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Sempre meno foreign fighters per l’esercito di Kiev

Il 2 giugno, il Ministero della Difesa russo ha fatto sapere che dall’inizio di maggio l’afflusso di foreign fighters intenzionati a combattere per il governo di Kiev è iniziato a calare. La diminuzione è stata finora di quasi la metà: si è passati da 6,6mila a 3,5mila individui. La statistica è scesa anche con le frequenti eliminazioni di mercenari, che avvengono secondo il rappresentante del Ministero a causa del loro basso livello di preparazione e dell’assenza di effettiva esperienza di combattimento; dalla Difesa aggiungono poi che l’obiettivo viene spesso raggiunto grazie alle armi ad alta precisione e a lungo raggio, che colpiscono proprio i centri ucraini di addestramento poco dopo l’arrivo dei contingenti stranieri.

In effetti, dell’impreparazione e del morale basso dei “volontari” occidentali ha parlato di recente anche il Washington Post, che ha effettuato interviste con diversi foreign fighters, in particolare americani. Tutti concordano nel riferire una lampante e triste differenza fra ciò che essi si aspettavano e ciò che hanno effettivamente trovato: equipaggiamento scarso ma rischio alto di essere distrutti dalla superiore potenza di fuoco dei russi, e la voglia di andarsene via dopo aver visto morire i propri commilitoni. Mentre il numero esatto dei mercenari americani rimane sconosciuto, si sa che molti veterani giunti in Ucraina non hanno in realtà mai affrontato dei veri combattimenti in campo aperto o comunque hanno partecipato solamente ad azioni di contrasto verso “insurrezioni asimmetriche”, quindi senza subire bombardamenti costanti da parte di aerei, droni o carri armati. Che cosa significhi in termini pratici trovarsi sotto questo genere di fuoco lo ha scoperto uno degli intervistati dal quotidiano statunitense, il veterano dei Marines “Dakota” (nome di fantasia che si è dato per proteggere amici e famiglia), che ha servito quattro anni come specialista di armi anticarro ed è stato in Afghanistan come contractor, senza però scendere mai in battaglia. Alla fine di aprile, dopo essere andato in Ucraina da volontario per istruire all’uso degli ormai famosi Javelin, è tornato negli USA a curarsi dopo una diagnosi di danni al cervello. La sua coorte di mercenari stranieri è stata agganciata ad un unità dell’esercito di Kiev e mandata a combattere in precarie condizioni: ha visto gli ucraini abbandonare le postazioni e i suoi compagni simulare ferite o spaccare appositamente le mitragliatrici pur di avere una scusa per scappare senza infamia. C’è pure la testimonianza di “Pascal”, veterano dell’esercito tedesco, che parla della frustrazione di ricevere durante le missioni troppe poche informazioni sia sul luogo in cui si trovava la sua unità sia soprattutto su dove fosse il nemico russo. Dopo aver visto due compagni scomparire in una ricognizione, ha deciso di ritirarsi attraversando il confine con la Polonia.

Persino sul Time si parla ormai apertamente dell’inadeguatezza delle migliaia di volontari giunti nel Paese, che con la loro impreparazione non facilitano il corso delle operazioni belliche, ma rappresentano solo delle bocche in più da sfamare per l’esercito ucraino già in grossa difficoltà. Secondo il prestigioso settimanale americano, l’Ucraina è in condizioni molto peggiori di quanto si ritenga comunemente e necessita, e continuerà a necessitare, di un volume sconcertante di aiuti e di sostegno per poter veramente vincere. Il successo nel contrastare fino ad oggi l’avanzata russa è merito anche delle armi generosamente donate da più di 31 Paesi occidentali, che secondo il Time hanno di fatto impedito la caduta di Kiev. Il giornale racconta inoltre di una società ormai internamente disintregata, in cui non ci si fida più nemmeno dei vicini di casa e in cui i molti ucraini russofoni hanno paura ad usare la propria lingua. Pochi giorni fa le autorità ucraine hanno informato della morte di altri quattro volontari stranieri: un francese, un tedesco, un olandese e un australiano. Erano tutti appartenenti alla cosiddetta Legione internazionale di difesa territoriale dell’Ucraina, unità militare che sul proprio sito Internet consiglia agli aspiranti combattenti di rivolgersi all’ambasciata ucraina del loro Paese per essere reclutati. Nel messaggio non vengono però comunicate né la data né le circostanze di tali morti. Il Ministero degli Esteri francese ha confermato il decesso del proprio concittadino: si tratta del primo caduto fra i circa 150 mercenari francesi. Il 9 giugno il portavoce del Ministero della Difesa russo maggior generale Igor Konashenkov ha annunciato la distruzione di un centro di addestramento di foreign fighters nella regione di Zhytomyr, ad ovest di Kiev, la più importante zona di residenza della minoranza polacca nel Paese. L’infrastruttura militare adibita all’addestramento degli stranieri è stata colpita da missili ad alta precisione lanciati dall’aria.

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52 anni, padre di tre figli. E' massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

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