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Norvegia: rimpasto nel governo di minoranza, mentre il costo dell’elettricità schizza alle stelle

La Norvegia si trova in mezzo a un’altra crisi istituzionale: il premier Gahr Støre, alla guida di un governo di minoranza insieme al Partito Centrista dall’ottobre 2021, è alle prese con un rimpasto ministeriale e con la ricerca di un nuovo vice per il suo partito. Causa dello sconvolgimento sono le dimissioni di Hadia Tajik, ministra del Lavoro e dell’Inclusione Sociale, che era anche la numero due del Partito Laburista di cui Støre è leader: quest’ultimo sta pure affrontando le polemiche sollevate da chi lo accusa di non aver selezionato con sufficiente attenzione i candidati ministri. Tajik, trentanovenne di origine pakistana, ha lasciato il posto di ministro dopo lo scandalo che l’ha coinvolta per l’utilizzo improprio di sussidi abitativi e il mancato pagamento delle relative tasse. La sua giustificazione è che si sia trattato di “errori” e di “valutazioni non corrette”, mentre i suoi sostenitori dicono che sia semplicemente finita vittima di una lotta di potere e della vendetta di coloro che appoggiano l’ex numero due del partito Trond Giske (che aveva dovuto dimettersi a seguito delle accuse di molestie sessuali emerse con lo scandalo Me-too). Le rivelazioni che hanno costretto Tajik ad andarsene sono state fatte dal quotidiano Verdens Gang, uno dei più letti della Norvegia; tuttavia, già da qualche tempo la ministra era finita nel mirino dei giornalisti con le loro domande sulle agevolazioni abitative di cui avrebbe ingiustamente approfittato. Se ne era interessato il giornale più diffuso del Paese, Aftenposten, al quale la Tajik aveva rivolto critiche feroci accusandolo di voler montare uno scandalo giornalistico.

Le ricadute del confilitto in Ucraina sul mercato petrolifero potrebbero essere molto positive per la Norvegia, che estrae greggio al largo delle sue coste e che non fa parte dell’Unione Europea. Si calcola che gli introiti del comparto oil&gas norvegese aumenteranno fino a sei volte rispetto alle previsioni contenute nel budget statale. Oltre alle eccezionali prospettive di guadagno, si aprono altresì degli interrogativi morali. A Olso cominciano a circolare queste domande: ora che avremo più mezzi finanziari, dovremo essere più generosi negli aiuti ai Paesi stranieri? È giusto arricchirsi mentre altre nazioni sono entrate in sofferenza? E resta sempre aperta la questione di come produrre energia affidandosi a modalità più rispettose dell’ecologia, senza tuttavia perdere i profitti e rimanere senza elettricità. Ed è proprio l’energia elettrica che sta diventando estremamente costosa persino per gli stessi cittadini norvegesi; essa infatti proviene in gran parte dalle centrali idroelettriche del Paese, ma le bollette mensili sono aumentate di almeno uno zero. Da una parte, la colpa viene attribuita alla recente scarsità di pioggia e neve per riempire i bacini, dall’altra alle leggi europee troppo stringenti alle quali Oslo deve sottostare in base ai trattati commerciali con la UE: secondo molti norvegesi, lo Stato dovrebbe assumere il controllo del mercato dell’energia elettrica, ma alcuni esperti rispondono che ciò non servirebbe perché il fenomeno non riguarda la sola Norvegia, ma l’intero continente, e perché ormai domanda e offerta hanno perso il loro equilibrio.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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