Il Burkina Faso inaugura la sua prima raffineria nazionale di oro

Il Burkina Faso inaugura la sua prima raffineria nazionale di oro

3 Ottobre 2026 0

Il terzo produttore di oro in Africa è il Burkina Faso, che la settimana scorsa ha aperto la sua prima raffineria nazionale. Quello aurifero è il principale comparto di export del Paese, che oggi sta cercando di trarre maggiore profitto dalle 94 tonnellate che è riuscito a estrarre nel 2025.

Dipendenza esterna e traffici illegali

Sul metallo prezioso hanno ancora le mani da una parte i soggetti stranieri in grado di lavorarlo e di importarlo, e dall’altra i terroristi jihadisti e i trafficanti che lo rubano e lo contrabbandano. Secondo un rapporto della ONG internazionale Global Initiative Against Transnational Organized Crime, infatti, il Burkina Faso è uno degli Stati africani che subisce più danni dall’illegalità nel settore dell’oro. Le autorità burkinabé si sono quindi impegnate a riorganizzarne la filiera, intervenendo nella raffinazione oltre che nell’estrazione e nell’esportazione.

Sganciarsi dall’influenza francese

La costruzione della raffineria si inserisce nel quadro del perseguimento degli interessi nazionali, una politica proclamata dal governo salito al potere col golpe militare del 2022 ad opera del capitano Ibrahim Traoré. Quest’ultimo ha fatto nazionalizzare alcune miniere d’oro; oggi sta diminuendo la dipendenza economica del Paese dalla semplice esportazione del metallo grezzo, aumentando l’attività industriale legata alla sua lavorazione. Si tratta di un altro aspetto del suo tentativo di sganciamento dall’influenza dell’ex madrepatria coloniale. In questo senso vi sono stati di recente anche strappi improvvisi, come quello avvenuto lo scorso giugno, quando il Burkina Faso ha comunicato di aver rotto le relazioni diplomatiche e istituzionali con Parigi, accusandola di interferire nelle questioni interne e di coltivare “ambizioni neocolonialiste”.

La prima raffineria nazionale

Per l’export burkinabé, l’oro era già l’articolo dominante prima che Traoré prendesse il potere: nel 2022 la sua quota era circa l’80% del totale, mentre nel 2026 tocca quasi il 90%. E proprio nell’ottica delle migliorie al comparto aurifero, nel 2024 il Burkina Faso aveva sospeso i nuovi permessi di esportazione dell’oro proveniente dalle estrazioni artigianali o semi-meccanizzate. Il motivo essenziale era di fermare l’emorragia: grossi volumi uscivano dal Paese illegalmente, andando a foraggiare soprattutto i gruppi armati integralisti. Il passo ulteriore è stato appunto realizzare una raffineria interamente di proprietà statale, la Raffinerie Nationale d’Or du Burkina Faso (RAFFINOR-BF). Situata presso la capitale Ouagadougou, è costata una cifra equivalente a 19 milioni di dollari. Secondo le previsioni, darà lavoro a 100 persone e il suo indotto ne coinvolgerà 5mila. La capacità iniziale di produzione sarà di 164 tonnellate all’anno, ma in futuro potrebbe arrivare a 515.

Le parole di Traoré

Durante l’inaugurazione dell’impianto, Traoré ha dichiarato: La nostra ambizione va oltre l’oro. L’obiettivo è di rendere il settore minerario un volano per la trasformazione industriale. In futuro, spiega il presidente, il Burkina Faso non si limiterà a estrarre l’oro per poi subito venderlo, ma lo lavorerà, lo controllerà e lo certificherà prima di esportarlo. Le risorse naturali appartengono ai cittadini. (…) Esse devono contribuire a incrementare il loro tenore di vita, nel rispetto dell’ambiente, della giustizia e nell’interesse delle future generazioni. Tra le altre cose, il governo burkinabé ha alzato al 15% la sua partecipazione gratuita ai progetti minerari e tramite l’azienda statale dedicata, la SOPAMIB, ha rafforzato la presa sul commercio dell’oro estratto artigianalmente. L’allargamento del controllo statale su questo campo non andrà comunque a togliere gli operatori privati né a sostituire l’intervento di soggetti internazionali che apportino capitali o capacità tecniche.

Redazione Strumenti Politici
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