Kiev bisticcia coi vertici della più grande azienda tedesca di armamenti

Kiev bisticcia coi vertici della più grande azienda tedesca di armamenti

31 Marzo 2026 0

Gli ucraini hanno subito commenti sprezzanti dei tedeschi a proposito dei loro droni. Fatti con il Lego, montati da casalinghe in cucina: a queste parole Kiev ha risposto svalutando a sua volta la produzione militare di Berlino. È poi arrivato un tentativo di scuse, ma Zelensky ci ha messo il carico.

Commenti indelicati

Fra i fabbricanti di armamenti, la Rheinmetall AG è il più imponente della Germania e fra i principali d’Europa. Il suo amministratore delegato Armin Papperger ha rilasciato il 27 marzo un’intervista al giornale americano The Atlantic, al quale ha fatto dichiarazioni a dir poco indelicate nei confronti della produzione militare di Kiev. Secondo lui, soprattutto nel settore dei droni gli ucraini non hanno espresso nessun effettivo avanzamento tecnologico, ma in pratica si limitano a “giocare coi Lego”. La sofisticatezza dei loro sistemi non si avvicina minimamente a quella dei colossi occidentali quali Lockheed Martin, General Dynamics e la stessa Rheinmetall. Anzi, dice, il tipo di produzione “decentralizzata” è qualcosa di amatoriale, in nessun modo innovativo, e lo paragona a quanto possa fare una “casalinga che ha una stampante 3-D in cucina con cui fabbrica pezzi per i droni”.

La risposta piccata di Kiev

I commenti di Papperger hanno provocato l’indignazione di Kiev. È arrivata una serie di risposte piccate da parte dei vertici del Paese. La premier Yulia Svyrydenko ha scritto su X che gli ucraini meritano non soltanto il massimo rispetto, ma anche di essere ascoltati e di imparare da loro. Iaroslav Kalinin, direttore dell’azienda della difesa ucraina Infozahyst, ha criticato i produttori occidentali per la loro eccessiva prudenza nel passare la tecnologia: così, annuncia, avremo le nostre invenzioni non grazie a voi, ma nonostante voi. Ha poi invitato a usare il concetto di innovazione militare non basandosi sulla complessità tecnologica, ma sull’efficacia in azione. A contare non sono gli standard delle multinazionali, spiega, ma il fatto che “un drone da 500 dollari riesca a distruggere un carrarmato che vale milioni”. Altre critiche sono state lanciate alle industrie occidentali, le quali definiscono innovativo qualcosa che magari è vecchio di dieci anni e che quindi verrà difficilmente impiegato con successo nei conflitti del futuro. E ciò lo si può vedere già oggi sul campo di battaglia in Ucraina. Il consigliere presidenziale Alexander Kamyshin ha esaltato il ruolo dei cittadini che aiutano lo sforzo bellico lavorando nelle retrovie, le donne al pari degli uomini. Infine circola l’hashtag #MadeByHousewives, con cui i social ucraini stanno trattando in modo ironico la polemica e al tempo stesso glorificano l’efficacia dei droni nazionali.

I tedeschi provano a ricucire

Alla Rheinmetall hanno capito che il capo l’ha sparata grossa e si sono cosparsi il capo di cenere. Su X hanno scritto di nutrire il massimo rispetto verso gli ucraini e i loro sforzi per la difesa del Paese: ne hanno elogiato la “forza innovativa” e lo “spirito combattente”, dicendosi addirittura “grati di poter sostenere Kiev” con le loro risorse. Hanno taggato Kamyshin per comunicargli il dispiacere per quanto avvenuto e per decantare “l’immenso contributo” di ogni ucraino e di ogni ucraina. E in effetti la Rheinmetall deve in un certo senso ringraziare Kiev, perché dal 2022 il suo business è cresciuto tantissimo. Il governo tedesco le ha infatti commissionato grandi e costosi progetti di riarmo, con l’obiettivo di rendere la Bundeswehr il più grande esercito d’Europa. Oggi la Rheinmetall è un fornitore chiave per la difesa ucraina, alla quale dà carrarmati, munizioni da 155 millimetri e mortaio, e pure i droni di vigilanza.

Parla Zelensky

Il presidente ucraino ha sempre evidenziato la bravura del Paese nel sapersi costruire un proprio arsenale. Anzi, pure di esportare. Ultimamente ha visitato il Medio Oriente per promuovere la produzione e le capacità ucraine nel contrasto ai droni e ai missili iraniani. Il suo obiettivo è concludere proficui accordi coi ricchi Paesi del Golfo Persico per la vendita e lo scambio di tecnologie belliche in questa sfera. Dunque, i commenti di Papperger non potevano non pungerlo sul vivo. Parlando ai giornalisti ha sottolineato le capacità della sua industria della difesa in tutti e tre gli ambiti: terra, mare e aria. Ha esaltato i conseguimenti ottenuti dalle aziende belliche ucraine, che hanno dimostrato successi “tutti i giorni sul campo di battaglia”. Ritiene “unici” i sistemi e l’esperienza maturata dall’Ucraina. A mio parere oggi dobbiamo competere non con la retorica, ma con la tecnologia e i risultati. E ha piazzato la stilettata: Se qualsiasi casalinga ucraina è davvero capace di produrre droni, allora potrà anche fare l’amministratrice delegata della Rheinmetall.

 

Martin King
Martin King

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