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Primo incontro tra Kishida e Biden: uniti contro Cina, Nord Corea e Russia

Venerdì è avvenuto il primo incontro ufficiale, da quando ha assunto l’incarico a ottobre di primo ministro del Giappone, tra Kishida Fumio e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden. I leader, come riporta il North Korea Times, prima di ieri avevano intrattenuto solo una breve conversazione a margine del vertice sul clima Cop26 tenutosi a Glasgow lo scorso novembre. Ma Biden ha sempre cercato di mantenere buoni rapporti con Kishida e infatti è stato il primo leader a chiamarlo, la mattina del suo primo giorno di entrata in carica.

L’incontro, in videochiamata, è durato 80 minuti e si è concentrato principalmente sugli assetti e sfere d’influenza nella regione indo-pacifica, sulla escalation di tensioni con la Corea del Nord e sulla questione ucraina. I due leader si sono dati appuntamento ad un prossimo incontro in persona, che probabilmente coinciderà con il prossimo incontro Quad che si terrà nella prima metà del 2022, ma hanno gettato le basi per il proseguo di una proficua collaborazione e cooperazione tra di loro e con i Paesi che la pensano allo stesso modo come Australia, India, ASEAN ed Europa, verso la realizzazione di una regione indo-pacifica libera e aperta. Come riconosciuto da alcuni osservatori il colloquio è apparto molto simile a quello del vicepresidente Mike Pence con il ministro delle Finanze Taro Aso che portò all’accordo commerciale Usa-Giappone. Se però allora al centro dei colloqui era stata la questione economica, in questo caso in primo piano è stata la cooperazione bellica.

La Casa Bianca ha tenuto a precisare in una nota che “I due leader hanno deciso di respingere i tentativi della Repubblica popolare cinese (RPC) di cambiare lo status quo nel Mar Cinese Orientale e nel Mar Cinese Meridionale; hanno sottolineato l’importanza della pace e della stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan e la pacifica risoluzione delle questioni che attraversano lo Stretto; hanno condiviso la preoccupazione per le pratiche della RPC nello Xinjiang e a Hong Kong“.

Sia Biden sia Kishida hanno riconosciuto poi la strategicità del Gruppo Quad (Quadrilateral Security Dialogue – composto dalla collaborazione di Australia, Giappone, India e Stati Uniti – che dal 21 marzo si è formato per affrontare in modo unitario “le sfide determinanti del tempo” che vanno dalla pandemia ai cambiamenti climatici, dalle questioni tecnologiche a quelle dei diritti marittimi). Il Giappone resta preoccupato per le mosse della Cina nel Mar Cinese Meridionale, dove negli ultimi anni è stata intensificata la sua presenza militare, e nel Mar Cinese Orientale e dove esiste una disputa di lunga data su un gruppo di isolotti disabitati amministrati da Tokyo ma rivendicati da Pechino. Biden ha ricordato come quest’area sia oggetto dell’articolo 5 del Trattato di Sicurezza Usa-Giappone e quindi come non possa in alcun modo essere messo in discussione lo status quo. A maggior ragione questa posizione è rafforzata dalla vicinanza di queste isole a Taiwan, una loro conquista da parte della Cina potrebbe costituire il primo passo per invadere Taiwan. Il primo ministro Giapponese peraltro ha espresso la volontà di incrementare la spesa militare del suo Paese anche in ottica di attacco delle basi missilistiche nemiche ricevendo l’approvazione del presidente Usa.

Altro elemento di destabilizzazione dell’area asiatica è stato il ripetuto lancio di missili balistici da parte della Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC), in violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Giappone e Usa hanno ribadito il proprio impegno “Verso la completa denuclearizzazione della penisola coreana” da raggiungere attraverso uno stretto coordinamento sulle questioni inerenti i rapporti con la Corea del Nord (DPRK) e di pari passo con la Repubblica di Corea (ROK).

Certamente c’è molta preoccupazione per l’annuncio da parte della Corea del Nord della ripresa dei test nucleari e missilistici a lungo raggio che era rimasta sospesa da tre anni grazie alla mediazione dell’allora presidente statunitense Donald Trump. Giovedì infatti il rais nordcoreano Kim Jong Un a margine di una riunione del Politburo del Partito dei Lavoratori al potere, ha fissato insieme ai suoi funzionari tra gli obiettivi politici del paese di “rafforzare immediatamente” le capacità militari per contrastare immediatamente quelle che sono state descritte come le “mosse ostili” degli americani. L’ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite Linda-Thomas Greenfield giovedì scorso in seno all’Onu peraltro aveva affermato che Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Irlanda, Giappone, Albania, Brasile, Giappone, Emirati Arabi Uniti e molti altri paesi sollecitavano “il Consiglio di sicurezza a condannare i recenti lanci di missili balistici della Corea del Nord“. Questo tentativo è però naufragato visto la netta opposizione della Cina che avrebbe opposto il veto. E’ stato toccato anche il tema dell’annoso dossier del rapimento di cittadini giapponesi da parte della DPRK e Biden ha chiesto l’immediato rilascio di quelli ancora imprigionati da DPRK.

Sia gli Stati Uniti che il Giappone sono anche preoccupati per la crescente aggressività della Cina nei confronti di Taiwan. La Cina rivendica l’autogoverno di Taiwan come proprio territorio, da annettere con la forza se necessario. Negli ultimi mesi ha intensificato le esercitazioni militari vicino all’isola, inviando spesso aerei da guerra vicino allo spazio aereo di Taiwan. Ma il piatto forte dell’incontro è stato ottenere l’appoggio del Giappone, confermato da Kishida, per rispondere compatti con dure sanzioni contro la Russia se dovesse procedere con una azione militare contro l’Ucraina. Il premier si è mantenuto “abbottonato” su un possibile intervento militare al riguardo, ha però assicurato un sostegno formale alle future mosse di Biden.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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