Busificazione e diserzioni: ne prendono coscienza in Ucraina, all’ONU e in Occidente
Due temi scottanti per la società ucraina e per quella occidentale sono emersi negli ultimi tempi anche sui media mainstream. Gli ucraini non vogliono andare al fronte, anche se Merz, Starmer e ovviamente Zelensky ce li vorrebbero spedire in fretta. E per questo motivo vengono “busificati”, cioè costretti con la violenza e portati ai centri di reclutamento. Il fenomeno ha raggiunto cifre tali da non poter più essere convenientemente ignorato o minimizzato.
Non vogliono servire nell’esercito
Si è occupata della questione persino Euronews, che ha intervistato un rifugiato ucraino in Germania. Costui si presenta come “obiettore di coscienza” e lotta affinché venga fatta luce soprattutto sulla condizione di quelli come lui, rimasti in patria. Dice che “la guerra non è necessaria”, considerando che la stragrande maggioranza di coloro che nel 2019 votarono per Zelensky lo fecero perché si presentava come “il candidato di pace” che avrebbe impedito il ricorso alle armi per risolvere la questione del Donbass e della Crimea. Che la promessa di pace sia stata una delle chiavi del suo successo lo dice anche il prestigioso centro studi americano Atlantic Council.
Ma le cose sono andate molto diversamente e oggi si contano ufficialmente fra i 46mila e il 100mila soldati ucraini morti nel conflitto. I dati reali potrebbero essere molto maggiori. Intanto, il numero dei giovani fra i 18 e i 22 anni che lasciano il Paese legalmente o illegalmente è in aumento: mille a settimana scappano in Germania per non essere chiamati nell’esercito. Dal 2022 a oggi vi si sono rifugiati almeno 200mila ucraini.
Violazioni dei diritti umani
L’aumento dei rifugiati preoccupa Berlino non solo per il peso sociale che essi costituiscono, ma anche perché di fatto contraddicono la retorica su cui si regge l’appoggio incondizionato alla causa di Kiev. In altre parole: i tedeschi mandano armi e adesso pure i missili, ma gli ucraini non vogliono combattere… Merz ha esortato Zelensky a tenersi i suoi giovani, perché è in Ucraina che “c’è bisogno di loro”, e sta lavorando per rimandare in Ucraina i rifugiati nei Paesi UE che potrebbero essere “abili e arruolati”.
Deve però fare i conti con lo scandalo e l’orrore che hanno provocato i reportage di media internazionali e ora addirittura un rapporto ufficiale dell’ONU sulle terribili pratiche di reclutamento attuate in Ucraina. Violazioni plateali dei diritti umani da parte di quello Stato che i vertici europei esaltano come baluardo della democrazia e dei valori europei contro la barbarie russa. È la cosiddetta “busificazione”, la coscrizione coatta che avviene prelevando i cittadini lungo le strade e forzandoli a entrare in piccoli bus o minivan che li conducono ai distretti militari. Là vengono detenuti, maltrattati e pressati finché non cedono e vanno al fronte. Vi sono stati parecchi casi certificati di lesioni e di decessi.
Busificazione, pratica violenta e illegale
Insomma, è una specie di sequestro di persona. Con la busificazione, gli inviati dei centri di reclutamento costringono gli uomini a salire sui loro mezzi per essere poi sottoposti a controlli e ed esami medici e stabilire se possono servire nell’esercito. Chi si oppone viene picchiato, minacciato, torturato. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) ha di recente pubblicato un rapporto in merito. Tali episodi avvengono con frequenza allarmante e non possono più essere etichettati dalle autorità come semplici “incidenti”.
Tanto più che la società ucraina pare averli metabolizzati come parte dell’esistenza quotidiana, come uno dei rischi da gestire e degli ostacoli da superare che la guerra presenta. Ma non per questo si sono rassegnati a subire, anzi. Gli ucraini si sono organizzati con una rete di informazioni e di contatti per aiutarsi l’un l’altro a evitare la busificazione e ad accusare i reclutatori, magari grazie a uno smartphone che riprende l’accaduto. Il Commissario ucraino per i diritti umani Dmytro Lubinets afferma che questo genere di violazioni durante la mobilitazione ha ormai acquisito un carattere “sistematico e diffuso”. L’ombudsman di Kiev e provincia Mykyta Kozyrenko definisce la busificazione qualcosa di “non appropriato” e di “non conforme alla legge”, da indagare anche tramite registrazioni video.
Ne parlano anche gli inglesi
In Ucraina lanciano l’allarme: se la busificazione viene ormai vista non come un incidente che non deve ripetersi, ma come parte della vita quotidiana, come qualcosa che rientra nel sistema, allora la fiducia nello Stato crollerà più velocemente delle riforme che potrebbero rafforzarla. Le autorità ammettono che costringere con la violenza gli uomini ad arruolarsi è diventata una pratica controproducente. Nel 2024 l’ombudsman aveva ricevuto 1560 denunce di violazione dei diritti umani avvenute nella mobilitazione. Oggi sono quasi 5mila. Lubinets sostiene che la “busificazione fisica” sta calando, perché i reclutatori stessi sanno che è un approccio che alla lunga è diventato un boomerang.
E quando ne parla anche la stampa britannica, allora è già troppo tardi per coprire lo scandalo. Lo scorso ottobre, infatti, il Sun ha riportato il caso di un giornalista ucraino forzato nell’esercito da un gruppo di reclutatori, fra lo stupore e l’orrore dei colleghi occidentali che erano con lui. L’ex diplomatico britannico Ian Proud asserisce che la busificazione è soltanto “la punta dell’iceberg”. Se gli ucraini non vogliono combattere, e se finiscono al fronte cercano di disertare, i motivi risiedono nello scontento profondo verso il proprio Stato.
Troppe diserzioni
Nella prima metà del 2025 si sono registrate ben 110mila diserzioni, un numero in crescita progressiva dal 2023 a oggi, che sale insieme a quello dei cittadini che chiedono trattative per cessare le ostilità. Ma il comandante in capo delle Forze armate ucraine Oleksandr Syrskyi ha appena chiesto un rafforzamento delle misure di mobilitazione per portare più uomini nell’esercito. In questo senso è pessimista il politologo del Center for Political Values Research Oles Doniy, secondo cui una mobilitazione forzata ormai è inutile. Occorrerebbe invece un reale appoggio popolare all’esercito. Ma a ottobre vi sono stati 54mila disertori veri e propri e 235mila uomini “assenti senza permesso”, coloro che non si sono ripresentati fra i ranghi. Dunque in pratica hanno disertato.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

