Tra Meloni e Macron c’è il mediatore Merz, ma la premier dice no alle truppe in Ucraina
Secondo il Financial Times il cancelliere tedesco Friedrich Merz avrebbe cercato di raffreddare un’aspra disputa diplomatica tra Roma e Parigi.
Macron nervoso
Il tema del contendere era l’esclusione della premier Giorgia Meloni dall’incontro di quei leader europei che si definiscono “coalizione dei volenterosi”. Il problema sembra essere stato il sostanziale rifiuto italiano di mandare le proprie truppe in Ucraina come forza di pace o di interdizione o nel ruolo che dovrebbe essere determinato dai Paesi-guida del gruppo. Macron, piuttosto nervoso ultimamente, se la dev’essere presa: ha detto e fatto di tutto per non invitare la Meloni al vertice di coordinamento con Washington sulla questione ucraina. E poi l’ha accusata in modo piuttosto esplicito di diffondere “false informazioni” sui motivi della sua assenza.
Dichiarazioni contrastanti
La Meloni, rispondendo ai giornalisti che rimarcavano la sua mancanza dall’incontro, ha precisato che l’Italia ha da tempo dichiarato di non essere disponibile a mandare truppe in Ucraina. Non avrebbe senso per noi partecipare a dei formati che hanno degli obiettivi sui quali non abbiamo dichiarato la nostra disponibilità. A quanto pare, dunque, è questa la ragione per cui non le è stato permesso di unirsi a Merz, Macron, Starmer e Tusk per discutere l’esito dei colloqui in Turchia fra le delegazioni di Mosca e di Kiev. Però il presidente francese ha affermato che del dispiegamento delle truppe dei Paesi europei non si era parlato lo scorso fine settimana nei rispetti vertici dei “volenterosi” a Tirana e poi a Kiev, dove si era recato viaggiando col primo ministro britannico e col cancelliere tedesco. Macron sostiene che la discussione ha riguardato la possibilità di un cessate-il-fuoco.
I “volenterosi” hanno discusso davvero di tregua?
Ed ecco che le opposizioni sono andate a nozze nell’attaccare la premier accusandola di mentire all’opinione pubblica. Resta il fatto che tutte le dichiarazioni provenienti da Francia, Regno Unito, Germania e Polonia vanno dritte nella direzione opposta a quella di un dibattito rivolto alla costruzione della pace. Non è un caso che i leader del piccolo gruppo di Paesi citati dal Financial Times siano gli stessi che hanno dato l’okay a Kiev per l’utilizzo dei missili di lunga gittata contro il territorio russo. Una scelta che allontana la pace. E soprattutto esclude la possibilità che l’Europa sieda al tavolo delle trattative in qualità di interlocutore credibile.
Le belle parole di Merz
Merz ha cercato di rassicurare la Meloni affermando che Roma avrà sicuramente un ruolo in tutte le iniziative di pace riguardanti l’Ucraina. Ha promesso di impegnarsi in sede UE per far rientrare l’Italia in ognuno di questi sforzi. Ha rimarcato il fatto che l’Europa non possa permettersi spaccature, ed è probabilmente questo il vero motivo per del suo afflato diplomatico verso la Presidente del Consiglio. Ma non può bastare qualche frase di buona volontà del Cancelliere per appianare quell’antipatia di lunga data che c’è con Macron. Inoltre Merz deve lavorare con lei anche per rassicurarla dell’amicizia di Berlino, posto che nemmeno col suo predecessore Scholz la Meloni andava particolarmente d’accordo.
Coordinamento con Washinton oppure allontanamento
La settimana scorsa la “coalizione dei volenterosi” si nuovamente riunita per elaborare una sorta di piano B qualora Washington si defili completamente dal sostegno militare a Kiev. A quanto pare, l’atmosfera all’interno del gruppo non delle più serene. I suoi esponenti si mantengono realistici, ben sapendo che gli USA stanno davvero pensando di interrompere l’assistenza agli ucraini. Londra e Parigi stanno valutando ipotesi concrete quali l’invio di truppe dopo il cessate-il-fuoco e un impegno strutturato e di lungo termine per sostenere Kiev nel prossimo futuro, con o senza Washington. Dunque dal coordinamento con la Casa Bianca si passa ormai all’allontanamento. I leader europei danno quasi per scontato che Trump mollerà l’Ucraina appena possibile.

Libero pensatore. Ha seguito percorsi di studio umanistici per poi dedicarsi all’approfondimento della politica italiana sia dal punto di vista sia antropologico sia di costume. Ha operato come spin doctor

