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Sri Lanka: crisi finanziaria, le proteste di piazza non si fermano

Lo Sri Lanka si trova sull’orlo di una bancarotta mai sperimentata dal 1948, anno della proclamazione dell’indipendenza dal Regno Unito. Nell’ultimo biennio le riserve monetarie singalesi si sono contratte di due terzi per far fronte alla crisi del turismo, pilastro dell’economia nazionale colpito duramente dalla pandemia: adesso P. Nandalal Weerasinghe, governatore della Banca centrale, ha dichiarato che per il Paese è ormai impossibile pagare il debito estero (che ammonta a 51 miliardi di dollari) e che tutti gli sforzi devono andare sulle importazioni di beni essenziali. Lo Sri Lanka ha così unilateralmente deciso di sospendere i pagamenti dei debiti fino a quando il Paese non si accorderà coi creditori e non otterrà un programma di aiuti dal Fondo Monetario Internazionale, con cui inizierà a breve le trattative per un prestito di emergenza. Il governatore ha inoltre chiesto ai cittadini singalesi che vivono all’estero di sostenere il Paese in questo momento cruciale, donando valuta estera di cui c’è estremo bisogno, promettendo loro che i soldi saranno spesi per le necessità più impellenti come cibo, carburante e medicinali. A tale scopo ha fatto aprire appositi conti bancari in Gran Bretagna, in Germania e negli Stati Uniti. Vi è comunque scettismo rispetto alle richieste di denaro da parte delle autorità fra i singalesi espatriati, scottati dallo scandalo dei fondi donati per la ricostruzione dopo lo tsunami del 2004, spariti o dirottati verso il conto dell’attuale premier. Nel Paese la situazione è critica: si registrano carenze di cibo e carburante, mancano i medicinali salvavita e vi sono già stati diversi blackout. Ormai le proteste di piazza nella capitale Colombo e in tutto il Paese durano da oltre un mese e adesso si stanno concentrando contro il presidente Gotabaya Rajapaksa, di cui si invoca la destituzione. I cittadini chiedono di mettere fine al potere della famiglia Rajapaksa: il fratello maggiore del presidente, Mahinda, è Primo Ministro, mentre gli altri due fratelli hanno servito come ministri e sono tuttora parlamentari.

Il premier Mahinda Rajapaksa ha chiesto alla nazione di avere pazienza: anche se non possiamo fermare questa crisi in due o tre giorni, la risolveremo appena possibile. Rajapaksa ha scritto al presidente cinese Xi Jinping per chiedere fondi finanziari, e l’ambasciatore singalese a Pechino Palitha Kohona ha detto di essere fiducioso che la Cina verrà molto presto in aiuto dello Sri Lanka con prestiti per 2,5 miliardi di dollari. Ha dichiarato: data la natura delle nostre relazioni, che sono molto strette e cordiali, e data la situazione urgente dello Sri Lanka, potrei affermare di essere sicuro che la Cina risponderà positivamente alla nostra richiesta. 1 miliardo andrà a ripagare il debito già esistente con la Cina che scadrà a luglio, mentre 1,5 miliardi serviranno ad acquistare materiali per ridare linfa all’industria tessile, importantissima per le esportazioni singalesi. Secondo Kohona, gli aiuti cinesi saranno a loro volta utili per favorire l’accordo tra lo Sri Lanka e l’FMI.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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