Washington pone una scadenza fantasiosa per l’accordo di pace in Ucraina
Gli americani da un lato hanno il merito di impegnarsi concretamente per far sedere entrambe le parti al tavolo e trattenerle finché non si accordano. Dall’altro peccano di ottimismo o di superficialità nel voler determinare preventivamente quale sia la data di raggiungimento effettivo della conciliazione fra Mosca e Kiev. È questa l’analisi proposta dall’American Conservative, che indaga sui motivi e sul modo di operare di Washington rispetto alla questione.
Diplomazia al lavoro
Non è lo wishful thinking, ma una diplomazia attenta e paziente che può portare alla pace. Se terminare una guerra fosse semplice come fissare sul calendario la data della sua fine… Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è proprio quello che ha appena fatto Trump, con la pace tratteggiata per la primavera.
Citando fonti informate sull’argomento, l’agenzia Reuters ha riferito che una scadenza è stata proposta, con un “ambizioso obiettivo per marzo di concordare un accordo di pace da parte di Russia e Ucraina”. Inoltre dice che “la tabella di marcia probabilmente slitterà per mancanza di consenso” sui punti principali. In realtà la tabella di marcia è già “slittata”. Alcuni dicono che la data sarebbe stata portata a giugno. La Casa Bianca vuole calendarizzare per quel momento una risoluzione, in modo da potersi concentrare sulle elezioni di metà mandato. “Le elezioni sono per gli americani assolutamente più importanti”, dice Zelensky, che esorta a non essere “ingenui”.
Date confermate o no
Sebbene Trump rivolga la propria attenzione alle elezioni di midterm, è possibile che tale scadenza non venga presa più seriamente che non la serie di altre scadenze già passate. Ed è anche possibile che le cose riferite non siano vere o che Zelensky dichiari questo termine al fine di prevenire una temuta massiccia offensiva russa in primavera. La Casa Bianca comunque non l’ha confermato e l’ambasciatore americano presso la NATO Matthew Whitaker ha rigettato le dichiarazioni di Zelensky, dicendo che la scadenza di giugno è stata da lui “menzionata”, ma che non ritiene sia qualcosa che gli Stati Uniti abbiano proposto.
Che le parole riportate siano precise o no, l’amministrazione Trump si era messa a promettere già da prima che Trump tornasse in carica di essere in grado di accelerare il processo di pace facendo pressione su entrambe le parti. Come scritto nel piano Kellogg, dicono agli ucraini che devono presentarsi al tavolo. E che se non vengono il sostegno USA si esaurirà. E aggiungono: dite a Putin di venire al tavolo e che se non ci viene allora daremo agli ucraini tutto ciò di cui hanno bisogno per far fuori i russi sul campo.
Compromessi e punti irrinunciabili
I negoziati si sono dimostrati una cosa più complicata del solo esercitare pressione sulle parti. Le trattative sono stallate perché, come ha detto Zelensky dopo l’ultima sessione, “le istanze difficili rimangono difficili”. Hanno inoltre mostrato il confine fra ciò che la Russia concederà (cioè quello per cui non ha iniziato a combattere) e ciò che non concederà mai (cioè proprio ciò per cui ha aperto le ostilità). Mosca avrebbe abbandonato la richiesta di acquisire le intere regioni di Zaporizhzhia e di Kherson perché il conflitto non ha mai riguardato direttamente i territori.
Avrebbe anche rinunciato alla richiesta di un tetto massimo per le dimensioni dell’esercito ucraino, perché la guerra non è mai stata su quanti soldati ucraini ci devono essere in Ucraina. Ha concesso che Kiev entri nella UE perché diventare membro NATO, non UE, era l’istanza principale che ha spinto Mosca ha lanciare l’attacco. Ma la Russia non cederà sull’ingresso ucraino nell’Alleanza Atlantica, perché il motivo essenziale della guerra era di cancellare il rischio che i russi venissero trascinati in guerra con la NATO a causa dell’Ucraina, che ha infatti delle contese territoriali e evitare la minaccia che la NATO espandesse la sua presenza militare pure nel cortile di casa di Mosca.
Donbass
La Russia non rinuncerà alla sua pretesa sul Donbass perché dopo le minacce di natura politica verso la lingua russa, la religione, la cultura e i diritti a seguito del golpe del Maidan del 2014 sostenuto dagli USA, e dopo le crescenti minacce di natura militare contro il Donbass da parte di Kiev, e dopo il tradimento dell’Europa degli Accordi di Minsk che avrebbe dovuto spegnere il conflitto nel Donbass, la Russia non rigetterà la protezione sui russi etnici della regione.
Dal canto suo l’Ucraina insiste nel non voler cedere i territori che i russi non hanno ancora conquistato. “Restiamo dove siamo” è il modello più equo e affidabile per un cessate-il-fuoco già da oggi, asserisce Zelensky. Sia l’Ucraina che l’Europa continuano a ragionare di truppe di Paesi membri della NATO da dislocare in Ucraina dopo la guerra. A febbraio il segretario generale della Mark Rutte ha detto che non appena verrà apposta la firma sull’accordo di pace seguiranno subito i soldati, gli aerei e il supporto marittimo da parte di chi nella NATO si sarà mostrato disponibile.
Truppe NATO, obiettivi legittimi
Mosca di recente ha ribadito che le truppe dei Paesi NATO dislocate sul suolo ucraino verrebbero considerate come “intervento straniero che pone una minaccia immediata alla sicurezza russa” e che sarebbero quindi “obiettivi legittimi per le Forze armate russe”. Dunque un accordo di sicurezza di questo tipo non avrebbe benefici né per l’Europa né per la Russia.
Dal momento che Mosca combatte per impedire non solo che l’Ucraina entri nella NATO, ma anche che la NATO entri in Ucraina, una situazione del genere sarebbe inaccettabile per il Cremlino. La fissazione di una data non risolve questi problemi né sostituisce l’arduo lavoro della diplomazia. Alcune voci dicono che il termine non è solo una data per la diplomazia, ma anche per le elezioni a Kiev. L’accordo di pace verrebbe quindi sottoposto a referendum, seguito da rapide elezioni nazionali. E dicono che Zelensky sia fiducioso di poter vincere la tornata.
Elezioni presidenziali a Kiev e referendum
Un referendum comunque darebbe qualche motivo per sperare. Zelensky ha recentemente confermato che l’Ucraina abbandonerebbe le sue ambizioni di adesione alla NATO in cambio di garanzie di sicurezza. I sondaggi suggeriscono che il numero di ucraini che si attendono che il Paese diventi membro dell’Alleanza nei prossimi dieci anni è sceso dal 69% del 2023 al 32%. Mentre a maggio del 2022 l’82% degli ucraini diceva che Kiev non avrebbe dovuto cedere nessun territorio, ora il 40% si dice favorevole a dare il Donbass in cambio di garanzie di sicurezza. La fiducia di Zelensky di andare a elezioni potrebbe non avere un fondamento solido.
Gli ultimi sondaggi dicono che la sua popolarità fra i cittadini continua a scendere. Un sondaggio del Kyiv International Institute of Sociology fatto a gennaio mostra come il 72% della popolazione si fidi di più dell’ex comandante in capo delle Forze armate Valery Zaluzhny, mentre il 70% preferisca l’ex capo dell’intelligence e attuale capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov. Solo il 62% invece ha fede in Zelensky.
La squadra di Trump
Sebbene vi siano molteplici ragioni per estromettere Keith Kellogg dal ruolo di inviato speciale USA per l’Ucraina, la sua uscita ha rivelato una carenza di senso di sicurezza nel suo approccio verso l’aumento della pressione sulla Russia. La squadra del presidente Trump ha avuto più successo nello spingere ciascuna delle parti a fare dei compromessi realistici. La Russia potrebbe non tenersi tutta la regione di Zaporizhzhia e di Kherson, mentre l’esercito ucraino non sarebbe limitato a un numero minimo. L’Ucraina avrà delle garanzie di sicurezza e le verrà dato il via libera all’adesione all’Unione Europa. Ma non diventerà un membro della NATO. E invece di riprendersi i territorio persi nel 2014 dovrà accettare di perderne persino di più, come effetto della cosiddetta “operazione militare speciale”.
Quando le istanze sono viste da entrambe le parti come essenziali per la loro sicurezza, le minacce sono meno efficaci della diplomazia che esorta ogni parte a trovare un compromesso che tutti vedono come sufficiente (sebbene non ottimale). Se la squadra di Trump ha fissato una scadenza, allora si spera venga rispettata. E la rispetteranno, sarà perché il duro lavoro diplomatico necessario a riuscirvi è stato fatto.

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