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Sicurezza in Libia orientale, Al-Dabaiba chiede un’indagine sul ritrovamento di cadaveri a Bengasi

Bengasi – Tunisi – Il nuovo Primo Ministro della Libia, Abdul Hamid al-Dabaiba, ha chiesto venerdì alla Procura della Repubblica di aprire un’indagine sui corpi che sarebbero stati ritrovati giovedì mattina nel capoluogo orientale, Bengasi, fornendo istruzioni al Ministero dell’Interno sulla gestione dell’incidente. Lo ha indicato lo stesso Primo Ministro in un tweet, con cui ha espresso condoglianze alle famiglie delle vittime, sottolineando che questi eventi non possono essere in alcun modo tollerati, nascosti o accettabili.

Al-Dabaiba ha spiegato di aver dato istruzioni dirette al ministro dell’Interno per affrontare questo incidente, ed ha chiesto al procuratore generale di aprire un’indagine al riguardo. Giovedì mattina, i servizi di sicurezza a Bengasi avrebbero trovato una decina di cadaveri, ammanettati, che presentavano fori di proiettile alla testa, che lascerebbero pensare ad una esecuzione, nei pressi del cementificio nella zona di Al-Hawari, a sud della città. I media hanno fornito numeri contrastanti dei cadaveri ritrovati nell’area, alcuni parlavano di sei, altri di undici, mentre la zona veniva isolata per permettere agli investigatori di completare le procedure previste. I servizi di sicurezza della città di Bengasi non hanno voluto commentare la notizia, ne sono state rilasciate dichiarazioni che confermino o neghino il ritrovamento di questi corpi.

Una situazione economica precaria

La situazione di sicurezza nella regione orientale risulta stabile, con le agenzie che stanno svolgendo un egregio ruolo nel mantenimento dell’ordine pubblico. Residenti e stranieri sono liberi di circolare e di riunirsi, così come si incontrano giovani e bambini che conducono una vita normale in serenità. Tuttavia i residenti denunciano allarmanti episodi di criminalità nelle ultime settimane. Si registra infatti un aumento di furti e tentate rapine, complice la precaria situazione economica, con sempre più famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, ma anche l’aumento di stranieri, provenienti da Egitto e dal sud del Continente africano. Nella notte tra martedì e mercoledì, una banda armata di coltello avrebbe rapinato due farmacie nella periferia di Bengasi. Fonti locali hanno anche riferito di un aumento di piccoli furti e furti d’auto e la popolazione auspica che il nuovo Governo possa fornire risposte concrete a livello finanziario, in vista anche del mese sacro del Ramadan.

Crimini da parte di gruppi armati

Secondo fonti locali, nelle scorse settimane, gruppi armati avrebbero fatto irruzione nella sede orientale della Libyan Central Bank per chiedere il pagamento degli indennizzi per i feriti di guerra. All’inizio di questo mese, Mahmoud al-Werfalli, già ricercato dalla Corte Penale Internazionale per l’esecuzione sommaria di diversi prigionieri accusati di terrorismo, ha devastato una filiale della compagnia Toyota a sud della città.

L’importanza del tessuto tribale

Di fronte a questi crimini, spesso negati o nascosti dalle autorità, le tribù orientali si sono riunite per discutere su come fronteggiarli. La Tribù Al-Obeidat ha rilasciato una dichiarazione con cui condanna gli episodi di sequestro di persona, detenzione forzata, omicidio e violazione delle abitazioni nella regione, chiedendo l’immediato rilascio dei detenuti, compreso Siddiq Al-Mabrouk Al-Obaidi, che resta in stato di arresto senza alcuna accusa formale dal 18 dicembre 2015. Al termine di una sessione di incontri tra sceicchi, dignitari ed esponenti della società civile, il Consiglio tribale ha invitato le autorità giudiziarie e di sicurezza ad intervenire rapidamente ed indagare sui casi di omicidio e sequestro di persona, compresa l’uccisione di molti attivisti e politici. Ha chiesto inoltre la restituzione ai legittimi proprietari di beni immobili che sono stati trafugati a Derna e Bengasi, consentendo il rientro delle persone sfollate da altre aree della Libia e dall’estero.

Un nuovo piano di sicurezza

Sabato 20 marzo, la Camera di Sicurezza di Bengasi ha annunciato un nuovo piano, chiedendo alle attività commerciali di istallare telecamere di sorveglianza che aiutino le agenzie di sicurezza ad individuare i responsabili di attività illegali. Ha anche annunciato l’apertura di uno sportello destinato a ricevere reclami e segnalazioni da parte dei cittadini. Le agenzie di sicurezza hanno anche annunciato l’obbligo di istallare le targhe sui veicoli militari e civili, aggiungendo che gli arresti verranno condotti esclusivamente attraverso la Procura militare.

Bengasi una città proiettata al futuro, ma attenzione alle mafie

Compagnie locali e straniere hanno tratto vantaggi dalla differenza nel cambio tra quello ufficiale e quello del mercato nero. Un ristretto gruppo di persone e uomini d’affari con collegamenti con banche libiche e straniere ha avuto modo di trasferire ingenti somme di denaro all’estero attraverso sofisticati meccanismi che hanno permesso loro di aggirare le normative vigenti. Ciò ha portato nel corso degli anni ad un profondo depredamento delle risorse con sempre più famiglie in difficoltà, mentre loschi attori si sono arricchiti sempre più velocemente. Oggi Bengasi è proiettata al futuro, alla ricostruzione. Stanno sorgendo rapidamente centri commerciali, ospedali, nuovi complessi abitativi, sebbene i residenti guardino con sospetto alla provenienza di questi fondi ed investimenti privati, parlando chiaramente di “mafie” sebbene non ci siano evidenze a riguardo.

Il ruolo destabilizzante dei media

I media continuano ad avere un atteggiamento campanilista e divisorio all’interno della comunità libica. Agenzie media e proprietari di eterogenee pagine di social networks, con base nell’est o nell’ovest del Paese, mettono in evidenza i problemi dell’altra regione o prendono di mira figure pubbliche, e personaggi politici, attraverso campagne di fake news e rumors. Questi personaggi, entrati nel vortice mediatico, sono in alcuni casi diventate vittime. Come nel caso della Parlamentare Seham Sergewa o dell’attivista Hanan Al-Barassi. Campagne mediatiche senza scrupoli riguardano tutte le sfere della vita, compresa l’emergenza coronavirus, attraverso la diffusione di numeri non corretti o di falsi miti che hanno come target alcune città rispetto ad altre, in particolare Misurata. Allo stesso modo, Bengasi è stata target di feroci campagne mediatiche che dipingono una situazione di sicurezza peggiore o migliore di quella realmente percepita.

Un futuro luminoso è possibile

A tal proposito, il nuovo Ministro degli Interni Khaled Mazen ha invitato tutti a supportare il nuovo esecutivo nello svolgimento dei suoi doveri, voltando la pagina del passato, e rifiutando l’incitamento all’odio ed eliminandolo completamente dai media. Mazen ha sottolineato che l’attuale atmosfera positiva dovrebbe essere sfruttata per raggiungere un futuro luminoso attraverso l’integrazione e dando priorità agli interessi della patria, senza trascurare il file dei diritti umani e le condizioni degli sfollati, oltre a lavorare per salvaguardare i diritti e le libertà dei cittadini e degli stranieri allo stesso modo. 

L’attuale eccitazione che ha accolto il nuovo Governo di Unità Nazionale ricorda i giorni successivi all’insediamento di Fayez al-Sarraj, o l’euforia vissuta immediatamente dopo il rovesciamento di Gheddafi nel 2011. Ciò deve essere un avvertimento al nuovo esecutivo e alla comunità internazionale per evitare di ripetere gli errori commessi in passato. Dabaiba e Menfi non devono appollaiarsi nella capitale, ma continuare ad assicurare la loro presenza su tutto il territorio attraverso frequenti visite. Fornire risposte concrete e garantire lo svolgimento di elezioni nazionali, fatti e non slogan, è ciò che i libici chiedono. Se ciò non accadrà, la Libia ricadrà nel vortice di violenza, e tutti dietro le quinte sono già pronti a questa possibilità.

La gente comune a Bengasi e nella Libia orientale vuole vivere in pace e ricostruire il proprio Paese. Guarda al futuro con semplicità, senza perdere l’attacamento alle proprie radici. Si riunisce in strada per suonare musica tradizionale e lavora instancabilmente per migliorare le attuali condizioni. Giovani talentuosi, preparati e con ottime capacità, in particolare le donne, possono fornire un contributo positivo alla costruzione di un nuovo Stato, se non verranno schiacciati da coloro che detengono il potere, dal pregiudizio, nonchè dall’interferenza di attori stranieri che hanno contribuito alle circostanze attuali.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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