto. Lo ammette a chiare lettere il Kyiv Independent, che si chiede se le nuove regole in vigore da giugno influiranno sulla situazione, nel timore che persino le donne possano essere precettate e spedite al fronte.
Violenza dei reclutatori e contro i reclutatori
Gli atti di violenza compiuti dagli ufficiali dei Centri Territoriali di Reclutamento sono tristemente noti. In Rete e sui social circolano i video terribili delle retate con cui di fatto rapiscono gli uomini prendendoli dalla strada e caricandoli dentro i loro veicoli per condurli in caserma. È la pratica della cosiddetta “busificazione”, che si aggiunge ai casi di cittadini picchiati o lasciati morire per problemi di salute non considerati da chi voleva arruolarli. Sono sempre più frequenti pure i casi in cui i cittadini si ribellano e contrattaccano: nel 2022 erano state denunciate cinque aggressioni ai reclutatori, ma lo scorso anno sono state ben 341 e nei primi mesi del 2026 già 118. Come testimonia un ex comandante di plotone, molti ucraini vedono come veri e propri nemici gli ufficiali di reclutamento, che spesso sono soldati rimasti feriti in prima linea e quindi assegnati a compiti nelle retrovie.
Denunce dalla politica e dai militari stessi
Il deputato Andrii Osadchuk del partito Holos ha criticato i vertici nazionali per l’incapacità di dialogare con l’opinione pubblica riguardo ai problemi sollevati dal reclutamento e dalla mobilitazione. Fa molto comodo al governo non parlare di questioni delicate, dice, mentre nessuno osa fare domande in proposito a Zelensky, che è proprio il diretto responsabile per la mobilitazione. Lo stesso capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov aveva evidenziato qualche settimana fa le violazioni compiute dagli ufficiali del reclutamento e il “trattamento disumano” che talvolta i cittadini subiscono con l’arruolamento forzato.
Quest’ultimo però rimane una necessità “vitale” per il Paese, afferma l’ex capo dei servizi segreti, aggiungendo che è vi la terribile realtà di milioni di uomini che evitano di prestare il servizio militare in tempo di guerra. Esprime altresì una dura critica il comandante della Guardia Nazionale Oleksandr Pivnenko, secondo cui a un certo momento “qualcosa è andato storto” con la mobilitazione. I Centri di reclutamento vanno riformati, dice, senza tuttavia impiegarvi coloro che hanno svolto servizio in prima linea e hanno accumulato esperienza di combattimento.
L’Ucraina è in vicolo cieco: non può permettersi di rallentare il ritmo degli arruolamenti, ma chi li compie viene disprezzato dai suoi stessi connazionali e rischia la vita persino in territorio amico. Pivnenko ammette che non vi sono poi così tanti cittadini disposti ad andare in prima linea per difendere la patria, ma sottolinea come si tratti di una “tendenza globale e pan-europea”. Spiega che se i russi hanno già messo contro Kiev 700mila uomini sul campo, allora tale macchina da guerra sarà difficilissima da fermare. E alla fine “la guerra riguarderà tutti”, conclude.
Le riforme basteranno?
Il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha già avanzato i suoi piani di riforma, ma ha incontrato l’ostracismo dei militari e dei vertici politici. Non è comunque sicuro che i cambiamenti da lui proposti possano mettere fine alle odiose busificazioni e contemporaneamente incrementare le cifre dei volontari (anche stranieri), dando all’esercito il numero di uomini che occorre. L’elenco degli esentati resta ancora piuttosto lungo e ovviamente in molti cercano di rientrare nei suoi parametri: studenti a tempo pieno, genitori di famiglie numerose con figli minorenni o disabili, persone che accudiscono parenti malati e così via.
E naturalmente chi è malato egli stesso o inadatto fisicamente o mentalmente a fare il soldato, punto su cui si sono accumulati innumerevoli casi di errori burocratici e di corruzione. A maggio, per esempio, i servizi segreti dello SBU hanno arrestato il capo della commissione medica della città di Kropyvnytskyi, nell’Ucraina centrale, con l’accusa di vendere certificati di disabilità. Dunque è su questo aspetto che si concentrano gli sforzi del Ministero per rendere la procedura più certa e trasparente.
Si pensa a precettare le donne
La carenza di soldati ha portato a considerare l’ipotesi di applicare una mobilitazione al femminile. Il tema è tornato nel dibattito pubblico quando lo scorso aprile circa dieci donne hanno ricevuto per sbaglio la cartolina di precetto. Era però solo l’ultimo di una serie di casi, così ha cominciato a circolare la voce che la chiamata obbligatoria alle armi venisse effettuata “di nascosto” anche sulle donne. La maggioranza della popolazione è contraria, ma sono le ucraine già in servizio attivo a chiedere con maggior insistenza la coscrizione per tutte. Attualmente il 7% dell’esercito è composto di donne, delle quali 5mila impegnate in missioni di combattimento.
El País ha raccolto la testimonianza di Daria Dshk (è il suo nome di battaglia), che comanda le Arpie, un’unità di droni della Nona brigata di Sistemi senza pilota dell’esercito ucraino. Nel suo gruppo le donne pilotano i droni, mentre gli uomini svolgono i compiti di logistica. La Dhsk spiega di aver preso parte in passato a operazioni in prima linea e spiega che si tratta di missioni per le quali è adatto appena lo 0.001% delle donne. In poche parole, il combattimento in senso classico è una cosa da uomini.
Secondo lei è un bene che l’esercito ucraino stia diventando più “inclusivo”, ma a suo parere le donne dovrebbero arruolarsi soltanto come volontarie, non forzatamente, perché il loro ruolo naturale è fare bambini. Lei stessa ha due figlie e adduce come motivazione pratica la tragica crisi demografica del suo Paese, oltre al fatto che chi è reclutato a forza non ha stimoli a servire, anzi è pronto a disertare.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

