L’Ungheria continuerà ad acquistare il petrolio russo: vittoria di Orbán a Washington

L’Ungheria continuerà ad acquistare il petrolio russo: vittoria di Orbán a Washington

9 Novembre 2025 0

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán si è recato la scorsa settimana alla Casa Bianca per chiedere l’esenzione sull’import di petrolio russo nel suo Paese. E l’ha ottenuta, insieme ai complimenti e al sostegno politico da parte di Trump in vista delle elezioni di aprile.

Ottimi rapporti con Trump

Il presidente americano lo ha pubblicamente chiamato “buon amico”, “grande leader” e “uomo forte”. L’intero vertice si è svolto davanti alle telecamere in un clima di simpatia e cordialità. I due sono allineati politicamente sulle medesime posizioni in politica interna, a partire dalla lotta all’immigrazione clandestina passando dal ripristino dei valori tradizionali e della normalità dei generi sessuali. Orbán si era recato lo scorso ben tre volte in visita alla residenza di Trump in Florida ed è stato l’unico capo di governo europeo ad appoggiarlo apertamente durante la campagna elettorale. È stato anche il primo leader straniero a congratularsi con lui per la riconquista della Casa Bianca.

Ricerca delle vie diplomatiche

In politica estera sono allineati nella ricerca di soluzioni diplomatiche ai conflitti nel mondo. Proprio Orbán ha offerto Budapest come luogo per il secondo vertice Putin-Trump che avrebbe potuto tenersi in ottobre. Poi è saltato perché Washington non ha ritenuto conveniente effettuarlo fintanto che Mosca non dia determinate risposte positive. Il presidente americano non gli ha dato alcuna indicazione sulla possibile data di svolgimento; per il momento è stato rimandato sine die, nonostante i ripetuti inviti di Orbán ad accogliere nella capitale entrambi i leader. Il premier magiaro ha elogiato Trump per i suoi “eccezionali” sforzi di pace, che evidenziano ancor di più l’ostacolo rappresentato da Bruxelles e da certi governi di Paesi UE che preferiscono continuare la guerra credendo ancora che l’Ucraina possa vincere sul campo. E conclude amaro: Costoro hanno frainteso la situazione.

Esenzione totale

Oggi il risultato più importante di Orbán è stata l’esenzione per compare ancora il petrolio russo. Il contenuto dell’accordo non è stato pubblicato, ma ciascuna delle parti ha rivelato alcuni dettagli. Anzitutto, l’esenzione vale per un anno e permette a Budapest di non aderire alle sanzioni imposte a ottobre dagli USA su due compagnie petrolifere russe, la Lukoil e la Rosneft. Dunque in Ungheria continuerà ad arrivare petrolio siberiano grazie all’oleodotto Druzhba. Orbán ha definito “vitale” l’approvvigionamento di petrolio e gas dalla Russia per il suo Paese, che non ha sbocchi sul mare e quindi nemmeno un porto a cui far attraccare navi tanker o metaniere. Ha spiegato che non è una questione di schieramenti, ma di sopravvivenza economica: Un oleodotto non è una questione ideologica o politica. È una realtà fisica dal momento che non siamo dotati di porti.

Contrasto con Bruxelles

Trump ha detto ai giornalisti che comprende la situazione dell’Ungheria e le sue difficoltà di reperimento di risorse energetiche. Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, nel 2024 Budapest prendeva dalla Siberia il 74% del gas e l’86% del petrolio. Con queste cifre, è evidente che un taglio alle importazioni, come chiesto e desiderato dalla Commissione Europea, provocherebbe danni enormi all’economia ungherese. Se venisse tagliato solo il gas, ad esempio, l’Ungheria perderebbe più del 4% del suo PIL. Bruxelles intanto spinge per smettere del tutto le importazioni russe entro fine 2027. In questi anni Orbán è riuscito a strappare esenzioni da Bruxelles, ma a ogni vertice UE sull’energia e sull’Ucraina il problema si ripresenta e le discussioni ritornano.

Una vittoria politica

La concessione rappresenta una grossa vittoria politica sul piano interno in vista delle elezioni parlamentari di aprile, per le quali il giovane sfidante Péter Magyar batte sull’incapacità del governo di risolvere le difficoltà economiche del Paese. Continuando ad avere l’approvvigionamento dalla Russia, invece, Orbán potrà evitare un aumento dei prezzi e delle bollette che farebbe crollare il consenso. In effetti i recenti dazi di Trump contro l’Europa hanno fatto male anche all’industria automobilistica ungherese, orientata sulle esportazioni.

La contropartita ungherese

Secondo Jacob Kirkegaard del centro studi Bruegel, il premier magiaro dal vertice di Washington nel breve termine sembra aver ottenuto praticamente tutto quello che voleva. Pagando comunque un prezzo, nonostante l’amicizia e la stima reciproca col presidente americano: Quando vai da Donald Trump e chiedi qualcosa, devi portare dei doni, spiega Kirkegaard. La contropartita concessa da Orbán è stata l’annuncio dell’acquisto di gas naturale liquefatto targato USA per un valore di 600 milioni di dollari e di combustibile nucleare per la centrale ungherese di Paks. Inoltre ha siglato un memorandum di intenti per il futuro acquisto di reattori nucleari americani di piccole dimensioni.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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