Crisi del carburante, nella UE si litiga. Ma agli europei la Commissione sa solo proporre di starsene a casa…

Crisi del carburante, nella UE si litiga. Ma agli europei la Commissione sa solo proporre di starsene a casa…

2 Aprile 2026 0

Gli attacchi di USA e Israele all’Iran e la risposta di Teheran con la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno provocato contraccolpi pesantissimi su tutta l’economia mondiale. La fiducia e la stabilità sono saltate, la catena logistica è spezzata, molti Paesi industrializzati rischiano di rimanere senza petrolio e i prezzi schizzano alle stelle. Per l’Unione Europea si fa ancora più buio il tunnel senza uscita in cui si è infilata con le sanzioni anti-russe.

Misure anticrisi

La crisi vera è appena cominciata. È lo stesso commissario UE per l’Energia Dan Jørgensen ad avvertire che i prezzi di gas e benzina non torneranno presto a livelli normali, nemmeno se la guerra in Iran finisse domani. Non c’è pericolo che i Paesi membri restino a secco, ma le forniture di diesel, cherosene e gas sono “sotto pressione”. Ha poi dichiarato che Bruxelles sta preparando una serie di misure di sostegno alle famiglie e alle aziende per sopportare il peso dei rincari dell’elettricità e soprattutto della benzina.

Non si sa ancora nulla di questo piano, ma l’aiuto finanziario che ne deriverà sarà difficilmente simile a quello attuato dalla Nuova Zelanda, che darà alle famiglie ogni settimana una cifra in contanti per fare il pieno alla macchina. Per un anno (o finché il prezzo della benzina non scenda per un mese intero sotto una certa soglia) 150mila famiglie con figli a carico riceveranno in mano l’equivalente di 25 euro da spendere in carburante. Dunque un aiuto immediato, concreto e consistente. Considerando l’odio della Commissione Europea verso il denaro cartaceo, una misura del genere è davvero possibile solo dall’altra parte del mondo…

Polonia, multe a chi ne approfitta

Jørgensen ha anche affermato la necessità di coordinare le azioni degli Stati membri per evitare “risposte frammentate e segnali che turbino i mercati”. Purtroppo per lui, non sta andando affatto così. Ogni Paese – anche a discapito di altri – sta reagendo come può e come trova opportuno. La Polonia ha ridotto le accise e imposto un tetto al prezzo della benzina. Chi verrà trovato a vendere carburante sopra quella soglia, subirà multe salatissime. Ci sarà una certa perdita per l’erario nazionale, ma secondo il premier Donald Tusk la misura è indirizzata fra l’altro ad alleggerire l’inflazione galoppante. Ed è in cantiere una tassa sui profitti eccessivi che potrebbero ricavarne in questo frangente le compagnie petrolifere.

Turisti del serbatoio

A sua volta, la Slovacchia deve fare i conti coi “turisti del serbatoio”, cioè i tedeschi, i polacchi o gli altri vicini che si recano nel Paese a fare il pieno. Nell’Europa unita le frontiere non ci sono più, così si può andare dove è più conveniente. In questo modo, però, i locali finiscono per pagare di più o per restare a piedi loro stessi. Il governo di Bratislava, dopo che alcuni distributori sono letteralmente rimasti senza una goccia di benzina, ha stabilito che le stazioni di servizio dovranno far pagare le auto straniere. Alla Commissione la mossa non è piaciuta. Ma è proprio la Slovacchia del premier Robert Fico a non piacere a Bruxelles, quindi ogni occasione è buona per criticarlo e metterlo in difficoltà.

Alla UE non piace soprattutto il fatto che Bratislava sia cliente energetica di Mosca, perciò è su di essa che von der Leyen e soci concentrano i gli sforzi distruttivi. Oggi la minacciano di aprire procedure di infrazione per violazione delle leggi europee, ma Fico non fa intimidire, anzi rilancia chiedendo che Bruxelles prema su Kiev affinché lasci finalmente riprendere l’afflusso di petrolio russo al suo Paese tramite l’oleodotto Druzhba. In questo modo, dice, automaticamente non ci sarà più bisogno di razionare il carburante o farlo pagare di più ai “turisti”.

Frexit energetica

Anche Parigi sta prendendo alcune iniziative per mitigare il problema. In particolare, ha chiesto alle compagnie petrolifere nazionali di aumentare la produzione il più in fretta possibile. Ma è evidente che si tratta solo di un invito, perché non può (o non vuole) costringerle a cambiare i loro piani industriali. Intanto coi soldi pubblici il governo concederà aiuti al comparto agroalimentare e a quello dei trasporti. La soluzione radicale al problema la propone il partito Les Patriotes (LP), il cui leader Florian Philippot invoca una “Frexit” per permettere alla Francia di disporre delle risorse energetiche nell’interesse del Paese e non secondo i dogmi di Bruxelles.

Nel breve termine si tratta di sospendere le sanzioni alla Russia, come d’altronde fatto anche dagli USA e dalla Corea del Sud, sottolinea Philippot. In questo modo verrebbe allentata la pressione sui prezzi e sulla disponibilità del carburante e si placherebbe la volatilità dei mercati. Philippot, europarlamentare fino al 2019, era il vicepresidente del partito di Marine Le Pen, da cui è separato alcuni anni fa per perseguire un’agenda politica ancora più sovranista e anti-NATO.

Le geniali soluzioni della Commissione

Oltre a ribadire che bandirà per sempre il gas russo, la UE non è capace di offrire soluzioni reali. L’unica cosa che sa fare è chiedere agli europei di sobbarcarsi altri sacrifici. Il Commissario ha infatti ripetuto i soliti slogan della Russia cattiva da non cui non comprare più nulla; poi ha esortato i cittadini a guidare più piano, anzi a usare di meno la macchina, volare di meno, e infine lavorare da casa. Un discorso in stile coronavirus, fa notare Politico. Aggiunge naturalmente che nel lungo periodo gli Stati membri dovranno raddoppiare gli sforzi per passare alle energie rinnovabili. Ma mentre Jørgensen parla di lungo periodo, si attende ancora il salvifico pacchetto di aiuti preannunciato da Bruxelles.

 

 

 

 

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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