Sindacati in Tunisia, da strumento di tutela dei lavoratori a mezzo di opposizione politica?

Sindacati in Tunisia, da strumento di tutela dei lavoratori a mezzo di opposizione politica?

11 Agosto 2025 0

In Tunisia l’Unione generale dei lavoratori tunisini (Ugtt) è stato al centro di una protesta popolare pacifica che ne chiedeva lo scioglimento. L’esecutivo della principale organizzazione sindacale del paese nordafricano ha dapprima descritto i manifestanti radunati di fronte alla sua sede centrale come “estranei all’organizzazione”, poi come “sostenitori del presidente Kais Saied”.

Quest’ultimo, commentando gli eventi verificatisi giovedì, con la prima ministra Sarah Zaafrani Zenzri, venerdì sera, ha dichiarato che “i manifestanti non avevano l’intenzione di attaccare o assaltare i locali, contrariamente a quanto alcune lingue maligne stanno diffondendo”, elogiando l’intervento delle forze di sicurezza per aver protetto la sede ed evitato gli scontri.

Difesa dei diritti

Al termine della riunione di emergenza odierna, il segretario generale del sindacato, Noureddine Taboubi, ha ribadito l’apertura dell’organizzazione a un “dialogo serio e responsabile“, ma ha sottolineato che ciò deve rispettare i principi e l’impegno dell’organizzazione nella difesa dei diritti dei suoi iscritti. Taboubi ha ribadito che l’Ugtt continuerà a essere “una forza propositiva”, affrontando le questioni economiche e sociali con responsabilità e mirando a garantire la pace sociale.

Il segretario generale ha spiegato che il sindacato ha inviato oltre 18 richieste ai governi succedutisi dal 2023, sollecitando l’attuazione di accordi già siglati e l’apertura di nuovi cicli di negoziati sociali. Ha inoltre ribadito il rifiuto di qualsiasi concessione che possa danneggiare gli interessi dei lavoratori. Taboubi ha quindi esortato a privilegiare il dialogo e il consenso per risolvere i conflitti e a cercare soluzioni pratiche che soddisfino le aspirazioni dei lavoratori, garantendo al contempo la stabilità della Tunisia. L’Ugtt continuerà a svolgere il suo ruolo di “partito nazionale responsabile“, al servizio dell’interesse pubblico, ha concluso il segretario generale.

Strumento politico dell’opposizione?

Tuttavia, è chiaro che le attività del sindacato negli ultimi anni si siano trasformate da “lotta per i diritti dei lavoratori” a strumento politico di opposizione. Dalle proteste per il sostegno della causa palestinese al convoglio Sumud per “rompere l’assedio a Gaza”, dal contributo alla liberazione di esponenti politici indagati per corruzione e cospirazione contro la sicurezza dello Stato alle cause animaliste, l’Ugtt sembra essersi occupato sempre più di tematiche di ampio spettro nel tentativo di guadagnare sostegno nell’opinione pubblica, ormai disillusa dalle promesse dei rappresentanti sindacali.

Per contro, il governo tunisino negli ultimi due anni ha annunciato un aumento del salario minimo, in due fasi. Il primo aumento, del sette per cento, con effetto retroattivo è scattato il primo maggio 2024, mentre un ulteriore incremento del 7,5 per cento è effettivo dal primo gennaio 2025 con l’obiettivo di sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori in un contesto di inflazione moderata, stimata al di sotto del sei per cento.

Gli indici economici

Il tasso di inflazione in Tunisia, a luglio 2025, è sceso leggermente al 5,3 per cento rispetto al 5,4 per cento del mese precedente. Secondo l’ultimo indice dei prezzi al consumo dell’Istituto nazionale di statistica (Ins), il rallentamento dell’inflazione è stato trainato in modo significativo dal gruppo “Prodotti alimentari”, dove il tasso di variazione dei prezzi è passato dal 6,4 per cento di giugno al 5,9 per cento di luglio. Tuttavia, si osserva un’accelerazione dei prezzi in altri settori. In particolare, il gruppo “Servizi sanitari” ha visto un aumento dal 3,4 al quattro per cento, mentre i “Servizi di trasporto” sono saliti dal 3,3 al 3,6 per cento. Gli analisti indicano che, nonostante il leggero calo, la pressione sui prezzi rimane elevata in aree chiave dell’economia tunisina.

Gli ultimi aumenti salariali includono anche le indennità mensili per il trasporto e la presenza, e hanno impattato oltre 1,2 milioni di lavoratori. Nonostante le modifiche, i livelli salariali rimangono relativamente modesti in Tunisia. L’adeguamento del salario minimo ha avuto ripercussioni positive anche sulle pensioni dei lavoratori in pensione.

Problemi sul fronte dell’Organizzazione internazionale del lavoro

Lo Stato tunisino è impegnato, sin dalla sua adesione all’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), nell’applicazione rigorosa delle convenzioni internazionali sull’impiego e nell’adeguamento della legislazione nazionale ad esse. Il paese è impegnato a rafforzare le dimensioni della giustizia sociale a livello legislativo e pratico, nell’ambito di un approccio globale basato sui diritti umani che promuova meccanismi di inclusione economica e sociale per tutte le categorie.

A questo riguardo, è stato recentemente abolito e criminalizzato il subappalto di manodopera, il divieto dei contratti di lavoro a tempo determinato per i posti di lavoro permanenti, e l’istituzione di un sistema di protezione sociale per le lavoratrici agricole nell’ambito del loro inserimento economico e sociale. È stato per la prima volta introdotto un sistema di imprenditoria individuale per contrastare il lavoro informale e la creazione di un fondo di assicurazione contro la perdita del posto di lavoro per motivi economici.

Tensioni sociali

Malgrado i progressi sul piano legislativo, l’Ugtt ha intensificato le tensioni sociali arrivando ad organizzare proteste e st-in nel recente periodo che più che contribuire a trovare soluzioni per i lavoratori hanno letteralmente paralizzato il paese. È stato il caso dello sciopero dei trasporti pubblici su strada dal 30 luglio al primo agosto indetto dalla Federazione generale dei trasporti, sigla sindacale affiliata alla stessa Ugtt. Malgrado gli sforzi intrapresi per rafforzare il parco veicoli, modernizzare le infrastrutture e ristrutturare le officine, con l’obiettivo di migliorare sia le condizioni di lavoro del personale che la qualità complessiva del servizio, i sindacati hanno bloccato i collegamenti nella capitale, vantando un “successo al 100 per cento dell’iniziativa”.

La mobilitazione ha coinvolto la Compagnia dei trasporti di Tunisi (Transtu), la Compagnia nazionale dei trasporti interurbani (Sncft) e tutte le aziende di trasporto pubblico regionali, fermando di fatto gran parte del servizio su gomma e ferroviario nel paese. Il sindacato ha giustificato lo sciopero con il fallimento delle trattative al ministero dei Trasporti e il segretario generale della Federazione, Waji Zidi, ha denunciato una “mancanza di serietà” da parte delle autorità riguardo alle richieste avanzate dal settore dei trasporti terrestri, senza fornire ulteriori dettagli sulle specifiche rivendicazioni dei lavoratori del settore.

Le stime della Banca Mondiale

Secondo le ultime previsioni della Banca mondiale, pubblicate nel rapporto Global Economic Prospects, pubblicato lo scorso giugno, la Tunisia dovrebbe registrare un tasso di crescita dell’1,9 per cento quest’anno, seguito da un 1,6 per cento nel 2026 e un 1,7 per cento nel 2027, indicando un percorso di lenta ripresa.

Il successo nel raggiungere queste proiezioni per la Tunisia dipenderà non solo dalle condizioni meteorologiche favorevoli, ma anche dalla capacità del governo di attuare politiche economiche efficaci che supportino l’agricoltura, stimolino gli investimenti e promuovano la stabilità. Più in generale, la crescita economica nella regione del Medio Oriente e Nord Africa (Mena) è proiettata a rafforzarsi raggiungendo il 2,7 per cento nel 2025, per poi attestarsi su una media del 3,9 per cento nel biennio 2026-27.

I rischi di destabilizzazione per il Paese

In un contesto di lentezza della ripresa economica, l’azione dell’Ugtt a maggior ragione solleva interrogativi cruciali sul suo ruolo futuro. Se da un lato il sindacato continua a rivendicare la tutela dei diritti dei lavoratori e la promozione della pace sociale, dall’altro le sue recenti mobilitazioni e l’attenzione a temi di ampio respiro ne evidenziano una crescente politicizzazione. Il sindacato sembra navigare tra la sua funzione storica di difensore del lavoro e una nuova identità di attore politico, spesso in aperta contrapposizione con il governo.

Questa dicotomia emerge nel contrasto tra le significative riforme sociali e gli aumenti salariali implementati dallo Stato tunisino, che mirano a migliorare la giustizia sociale e a sostenere il potere d’acquisto, e le proteste sindacali che rischiano di destabilizzare il paese, mentre il governo cerca di consolidare un percorso di crescita economica e sviluppo. La sfida per l’Ugtt, così come per la leadership politica tunisina, sarà quella di incanalare il dialogo e il confronto verso soluzioni costruttive, evitando che le tensioni sociali si traducano in una paralisi che comprometterebbe il fragile percorso di ripresa del paese.

 

Vanessa Tomassini
Vanessa Tomassini

Iscriviti alla newsletter di StrumentiPolitici