La guerra contro l’Iran consuma gli ultimi pezzi dell’Impero Britannico
L’attacco alle basi a Cipro ha rivelato la vulnerabilità di quelli che sono di fatto gli ultimi possedimenti coloniali d’oltremare della Corona britannica. Una “verità scomoda”, come ammette la deputata conservatrice Alicia Kearns, timorosa che lo stesso Iran, oltre a Russia, Cina e Corea del Nord, possano approfittare della debolezza di Londra nel mondo.
Una grande “famiglia” coloniale
La Kearns nega che si tratti degli ultimi scampoli di colonialismo, come molti dicono. Ribadisce invece l’importanza fondamentale dei territori d’oltremare e degli avamposti militari in giro per il mondo allo scopo di garantire la sicurezza dei cittadini britannici. Anzi, aggiunge, è qualcosa di strategicamente importante pure per gli alleati della NATO. Si veda Gibilterra, porta di ingresso del Mediterraneo, o le Falklands con cui controllare l’ordine dell’Atlantico Meridionale, e infine le basi di Cipro che sono il punto di partenza delle operazione in Medio Oriente.
La Kearns è stata capo del Comitato Affari Esteri e durante il suo mandato ha creato una sottocommissione ai territori d’oltremare, poi chiusa dal suo successore. Si dice molto amareggiata per questo, perché per lei non sono residui coloniali, ma membri della grande famiglia britannica. Sì, proprio una “famiglia”, ripete, che va protetta dagli intenti “malefici e ostili” dei soliti noti: russi, cinesi, iraniani e nordcoreani. Noi contro loro, buoni contro cattivi: è questa la vecchia retorica con cui a Londra giustificano il mantenimento dei domini imperiali.
L’attacco alla base di Cipro
Secondo la Kearns i territori d’oltremare, presi tutti insieme, costituiscono per la Gran Bretagna dal punto di vista della sicurezza “la maggior protezione e la peggior debolezza”. Il trattato del 1960 che diede a Cipro l’indipendenza stabilì anche la sovranità di Londra sulle due basi di Dhekelia e Akrotiti. Quest’ultima alcuni giorni fa ha subito un attacco da parte di un drone di fabbricazione iraniana che ha danneggiato un hangar che ospitava un U-2 americano. Pare sia stato Hezbollah ha lanciarlo dal Libano. Gli altri droni sono stati intercettati e non vi sono state vittime, ma a svanire è stato il senso di potenza militare e di invulnerabilità che gli inglesi sentivano. Vedere quelle basi RAF aggredite e poi in prospettiva chiuse e smantellate sarebbe terribile per loro, ma è una prospettiva che si sta concretizzando rapidamente.
Per Cipro sono “residui coloniali”
Già in passato i politici ciprioti avevano suggerito agli inglesi di andarsene, ma stavolta è addirittura lo stesso capo di Stato a chiedere formalmente un dialogo in proposito col governo di Sua Maestà. Per il presidente Nikos Christodoulides le due basi sono una “conseguenza coloniale” e sullo sfondo degli avvenimenti in Medio Oriente occorre tenere “una discussione aperta e franca” con Londra. Non sarà un “negoziato in pubblico”, dice, ma il suo approccio è “chiaro” rispetto al futuro delle basi.
Vi sono 10mila cittadini ciprioti che vivono entro quelle strutture militari e su di essi il governo di Nicosia ha un preciso dovere di responsabilità, messo a rischio dall’escalation israelo-americana in Iran. Alcuni ciprioti intervistati dalla BBC sembrano inclini a voler mandare via gli inglesi, temendo che la sicurezza nazionale sia ormai a forte rischio e che Londra in realtà non dia loro alcuna protezione. Altri ritengono che Cipro sia troppo debole per riuscire a cacciare i britannici, così per ora è meglio averli come alleati.
A Londra fanno notare come il presidente cipriota affermi che la cooperazione fra i rispettivi governi sia “estremamente positiva”. Il ministro delle Forze Armate Al Carns esclude qualsiasi cambiamento di status alle basi, ma il premier Starmer ha appena vietato il loro utilizzo agli americani per lanciare i loro attacchi nel Golfo Persico. Da Downing Street fanno sapere che “l’autodifesa collettiva” con gli USA è ancora in vigore e comunicano altresì il Regno Unito non vuole essere coinvolto in un conflitto più largo.
Oceano Indiano
Le polemiche a Londra riguardano anche la base angloamericana di Diego Garcia nell’Oceano Indiano, che nei giorni scorsi è stata oggetto di un attacco missilistico iraniano. Starmer era già stato contestato per la decisione di rilasciare al governo delle Mauritius la giurisdizione dell’arcipelago Chagos, sul quale si trovano le strutture in questione. Per molti inglesi ciò rappresenta l’ennesima rinuncia a un pezzo dell’Impero. Tuttavia, gli inviti ad accettare l’amara realtà stanno arrivando persino dai grandi media anglofoni. Il Guardian si chiede infatti se non sia venuto il momento per il Regno Unito di riconoscere il divario fra retorica e realtà a proposito della sua potenza militare, mentre il Financial Times titola perentorio: Il Regno Unito deve accettare di non essere più una potenza globale.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


