Mar Rosso. Le minacce all’Italia e gli interessi degli Stati del Golfo

Mar Rosso. Le minacce all’Italia e gli interessi degli Stati del Golfo

10 Marzo 2024 0

Non attacchiamo l’Italia in quanto tale, ma se intralcia la nostra azione non ci lascia altra scelta“. In Yemen, gli Houthi rispondono con le minacce all’impegno italiano a difesa delle navi nel Mar Rosso. Lo ha dichiarato Zayd Gharsi, direttore del dipartimento dei media della presidenza della Repubblica a Sanaa, in una intervista all’Ansa, ricordando l’abbattimento del drone lo scorso 2 marzo dalla nave Caio Duilio della Marina militare.

È un peccato che l’Italia abbia abbattuto un nostro drone. Noi ci comporteremo di conseguenza“, ha affermato, dopo aver ricordato che gli Houthi non hanno fatto la guerra all’Italia né agli altri Paesi europei. “La nostra lotta è per la difesa dei palestinesi contro l’aggressione sionista – ha affermato Gharsi –. I nostri droni e le nostre armi sono puntate su Israele e su chi difende Israele di fronte alle nostre coste”, ha poi ribadito il funzionario. “L’Italia è per noi un Paese amico, con una grande tradizione marinara e di cultura del mare“, ha aggiunto, domandandosi perché Roma abbia deciso di partecipare alla coalizione degli americani e degli inglesi.

L’esposizione italiana

Sebbene l’Italia non faccia parte dell’operazione Prosperity Guardian lanciata da Washington con una coalizione per rispondere agli attacchi Houthi alle navi nel Mar Rosso, è presente nella missione europea Atalanta – che da anni sorveglia l’area contro la pirateria somala e ora è passata sotto il comando italiano – e da qualche giorno anche nella missione Aspides, lo scudo europeo contro gli attacchi terroristici, dopo il voto favorevole del Parlamento.

Lo scenario geopolitico in Medio Oriente è in continua evoluzione soprattutto alla luce degli interessi e delle preoccupazioni dei Paesi del Golfo che starebbero cercando di ottenere ampi vantaggi dal conflitto in Palestina e dalla situazione nel Mar Rosso.

Gli interessi dei Paesi del Golfo

Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita, stanno approfittando del conflitto nella striscia di Gaza per perseguire i propri obiettivi e rinforzare la propria leadership nella regione. Nonostante abbiano combattuto fianco a fianco nello Yemen, anche gli Emirati e l’Arabia Saudita sono da anni in competizione per estendere l’influenza all’interno della regione.

Dallo Yemen alla Libia, dal Sudan a Gibuti, questi attori si stanno muovendo rapidamente per ottenere il controllo sul Mar Rosso e il Golfo di Aden. È chiaro che la posizione strategica e le risorse dello Yemen lo rendono un’arena importante, portando alla competizione tra questi due alleati nonostante condividano obiettivi generali come ripristinare il governo riconosciuto a livello internazionale del presidente Abdrabbuh Mansour Hadi e contrastare i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran. Sia

Abu Dhabi che Riad oltre a voler garantire i propri interessi marittimi nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, rotte commerciali globali, sono particolarmente preoccupati per il fatto che i ribelli Houthi non solo contribuiscono all’interruzione del traffico marittimo, ma rappresentano anche una minaccia imminente per la loro sicurezza. Già da tempo gli Emirati starebbero cercando di estendere la propria influenza in quest’area, aggirando lo Stretto di Hormuz ed evitare le minacce dell’Iran, ma soprattutto di sbaragliare la concorrenza di Cina e Turchia nel Corno d’Africa così da controllare non solo le rotte marittime ma anche il prezzo del petrolio.

Il disaccoppiamento degli Emirati Arabi dall’Arabia Saudita

Gli Emirati Arabi Uniti inizialmente avevano obiettivi simili a quelli dell’Arabia Saudita nello Yemen, ma in seguito hanno adottato un approccio più indipendente, perseguendo i propri interessi nello Yemen meridionale attraverso il sostegno al Consiglio di transizione meridionale (STC), un gruppo separatista che cerca maggiore autonomia o indipendenza per il sud del Paese.

Inoltre, i massicci investimenti degli Emirati nelle forze navali, come dimostra un accordo di armi da 982 milioni di dollari per quattro pattugliatori offshore Falaj-3, mostrano chiaramente le ambizioni marittime di Abu Dhabi. Gli Emirati hanno anche aderito a diverse iniziative regionali, come l’Operazione Sentinel, che mira a proteggere la navigazione e il commercio internazionale nello stretto di Hormuz, così come l’EMASOH, una missione europea di pattugliamento e sorveglianza a guida francese a Hormuz, ospitandone il quartier generale.

Oltre alle dimensioni diplomatiche e militari, gli Emirati hanno effettuato significativi investimenti geoeconomici sui corsi d’acqua della regione, con DP World che è la principale forza trainante dell’emergente “impero” marittimo geo-commerciale degli Emirati Arabi Uniti, dopo aver ottenuto il controllo sui principali porti strategici e punti costieri, tra cui Aden, Hadramawt , Shabwa e Taiz, nonché sull’arcipelago di Socotra e sull’isola di Mayun nello Stretto di Bad al Mandab.

Lo scacchiere saudita

L’Arabia Saudita ha seguito una strategia simile, concentrandosi sull’assicurare il controllo su importanti porti del paese come Mahra Nistun, Mukalla e Mokha sostenendo l’insediamento di un governo favorevole a Riyadh. Tra gli obiettivi del Regno, la costruzione di un oleodotto verso il Mar Arabico, aggirando lo Stretto di Hormuz e negando agli Houthi o all’Iran la possibilità di interrompere le esportazioni di petrolio saudita.

Gli obiettivi marittimi sauditi sono stati delineati anche nel piano Vision 2030 del Paese e si concentrano principalmente sul Mar Rosso, poiché il regno mira a svilupparsi come un importante hub regionale turistico e logistico. A tal fine, ha avviato nel 2020 la creazione dell’Alleanza del Mar Rosso per migliorare la cooperazione nelle aree delimitate dal Mar Rosso e dal Golfo di Aden.

Finora hanno aderito all’iniziativa otto paesi, tra cui Giordania, Gibuti, Sudan, Somalia, Egitto e Yemen. Secondo l’Energy Information Administration statunitense, circa il 10 per cento delle esportazioni mondiali di petrolio passano attraverso Bab El Mandab, e la maggior parte proviene dal Golfo. Ecco perché l’Arabia Saudita è interessata ad aumentare la sicurezza nel Mar Rosso, afflitto dalla pirateria e da gruppi terroristici provenienti dalla Somalia. A questa iniziativa ha contribuito anche il costante timore che l’Iran possa stabilire un punto d’appoggio più forte nello Yemen e nel Mar Rosso attraverso i suoi alleati Houthi.

Redazione Strumenti Politici
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