Trump prepara lo show della visita in Cina, ma sul collo sente il fiato del Congresso
Trump si recherà in visita ufficiale a Pechino dal 31 marzo al 2 aprile. Ha già anticipato che si tratterà di un evento grandioso, di uno “show come non se ne sono mai vista prima in Cina”. Da parte sua, il presidente americano sa che qualora riesca a chiudere un accordo commerciale o strategico con l’altra potenza economica mondiale, potrebbe presentarlo ai suoi cittadini come una sua formidabile vittoria. Ma se anche i colloqui non andassero bene, sfrutterebbe il mancato successo ricorrendo a un approccio duro verso Pechino, il che lo farebbe apprezzare dagli americani.
Buoni rapporti, ma senza fiducia
Ultimamente Trump e il suo omologo cinese avevano descritto come “ottima” la comunicazione fra i due Paesi. L’amministrazione repubblicana desidera avere relazioni stabili con Pechino, ma in realtà non si fida della Cina, come nota il sottosegretario agli Affari economici Jacob Helberg. Peraltro, nel suo recentissimo e lunghissimo discorso sullo stato dell’Unione, il presidente ha accuratamente evitato di nominare la Cina. Ha parlato di svariati argomenti, ma si è limitato ad accennare alla “tecnologia militare russa e cinese” che era a guardia di Maduro in Venezuela. E su Pechino niente altro.
Secondo Gabriel Wildau, direttore della società americana di consulenza e di pubbliche relazioni Teneo, Trump non intende aizzare uno scontro con la Cina nell’imminenza delle elezioni al Congresso. La stabilità delle relazioni col gigante asiatico è anzi la priorità almeno per quest’anno, se non per tutto il resto del mandato. Anche secondo George Chen di The Asia Group l’assenza di riferimenti diretti ello State of the Union address evidenzia la sua prudenza nelle relazioni con Pechino.
Armi a Taiwan
La visita precedente di Trump a Pechino nel 2017 era stata anche l’ultima volta di un presidente americano in Cina. Le date della visita sono state comunicate dalla Casa Bianca, ma non sono ancora state confermate dal Ministero degli Esteri cinese. Ciò mostra Trump più disperato di visitare la Cina di quanto Xi desideri ospitarlo, spiega Chen. È probabile che i cinesi temporeggino nel dare comunicazione ufficiale per sottolineare in questo modo una delle condizioni per l’incontro e il successivo sviluppo delle relazioni. Vorrebbero infatti che Washington smettesse di vendere armamenti a Taiwan, argomento già affrontato da Xi nell’ultimo colloquio avuto con Trump. Proprio lo scorso dicembre gli americani avevano annunciato il più grosso contratto di fornitura mai approvato per l’isola: armi per un valore di 11,1 miliardi di dollari, evidentemente finalizzate per la difesa contro un eventuale attacco dal continente.
Rapporti commerciali
La visita sarà con tutta probabilità incentrata sui rapporti commerciali. Dunque i due leader parleranno soprattutto di dazi e di come trovare il modo di siglare una tregua che limiti le minacce e gli ostacoli agli scambi, per non sfociare in un’altra guerra dei dazi che sarebbe dannosa per tutti. In questo momento però è Trump quello in difficoltà, perché la Corte Suprema ha appena annullato diverse delle sue iniziative tariffarie e perché rispetto a Xi ha le mani legate, dovendo fare i conti coi giudici e il Congresso, mentre il leader cinese ha potestà assoluta di muoversi come meglio crede sul piano internazionale.
È possibile che i due leader firmino degli accordi commerciali, dato che di recente Xi ha detto che prenderà in considerazione l’ipotesi di aumentare gli acquisti di soia, il principale articolo di export americano verso la Cina. Sarebbe invece un guaio per Trump se Pechino minacciasse il contrario, perché gli agricoltori americani rappresentano una grossa fetta del consenso elettorale del tycoon newyorkese.
Missili nucleari
In ambito strategico, invece, sarà difficile trovare un punto comune. Gli USA accusano i cinesi di espandere “massicciamente” il proprio arsenale nucleare proprio ora che è scaduto il New START, il Trattato internazionale sulla riduzione delle armi nucleari. Pechino si mostra indignata per questo tentativo di “sporcare” la sua politica nucleare e ribadisce che non intende impegnarsi in una corsa agli armamenti. Tuttavia il vice segretario di Stato per il controllo e la non proliferazione Christopher Yeaw ha parlato a Ginevra dell’accumulo “senza precedenti, deliberato, rapido e opaco” di tali armi da parte della Cina. L’ambasciatore cinese Shen Jian ha risposto spiegando che il suo Paese “si oppone fermamente alla costante alterazione e diffamazione della sua politica nucleare da parte di determinati Stati”.

Libero pensatore. Ha seguito percorsi di studio umanistici per poi dedicarsi all’approfondimento della politica italiana sia dal punto di vista sia antropologico sia di costume. Ha operato come spin doctor


