Tunisia: tra Maghreb e Mar Rosso, asse con Italia trasforma posizione geografica in infrastruttura strategica

Tunisia: tra Maghreb e Mar Rosso, asse con Italia trasforma posizione geografica in infrastruttura strategica

21 Settembre 2026 0

Il Mediterraneo centrale torna a essere un’area di interesse strategico mentre le tensioni lungo le principali direttrici marittime e le fratture geopolitiche del Nord Africa ridisegnano le catene logistiche tra Europa, Africa e Medio Oriente. In questo scenario, la relazione tra Italia e Tunisia dispone di alcuni strumenti concreti – dai collegamenti marittimi all’interconnessione elettrica Elmed, fino alla cooperazione sulla logistica e alla sicurezza alimentare – che possono contribuire a rafforzare il ruolo dei due Paesi come piattaforma di connessione tra le due sponde del Mediterraneo.

Algeria, Marocco e Sahara occidentale: gli equilibri del Maghreb cambiano

La rivalità tra Algeria e Marocco continua a pesare sull’assetto politico ed economico del Maghreb, mentre l’Algeria ha ulteriormente ampliato il fronte delle proprie tensioni diplomatiche. Il 10 settembre Algeri ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con gli Emirati Arabi Uniti, accusando Abu Dhabi di azioni definite “provocatorie o ostili”. Alla base della crisi vi sono, secondo fonti diplomatiche e ricostruzioni internazionali, divergenze su dossier che comprendono Sahara occidentale, Israele e Sahel.

Sul dossier sahariano, la frattura tra Algeria e Francia resta uno degli elementi di maggiore rilievo. Parigi ha formalizzato nel luglio 2024 il sostegno al piano marocchino di autonomia per il Sahara occidentale nell’ambito della sovranità del Marocco, provocando una dura reazione algerina. Nel maggio 2026 Francia e Marocco hanno inoltre preparato un nuovo trattato destinato a rafforzare la cooperazione bilaterale, anche nei settori della difesa, dell’aeronautica e della sicurezza.

La dinamica ha conseguenze che vanno oltre il confronto diplomatico. Il Marocco sta consolidando la propria posizione sulle rotte atlantiche e mediterranee attraverso infrastrutture come Tanger Med e i progetti legati a Dakhla, mentre l’Algeria punta a sviluppare una propria rete portuale e infrastrutturale. In questo contesto, la competizione regionale rende ancora più rilevante la ricerca di collegamenti alternativi e complementari nel Mediterraneo centrale.

Mar Rosso e Canale di Suez: le nuove incognite sulle rotte commerciali

A ciò si aggiunge la crescente instabilità del corridoio del Mar Rosso. Gli attacchi alle navi commerciali e le minacce alla navigazione attraverso Bab el Mandeb hanno modificato negli ultimi anni le strategie dei grandi operatori marittimi. Nel settembre 2026, tuttavia, il quadro non è univoco: Maersk e Hapag-Lloyd hanno annunciato la ripresa di quattro ulteriori servizi con transito attraverso il Canale di Suez, dopo precedenti riaperture della rotta. Le compagnie hanno sottolineato che l’evoluzione delle operazioni continuerà a dipendere dalla stabilità della regione.

La vulnerabilità del corridoio resta comunque evidente. Proprio il 17 settembre 2026 il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha annunciato la preparazione di una missione navale italiana per proteggere il traffico mercantile nel Bab el Mandeb, richiamando i rischi per i costi, i tempi di consegna e le infrastrutture sottomarine strategiche.

La crisi delle rotte orientali si intreccia con la crescente rilevanza del Corno d’Africa. Il porto di Berbera, in Somaliland, è diventato uno degli asset infrastrutturali più importanti dell’area grazie alla sua posizione all’ingresso meridionale del Golfo di Aden e agli investimenti di DP World. L’Etiopia continua inoltre a perseguire l’accesso portuale attraverso il Somaliland, in una partita che coinvolge anche Somalia, Egitto, Eritrea, Turchia ed Emirati Arabi Uniti.

Italia e Tunisia, un asse strategico nel Mediterraneo centrale

È in questa geografia frammentata che acquista interesse il posizionamento della Tunisia. Il Paese si trova a poche centinaia di chilometri dalla Sicilia, lungo una delle direttrici più brevi tra Europa e Nord Africa, ed è inserito nella rete produttiva euro-mediterranea attraverso una fitta presenza di imprese europee.

Nei primi otto mesi del 2026 l’interscambio commerciale italo-tunisino ha raggiunto 14,958 miliardi di dinari, circa 4,42 miliardi di euro, secondo gli ultimi dati dell’Istituto nazionale di statistica tunisino. Le esportazioni tunisine verso l’Italia sono salite a 7,535 miliardi di dinari, circa 2,23 miliardi di euro, mentre le importazioni dall’Italia hanno raggiunto 7,423 miliardi, circa 2,20 miliardi di euro. L’Italia si è così confermata il primo fornitore europeo della Tunisia, davanti alla Francia.

Il dato assume ulteriore rilievo se inserito nel quadro degli investimenti. Al Forum economico imprenditoriale Italia-Tunisia del giugno scorso, la premier tunisina Sarra Zaafrani Zenzri ha indicato in circa 20,5 miliardi di dinari, pari a circa 6,1 miliardi di euro, il valore dell’interscambio bilaterale nel 2025. Le imprese con investimenti italiani presenti in Tunisia erano oltre 1.072, per un volume complessivo di circa 3,7 miliardi di dinari, pari a circa 1,1 miliardi di euro.

Trasporti e logistica: l’accordo Italia-Tunisia e il porto di Enfidha

Il passaggio più significativo è però quello dalla relazione commerciale alla costruzione di infrastrutture comuni. Il 29 luglio 2026 il viceministro italiano delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi e il ministro tunisino dei Trasporti Rachid Amri hanno firmato un accordo quadro sulla cooperazione nei trasporti e nella logistica. L’intesa comprende trasporto marittimo, ferroviario, stradale e aereo, logistica, mobilità intelligente, nuove tecnologie, mobilità elettrica, energie verdi e pianificazione delle infrastrutture.

Rixi ha definito l’accordo un risultato concreto per rafforzare il rapporto bilaterale e ha affermato che “il Mediterraneo deve tornare ad essere uno spazio di connessione, crescita e sviluppo condiviso”.

Sul versante tunisino, il governo ha inserito il porto in acque profonde di Enfidha tra i grandi progetti strategici del Piano di sviluppo 2026-2030. Un Consiglio ministeriale ristretto del febbraio scorso ha raccomandato di accelerarne la realizzazione e di procedere per tranche funzionali, così da garantire una sostenibilità economica e operativa progressiva. Il progetto prevede un’area portuale di circa 1.000 ettari e una zona logistica e industriale di circa 2.000 ettari; secondo la Presidenza del governo tunisino, l’obiettivo è creare un grande polo regionale collegato alla rete stradale e ferroviaria nazionale.

Enfidha, tuttavia, resta un progetto e non può essere considerato oggi un’alternativa operativa già disponibile ai grandi porti del Mediterraneo. La sua eventuale realizzazione potrebbe modificare nel medio periodo la capacità tunisina di intercettare traffici di container, attività logistiche e investimenti industriali, soprattutto se accompagnata da collegamenti ferroviari e terrestri efficienti.

Elmed, il ponte energetico tra Tunisia e Italia

 

Il secondo pilastro dell’asse italo-tunisino è energetico. Il progetto Elmed, l’interconnessione elettrica sottomarina tra Tunisia e Sicilia, è entrato nel 2026 in una fase operativa più avanzata. A giugno Terna ha dato il via libera a Prysmian per la costruzione dei cavi sottomarini, nell’ambito di un contratto del valore di circa 460 milioni di euro. Il collegamento è concepito per integrare i sistemi elettrici delle due sponde e favorire, in prospettiva, l’inserimento nel mercato europeo dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili in Tunisia.

La stessa premier tunisina ha definito Elmed, durante il Forum economico di giugno, un “ponte energetico” tra le due rive del Mediterraneo e il primo collegamento elettrico diretto tra Nord Africa ed Europa. Il progetto viene presentato da Tunisi come uno strumento per rafforzare la sicurezza energetica e sostenere gli investimenti nelle rinnovabili.

La dimensione energetica assume particolare peso per la Tunisia, che continua a registrare un forte squilibrio della bilancia energetica. Nei primi otto mesi del 2026 il deficit energetico ha raggiunto 8,93 miliardi di dinari, circa 2,64 miliardi di euro, contro 7,15 miliardi nello stesso periodo del 2025. Nello stesso periodo le importazioni di prodotti energetici sono aumentate del 28,5 per cento.

Piano Mattei e progetto Tanit: agricoltura, acqua e sicurezza alimentare

Accanto a porti ed energia si sviluppa una terza componente, meno visibile ma strategica: acqua, agricoltura e sicurezza alimentare. Il progetto Tanit, inserito nel Piano Mattei, punta al trasferimento tecnologico e al rafforzamento della resilienza agricola tunisina. Ad agosto 2026 il Ciheam Bari ha pubblicato una manifestazione di interesse per lavori da un massimo di 21 milioni di euro presso l’École Supérieure d’Agriculture di Mograne, destinati alla realizzazione di un Centro tecnologico integrato multifunzionale per formazione, ricerca e innovazione nel settore agricolo.

Il progetto ha una dimensione più ampia. Il contributo italiano complessivo destinato a Tanit Knowledge Transfer ammonta a 34 milioni di euro e comprende formazione, ricerca, trasferimento tecnologico e infrastrutture. La strategia punta anche alla gestione sostenibile delle risorse idriche e alla sicurezza alimentare.

L’ambasciatore italiano a Tunisi Alessandro Prunas, visitando a maggio l’azienda italo-tunisina Wafra Agricole, ha definito Tanit “il più grande progetto di cooperazione mai lanciato dall’Italia in Tunisia” e una delle iniziative faro del Piano Mattei per rafforzare la sicurezza alimentare del Paese.

Italia-Tunisia e Mediterraneo: verso catene logistiche ed energetiche più resilienti

Il punto di contatto tra queste iniziative non è quindi soltanto geografico. Porti, ferrovie, cavi elettrici, infrastrutture digitali, agricoltura e gestione dell’acqua fanno parte di una stessa questione: la resilienza delle catene del valore mediterranee. Per l’Italia, una maggiore integrazione con la Tunisia significa disporre di una piattaforma produttiva e logistica immediatamente prossima all’Europa; per Tunisi, significa consolidare l’accesso al mercato europeo e attrarre investimenti in infrastrutture e manifattura.

Vanessa Tomassini
Vanessa Tomassini

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