Trump disprezza la Marina britannica, ma gli inglesi non gli danno torto

Trump disprezza la Marina britannica, ma gli inglesi non gli danno torto

20 Maggio 2026 0

La portaerei HMS Prince of Wales si trova in questo momento nelle acque norvegesi per condurre esercitazioni marittime della NATO. Solo qualche settimana fa il presidente americano Trump aveva sminuito la Marina britannica, descrivendo in modo sprezzante l’intera flotta di Sua Maestà. Pur rimandando al mittente le frasi sgarbate, a Londra sono in molti – anche al vertice delle Forze armate – a dare sostanzialmente ragione alla Casa Bianca.

Le frecciatine di Trump

Piccato per il diniego del premier Starmer di aiutarlo nelle ostilità contro Teheran, in un’intervista al Daily Telegraph Trump si era lasciato andare a commenti spregiativi verso il Regno Unito: non avete nemmeno una Marina, le vostre portaerei non vanno, sono dei “giocattolini” rispetto a quelle americane e Starmer può anche non scomodarsi a mandarle nel Golfo Persico. La domanda conseguente era se secondo lui il premier britannico dovesse aumentare gli investimenti nella difesa. Al che Trump ha risposto: Non sono io a dovergli dire cosa fare. Può fare ciò che vuole, non importa. Tutto ciò che Starmer desidera sono costose pale eoliche che mandano alle stelle il prezzo della vostra energia. Pure il segretario americano alla Difesa Pete Hegseth ha aggiunto all’elenco le sue frecciatine, descrivendo ironicamente la Marina militare britannica come la “grande e temibile Royal Navy”.

Amicone del re

In compenso Trump ha espresso parole di elogio verso re Carlo III, che di lì a poco si sarebbe recato in visita ufficiale negli Stati Uniti. Le speranze dei diplomatici britannici di ricucire lo strappo nelle relazioni fra i due Paesi erano riposte proprio in lui, che lo scorso anno era stato capace di far cambiare almeno un po’ l’atteggiaemento sull’Ucraina al presidente americano. In un’intervista al Telegraph Trump ha descritto Carlo come un “amico”, “un grande rappresentante della sua nazione” che “gli piaceva molto già quando era principe”, aggiungendo che lui “non ha nulla a che vedere” coi problemi fra Washington e Londra. Anzi, ritiene che se fosse al governo, Carlo avrebbe preso sulla guerra contro l’Iran una posizione molto diversa rispetto a quella del gabinetto Starmer.

Critici gli stessi britannici

Da tempo persino il mainstream anglofono esorta con nemmeno troppo garbo a vedere le cose come stanno. Il Guardian si chiede se non sia l’ora di ammettere il divario fra la retorica e la realtà, con riguardo alle capacità militari britanniche. Il Financial Times è meno cerimonioso e chiede che Londra accetti il fatto di non essere più una potenza globale. Il professor Kevin Rowlands, ex capitano della Marina britannica e oggi editore del Royal United Services Institute Journal, spiega che vi è un “granello di verità” nelle frecciate dei vertici americani, perché la Royal Navy è “più piccola di quanto sia mai stata in centinaia di anni”.

Tuttavia occorre vedere anche il lato positivo, dice, perché oggi siamo entrati in una nuova fase di espansione dai tempi della Seconda Guerra mondiale, con diverse imbarcazioni già in fase di costruzione. Mette in guardia con lo stato pericolante della Marina il Primo Lord del mare Gwyn Jenkins, secondo cui la forza navale britannica sarà pronta per un’eventuale guerra non prima della fine di questo decennio. Infine, una relazione del Center for European Policy Analysis asserisce che la Marina è sulla strada per diventare “un imbarazzo nazionale”.

I numeri

Anche i numeri danno sostanzialmente ragione alla Casa Bianca. La consistenza della flotta britannica si è infatti più che dimezzata negli ultimi decenni. Nel 1975 le imbarcazioni (comprese portaerei, fregate e sottomarini) erano 166, mentre oggi sono 66. Le portaerei sono solo due: la HMS Queen Elizabeth e la HMS Prince of Wales, dispiegata attualmente nel Mare del Nord. Naturalmente la diminuzione della quantità – secondo molti anche della qualità – dei mezzi militari di Sua Maestà dipende dal calo della spesa pubblica destinata alla difesa.

Londra fino alla fine della Guerra Fredda impiegava fra il 4% e l’8% del PIL, mentre nel 2018 spendeva appena l’1,9%. A fare i tagli più significativi sono stati i governi Labour degli anni ‘90 e 2000, che hanno riposato sul cosiddetto “dividendo della pace” e hanno preferito dare i soldi alla sanità e all’istruzione. La situazione non è cambiata coi governi Tory e le loro misure di austerity. Solo negli ultimi tempi il Regno Unito ha aumentato la spesa per la difesa, arrivando al 2,4% e promettendo il 2,5% entro metà 2027.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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