Parigi prepara alla guerra l’opinione pubblica francese

Parigi prepara alla guerra l’opinione pubblica francese

9 Dicembre 2025 0

Il generale francese Fabien Mandon spalanca una finestra di Overton bella grossa: normalizzare l’idea di una guerra imminente in cui i cittadini perderanno i loro figli.

L’intervento del generale

Sono passate due settimane da quelle dichiarazioni, ma l’eco delle sue parole non si è ancora placata. Intervenuto il 20 novembre al Congresso dei Sindaci il capo di stato maggiore Mandon ha spiegato che la Francia rischia di perdere la prossima guerra se non si prepara materialmente e psicologicamente all’eventualità di un alto numero di vittime e di tribolazioni. In primo luogo deve esserci la sicurezza nazionale, dice, messa oggi a rischio da uno scontro con la Russia entro il 2030. Occorre fissare immediatamente le priorità del Paese, perché “abbiamo tutta la conoscenza e la forza economica e demografica per la deterrenza contro il regime di Mosca”. Ma come i cittadini dovrebbero anzitutto diventare capaci di “accettare le sofferenze al fine di proteggere ciò che siamo”. Oggi infatti non sono preparati ad “accettare la perdita dei propri figli, a soffrire economicamente perché la priorità verrà data alla produzione bellica”.

Le reazioni negative del mondo politico

Le sue parole non sono cadute nel vuoto, ma hanno scatenato la reazioni dei grandi partiti fuori dal governo, sia a destra che a sinistra. Queste formazioni hanno votato in Parlamento contro l’invio di aiuti militari all’Ucraina, vogliono che la Francia lasci il comando integrato della NATO oppure l’Alleanza stessa. La loro obiezione è facile: è di una gravità inaudita provare a normalizzare la prospettiva di una guerra quando manca il consenso popolare su questa necessità e sulla destinazione risorse alla lotta contro un Paese che non tutti i francesi percepiscono come una minaccia.

Jean-Luc Mélenchon, leader del partito La France Insoumise, Si dice “in totale disaccordo” col generale: non spetta a lui esortare i sindaci o chiunque altro a fare preparazioni a una guerra non decisa da nessuno. Né dovrebbe anticipare sacrifici che sarebbero conseguenza dei nostri fallimenti diplomatici e su cui non hanno interpellato l’opinione pubblica. Il segretario del Partito Comunista Fabien Roussel definisce l’intervento “pericoloso” e denuncia la marea di soldi (7 miliardi) finita alla difesa invece che agli enti locali: “scegliamo la pace e rifiutiamo la logica della guerra”. Il deputato Sébastien Chenu del partito Rassemblement National in un’intervista televisiva ha negato che il generale abbia legittimità per fare tali affermazioni e teme che abbia in realtà espresso il pensiero del presidente Macron. Dal medesimo partito parla il sindaco di Perpignan Louis Aliot: non credo vi siano molti francesi pronti ad andare a morire per l’Ucraina.

Un sondaggio

Mandon è diventato capo di stato maggiore lo scorso settembre. Nella sua prima audizione parlamentare ha asserito che l’esercito francese dovrebbe essere pronto a un confronto con la Russia nei prossimi tre-quattro anni. Ha ripetuto il concetto in un’intervista al giornale Ouest-France. Mandon insiste non solo sul potenziamento e sul miglioramento dell’esercito, ma anche sul “riarmo morale” della nazione, coinvolgendo in questa presa di coscienza tutti i cittadini. In parte deve esserci riuscito, perché un sondaggio della settimana scorsa, pubblicato dalla rivista di affari internazionali Le Grand Continent, ha rivelato come la maggioranza dei francesi tema o ritenga probabile uno scontro con la Russia nei prossimi anni. Una percentuale maggiore ritiene poi che la Francia non è capace di difendersi adeguatamente, pur avendo l’arma atomica. Il sondaggio è stato condotto in nove Paesi su un campione complessivo di 10mila persone, con cifre variabili a seconda del posto.

 

Redazione Strumenti Politici
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