Torna il tono aggressivo di Zelensky che sventola promesse di armi dal G7

Torna il tono aggressivo di Zelensky che sventola promesse di armi dal G7

29 Giugno 2026 0

Zelensky ha annunciato che arriveranno aiuti forti dai Paesi del G7 e decisivi al punto da costringere la Russia a chiedere essa stessa la pace. Il presidente ucraino è uscito dal torpore e ha assunto toni spavaldi, quasi aggressivi. Pare di essere tornati ai tempi in cui Kiev si vantava di essere la beneficiaria delle wunderwaffen occidentali e prometteva una roboante vittoria totale su Mosca.

Operazione calcolata

Nel suo discorso alla nazione di qualche giorno ha spiegato che le Forze armate ucraine stanno conducendo un’operazione “attentamente calcolata” e che stanno gettando le basi per far sì che Mosca voglia finalmente la pace. Questo lavoro particolare riguarda anche la Crimea, che Kiev sembrava rassegnata a perdere. E invece Zelensky riaccende le speranze: se l’Ucraina riceverà esattamente ciò di cui abbiamo parlato coi nostri partner al G7 – e ciò dipende da una loro decisione – allora creeremo subito le condizioni per costringere la Russia a scegliere la pace.

Aggiunge poi che i militari ucraini stanno colpendo quegli obiettivi che sono il supporto allo sforzo bellico russo sia nei territori annessi che in quelli interni della stessa Federazione Russa. Si appella quindi agli ucraini che vivono nei territori “temporaneamente occupati” come la Crimea e le oblast di Donetsk e di Lugansk e li invita a credere che da Kiev lottano per liberarli.

Le grandi promesse dei Sette Grandi

Al G7 gli hanno promesso tutto quello che serve per riprendersi il Donbass e la Crimea, rassicura Zelensky. Per adesso è una promessa, si badi bene, della quale gli ucraini attendono una conferma dai partner internazionali, i quali secondo Zelensky hanno compreso esattamente le necessità di Kiev. In particolare si tratterebbe dei mezzi di difesa antiaerea e di misure per assicurare le forniture energetiche, oltre a un’aumento della pressione sanzionatoria sul piano economico contro Mosca. Zelensky ha dato questi dettagli non in televisione, ma con un post su X: i nostri partner ci garantiranno il supporto per la nostra difesa e per la resilienza energetica.

Gongolano anche alcuni capi europei come il cancelliere Merz, secondo cui questo summit ha mostrato che il sostegno a Kiev è “forte come raramente è mai stato prima”, mentre Macron ha sottolineato una “convergenza senza precedenti” fra i leader del G7, incluso Trump. Ma sono appunto i Patriot americani a mancare di più alla difesa aerea ucraina. Zelenksy ha chiesto la licenza di produrli nel Paese, ma gli alleati per il momento hanno solo promesso che considereranno l’ipotesi di fabbricare direttamente in Ucraina alcuni sistemi d’arma occidentali. Il G7 ha quindi promesso qualcosa che aiuti gli ucraini a proteggersi dagli attacchi dal cielo, ma non hanno concesso troppi dettagli.

Gli ucraini vincono indietraggiando…

Zelensky voleva impressionare il presidente americano mostrandogli come sul campo le cose stiano andando molto meglio di prima per Kiev. In effetti i droni hanno colpito in profondità le regioni russe, danneggiando infrastrutture e impianti petroliferi, ma anche obiettivi civili. Secondo lui, i russi starebbero spostando le difese aeree tutto intorno a Mosca e ad altre località, lasciando così sguarnite diverse zone sensibili. I colpi alle raffinerie avrebbero tolto ai russi la benzina, causando disagi e polemiche interne. Dunque è venuto il momento per i Sette Grandi di fare uno sforzo e aiutare gli ucraini ancora di più.

La verità però è che il campo dice altro: le truppe ucraine devono progressivamente indietreggiare e lasciare spazio a quelle russe, che spingono sempre più a ovest le postazioni di lancio ucraine e conquistano le ultime città-fortezza della cintura difensiva del Donbass. Zelensky specifica che in realtà l’Ucraina non ha mai voluto questa guerra, ma che ha sempre desiderato pace, fin dal primo giorno di ostilità. Forse dimentica quanto accaduto a Istanbul nel 2022 o in altre occasioni di tavoli mancati, ignorati o saltati ad opera dei suoi rappresentanti. Ma ciò che conta per Zelensky sono le garanzie di sicurezza. E aggiunge che il Cremlino sa che una pace giusta è possibile. Giusta per l’Ucraina, si intende.

Martin King
Martin King

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