Orbán accusa Bruxelles di volere l’Ucraina nella UE per agevolare i piani di guerra contro la Russia
Il primo ministro magiaro Viktor Orbán ha parlato alla Conferenza dei Conservatori tenutasi in questi giorni a Budapest. Il suo è stato quasi un discorso programmatico, nel quale si è espresso con forza sul tema dell’Ucraina e del suo rapporto pericoloso con l’Unione Europea.
Trump, Fico e i patrioti europei
Orbán è stato salutato da un video di Trump, che lo ha definito “uomo forte” e gli ha promesso che si incontreranno presto. A sua volta il premier ungherese ha dato il benvenuto al suo omologo slovacco Robert Fico, descrivendolo come il più “tosto” dei patrioti, essendo sopravvissuto lo scorso anno ai colpi di pistola di un attentatore. Poi ha esaltato il cambiamento avvenuto quest’anno, quasi una “svolta di civiltà” che con il “tornado” Trump ha ridato speranza in una vita normale e in pace. Ha elogiato le mosse fatte subito della Casa Bianca: espulsione dei clandestini, divieto allo woke nell’esercito e soprattutto l’aver svelato le azioni subdole della rete liberale di Soros in America e nel resto del mondo. Ed ecco che anche in Europa abbiamo oggi dei leader patrioti che con tenacia lottano per i propri Paesi contro gli attacchi eterodiretti dei centri di potere liberali, dice Orbán.
Piani e sogni
Il premier ungherese accusa la UE di aver rubato il vero sogno europeo, quello di stare insieme e non avere guerre, ma prosperità. Bruxelles lo ha trasformato in un incubo. Gli europei non si sentono sicuri nelle loro città e nemmeno nelle loro case, stanno diventando stranieri nella propria terra. Non c’è integrazione dei migranti, ma sostituzione etnica. Il piano dei liberali per l’Europa è infatti ucciderne cultura e tradizioni. E intanto i leader patrioti nei vari Paesi vengono trascinati in tribunale e processati (Orbán cita Salvini, la Le Pen e il partito tedesco AfD). Poi attacca le politiche green che stanno soffocando le economie nazionali e che sono diventate una sorta di “parodia”. Ma l’Ungheria ha un piano, spiega, ed è un piano patriottico: sovranità invece di debiti comuni imposti da un’economia centralizzata; libertà politica e di parola; ritorno alle tradizioni cristiane senza cedere a quelle dei migranti.
No alla guerra e quindi no all’Ucraina nella UE
Ma il punto su cui spinge di più è quello della pace. Gli europei non vogliono che si combatta un conflitto sul Vecchio Continente, che sarebbe portato dall’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. Questi ultima oggi è controllata dai liberali, che in USA sono stati sconfitti e Trump non permette loro di fare danni. Ma a Bruxelles intendono mettere in piedi un’economia di guerra: per loro il motore della futura economia europea dovrà essere proprio la guerra. Vogliono un continente indebitato, dove abolire la libertà e ridurre i cittadini all’obbedienza. La chiave che apre il percorso verso tale lugubre obiettivo è l’adesione dell’Ucraina alla UE. Vogliono farcela entrare il prima possibile, avverte Orbán, proprio per continuare il conflitto di Kiev con Mosca, anzi scatenare lo scontro aperto dei Paesi UE-NATO contro la Russia.
I pericoli dell’adesione ucraina
Non è certo la prima volta che Orbán mette in guardia contro tale pericolo. Ne aveva parlato a marzo alla Camera di Commercio e Industria della capitale magiara. Rivolgendosi agli imprenditori ungheresi, ha ammonito che Kiev come membro distruggerebbe l’economia europea. Ma Budapest farà di tutto per impedirlo, spiega. L’Ungheria dice “no” già adesso, perché oggi paga comunque le spese degli enormi aiuti materiali che Bruxelles concede all’Ucraina, finanziandone di fatto lo sforzo bellico (sempre di più, dato che gli USA si stanno defilando). Anche il deputato e funzionario governativo Tamás Menczer ha enunciato le nefaste conseguenze di un’Ucraina membro UE. Accelerando l’ingresso di Kiev, Bruxelles taglierà le forniture energetiche e di materie prime dalla Russia, facendo così aumentare le bollette e il costo della vita dei cittadini ungheresi ed europei. L’Ungheria però non vuole permetterlo, perché per il suo governo la priorità è l’interesse dei suoi cittadini.
L’intervento del premier georgiano
Di Ucraina ha parlato anche il primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze, intervenuto alla prima giornata della conferenza conservatrice presso il Centro per i diritti fondamentali (Alapjogokért Központ). Ha precisato che il suo Paese desidera ancora l’integrazione europea, ma senza essere costretti da Bruxelles a sacrificare la sovranità e la dignità. E proprio contro la sovranità di Tbilisi i media internazionali hanno lanciato un attacco coordinato, con l’aiuto e i finanziamenti dell’USAID e del deep state globale, denuncia Kobakhidze. Fortunatamente oggi vi è chi sta operando per smantellare questi elementi, dice, ma la Georgia deve ancora resistere a chi vorrebbe che aprisse un fronte contro la Russia. Tbilisi si sta invece impegnando per la pace in Ucraina e rifiuta di essere trascinata nel conflitto.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.

