Ashdod, sbarcano gli attivisti della Flottiglia: l’Italia chiede garanzie ad Israele
Lo sbarco nel porto israeliano di Porto di Ashdod del primo gruppo di attivisti della Global Sumud Flotilla apre una nuova fase della crisi diplomatica che nelle ultime ore ha coinvolto Italia, Israele e diversi Paesi europei. Secondo quanto riferito dalla Farnesina, un secondo gruppo dovrebbe arrivare nel corso della giornata, mentre proseguono le operazioni di identificazione e trasferimento dei fermati verso strutture di sicurezza israeliane prima del rimpatrio.
Il Ministero degli Esteri italiano ha confermato che funzionari dell’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv sono in contatto diretto con le autorità del porto di Ashdod per fornire assistenza consolare ai connazionali coinvolti nella missione diretta verso Gaza. Tra gli italiani trattenuti figurano anche un parlamentare della Repubblica e un giornalista. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto nella notte diversi colloqui telefonici con il collega israeliano Gideon Saar, chiedendo “l’immediata tutela dell’incolumità e dei diritti” degli attivisti italiani e una rapida autorizzazione alla loro partenza verso l’Italia.
La vicenda si inserisce nel crescente confronto internazionale attorno alle iniziative civili dirette a rompere il blocco navale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza. Nelle ultime ore la Farnesina ha anche chiesto chiarimenti urgenti alle autorità israeliane dopo le accuse, avanzate dagli stessi attivisti, di un possibile utilizzo di proiettili di gomma durante le operazioni di intercettazione delle imbarcazioni. Israele ha respinto le accuse sostenendo che siano stati impiegati esclusivamente “mezzi non letali” e solo a scopo dissuasivo.
Secondo media italiani e fonti della coalizione della Flotilla, sarebbero almeno 27 i cittadini italiani fermati nell’operazione, mentre le autorità israeliane parlano di un intervento necessario per impedire alle navi di raggiungere le acque prospicienti Gaza.
La gestione della crisi rappresenta un passaggio delicato anche per il governo italiano, stretto tra il tradizionale asse diplomatico con Israele e la crescente pressione interna affinché Roma assuma una posizione più incisiva sul conflitto a Gaza. La Farnesina, pur evitando toni di rottura con Tel Aviv, ha intensificato il livello dell’interlocuzione politica e consolare, consapevole dell’impatto mediatico e parlamentare che il caso rischia di assumere nelle prossime ore.

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