Niente Tomahawk per Zelensky. Tutti delusi in Ucraina e pure in Germania

Niente Tomahawk per Zelensky. Tutti delusi in Ucraina e pure in Germania

20 Ottobre 2025 0

Venerdì scorso si è tenuto a Washington il faccia a faccia fra Trump e Zelensky, il quinto dall’inizio dell’anno. Le attese della presidenza ucraina erano elevate. Lo era anche la convinzione di ricevere subito i missili a lunga gittata Tomahawk coi quali costringere Mosca alle trattative. Ma il risultato è stato deludente per tutti.

Aspettative illusorie

Zelensky si è recato negli USA sperando di raccogliere i frutti della frustrazione e dell’insofferenza che Trump sembrava nutrire verso Putin. Dal canto suo, il presidente ucraino portava in dote una proposta di droni avanzati da fornire all’America. Poco prima della sua partenza uno dei suoi fedelissimi, il presidente del Parlamento Ruslan Stefanchuk, dichiarava alla BBC che questo sarebbe stato un “momento storico importantissimo”. Aggiungeva poi che il vertice imminente avrebbe dato i Tomahawk all’Ucraina e avrebbe mostrato al mondo che Trump ha capito che di Putin non si deve fidare, ma che occorre agire per fermare il conflitto. Invece è successo l’esatto contrario. Washington e Mosca si sono intese per un nuovo summit, forse da tenersi a Budapest, e i missili a lungo raggio Kiev per adesso se li può scordare.

Zelensky non solo è rimasto a mani vuote, ma si è pure sorbito l’esortazione di Trump a trovare un’accordo con Putin e a mettere fine alla guerra una volta per tutte. Che le truppe si arrestino dove sono: l’importante per la Casa Bianca è che non vi sia più morte e distruzione. Gli USA non vogliono in nessun modo un’escalation. Zelensky ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco e ha sottolineato ai giornalisti come Trump non è che abbia proprio rifiutato i Tomahawk, ma si è limitato a rimandarne la decisione. Quindi per adesso va bene così, dice.

Tutti delusi

A Kiev non sono affatto sorpresi da questo risultato. Ma sono comunque delusi e amareggiati. I media occidentali che hanno intervistato i cittadini e i militari ucraini riferiscono come questi credessero di poter finalmente possedere il tanto sognato “game changer”, l’arma in grado di ribaltare le sorti dello scontro. Poiché non è arrivata, dicono, che allora ci sia finalmente la pace, perché non ne possono più. O che si continui a combattere, però avendo come obiettivo distruggere veramente le capacità offensive di Mosca. Tuttavia a questo scopo – ammesso che sia fattibile – mancano troppi elementi essenziali, a partire dagli uomini e dalle armi.

Il clima generale è di delusione non soltanto in Ucraina. L’ex ambasciatore tedesco all’ONU Christoph Heusgen è rimasto contrariato da come Putin sia riuscito ancora una volta a dissuadere Trump dall’intraprendere un’azione decisiva a supporto di Kiev. Sembra quasi, dice, che il leader del Cremlino sia in grado di “manipolare” l’inquilino della Casa Bianca. Ne è convinto anche l’esperto del German Council on Foreign Relations Stefan Meister, secondo cui “Putin tiene in mano Trump” e fa in modo che gli USA non diano nuove armi a Kiev né impongano nuove sanzioni sulla Russia. La nota positiva per lui è che oggi Zelensky è preparato molto meglio di prima a interagire con Washington. Magra consolazione, perché ma la nota negativa è questa: l’interesse di Trump non risiede nell’Ucraina, ma nella normalizzazione dei rapporti con la Russia.

Martin King
Martin King

Iscriviti alla newsletter di StrumentiPolitici