Bruxelles: niente più soldi anticipati a Kiev finché non farà le riforme

Bruxelles: niente più soldi anticipati a Kiev finché non farà le riforme

5 Ottobre 2026 0

Bruxelles non intende gettare altri miliardi nel pozzo nero del deficit di Kiev, almeno finché i deputati ucraini non approveranno le riforme che chiede.

Le richieste di Kiev

Già in estate Kiev aveva avvertito gli alleati occidentali che il suo budget statale presentava un buco enorme, impossibile da richiudere coi soli mezzi interni. E soprattutto così profondo da inghiottire le chance di continuazione della guerra. In altre parole, senza urgenti donazioni gli ucraini non potranno proseguire nello sforzo bellico e non potranno nemmeno pagare gli stipendi. Quindi oggi suggeriscono ai vertici UE di anticipare la somma del mega-prestito da 90 miliardi di euro fissata per il 2027. Ma Bruxelles ribadisce che non darà nulla finché la Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, non passerà quelle riforme “occidentali” che invece sta tirando per le lunghe. A causa del ritardo, dicono, fino a questo punto dell’anno l’Ucraina ha ricevuto “appena” 15,7 miliardi di euro. Se invece Kiev farà finalmente i compiti a casa, la UE potrebbe sbloccare l’accesso a una tranche da 34 miliardi.

Però servirebbero al più presto 27 miliardi per il lavoro del Ministero della Difesa e la produzione di droni e missili intercettori. Le stime per il prossimo anno ammontano a più del doppio: Kiev ha comunicato le esigenze di bilancio e di difesa in una cifra che si aggira sui 70 miliardi. Nel frattempo, la Commissione Europea sta facendo i suoi calcoli per valutare quali saranno le reali necessità ucraine nel 2027. Il governo ucraino comunque ha già preso a massimizzare i tagli sulla spesa pubblica. E ora sta pregando non soltanto Bruxelles, ma anche il Fondo Monetario Internazionale, con cui è in corso una trattativa per un prestito da 8 miliardi di dollari, a sua volta legato all’esito delle riforme e delle future elargizioni europee.

Soldi, soldi, soldi

Secondo varie stime, a partire dal 2022 la UE e gli Stati membri hanno dato 227,4 miliardi di euro in qualità di assistenza all’Ucraina. Il 2 ottobre la Commissione Europea ha comunicato che vi sono 33,7 miliardi ancora disponibili per essere concessi nel 2026: di essi ricadono sotto il prestito monstre 29,3 miliardi e 4,4 sono relativi a un altro meccanismo di finanziamento, lo Strumento per l’Ucraina. Lo stesso giorno la Commissione ha altresì comunicato che darà un po’ di ossigeno all’amministrazione pubblica di Kiev e all’implementazione delle riforme: un “regalino” da 2,9 miliardi di euro. Come dichiarato da Ursula von der Leyen, tale pagamento servirà a puntellare la tenuta della stabilità finanziaria del Paese e a sorreggere gli investimenti che a loro volta supporteranno la ricostruzione postbellica.

Le richieste di Bruxelles

Come detto, la Commissione Europea ha legato l’esborso dei fondi all’approvazione e all’attuazione delle riforme considerate indispensabili per adeguare l’Ucraina agli standard UE. Il Parlamento ucraino ha già un parziale via libera a modifiche importanti come la cosiddetta “tassa OLX”, cioè la nuova imposta sui profitti derivanti dalle piattaforme di commercio digitale come Booking, Airbnb, Glovo, Bolt e appunto OLX. Poi c’è l’abolizione dell’esenzione dall’IVA sui piccoli pacchi scambiati con l’estero.

Ma è ancora in ballo un emendamento che indebolirebbe il controllo bancario sulle cosiddette Persone Politicamente Esposte (PEP). Nel quadro della lotta alla corruzione, la UE pretende una supervisione ben maggiore, mentre con questo emendamento le banche avrebbe meno possibilità di fare le verifiche ad esempio sugli alti funzionari statali. La Verkhovna Rada è pressata dalla Commissione: deve fare in fretta, altrimenti non arriveranno nuovi finanziamenti. E dovrà assolutamente fare in modo di non indebolire le norme che riguardano le persone politicamente esposte. Lo hanno sottolineato i commissari Valdis Dombrovskis e Marta Kos in una lettera inviata al presidente del Parlamento ucraino Ruslan Stefanchuk.

Inverno di austerità

Anche il Telegraph mette evidenzia il comportamento dei deputati di Kiev, i quali non vogliono o non possono votare le riforme indicate dagli enti occidentali, mettendo così a repentaglio l’ottenimento della linfa vitale per lo Stato ucraino. Yuliya Markuts della Kyiv School of Economics ritiene che in qualche modo si uscirà dall’impasse, ma il tempo sta ormai scadendo. La guerra è diventata troppo costosa, spiega, e servono sempre più risorse in termini di personale combattente, droni, munizioni e tutto ciò che occorre alla difesa contro i crescenti attacchi russi alle infrastrutture e alle fonti economiche del Paese.

Come scrive il Telegraph, negli ultimi giorni Zelensky ha portato la sua ciotola delle offerte a Bruxelles con un appello disperato: l’Ucraina sta finendo i soldi. Senza un altro giro di denari occidentali, conclude il giornale britannico, gli ucraini potrebbero dover affrontare “un amaro inverno di austerità”, fra bombardamenti, blackout e interruzioni dell’acqua corrente. E il problema è che molti dei governi europei notoriamente generosi con Kiev non sono in condizione di aiutare, essendo essi stessi a corto di fondi.

Martin King
Martin King

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