L’ultima carta di Zelensky
Ecco una notizia che non avremmo mai voluto sentire. La leadership ucraina, nel tentare di mettere una pezza alla difficoltà di reperimento di nuovi soldati con cui rimpiazzare le ingenti perdite al fronte, adesso punta ai giovani.
Una proposta tragica e allettante
Il presidente Zelensky, che aveva a lungo resistito alle pressanti richieste degli USA di inviare in prima linea i più giovani, si sarebbe deciso a fare questo passo. Il suo incentivo di arruolamento ai ragazzi fra i 18 e i 24 anni consiste nella proposta di un contratto a tempo del valore di circa 46mila euro, un mutuo a tasso zero e le coperture mediche. Così, se il giovane soldato sopravvive, potrebbe poi fare l’università completamente spesato dallo Stato, oltre che uscire finalmente dall’Ucraina. Insomma, è una sorta di via di mezzo rispetto al nulla attuale e alla mobilitazione forzata invocata da certi partner occidentali. È evidente che per dei giovani, ostaggi di uno Stato che per legge vieta loro di lasciare il Paese, è allettante l’offerta economica unita alla possibilità di emigrare in seguito. L’unico problema è restare vivi per tutta la durata del contratto…
Situazione scomoda
Così, mentre Trump continua a spingere per la pace, Zelensky prepara nuove truppe da gettare nel tritacarne, sebbene a parole si dica disposto a negoziare sui territori occupati e a sedersi al tavolo delle trattative con Mosca. D’altra parte, il presidente ucraino è nell’imbarazzante situazione di dover anche trattare il risarcimento dei 300 miliardi investiti da Washington nella guerra per procura lanciata da Biden. Oggi Trump chiede una compensazione – che peraltro pare già sia stata fornita dal governo di Kiev – con la concessione allo sfruttamento delle terre rare. Almeno quelle che restano, visto che in parte sono già in mano agli americani attraverso la società d’investimento BlackRock.
Ucraina privatizzata
Con le privatizzazioni, anche un bel pezzo dei terreni agricoli di uno dei maggiori granai del mondo è già possedimento USA. Perciò, se Washington si prendesse infine tutte le risorse minerarie ucraine, c’è da chiedersi come Kiev pensi di potersi risollevare dopo il conflitto. Anche perché è difficile pensare che il Cremlino conceda fondi per la ricostruzione, dal momento che oggi può trattare da una posizione di forza, essendo in procinto di presiedere definitivamente l’intero Donbass.

Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E’ direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E’ stato direttore responsabile della rivista “Casa e Dintorni”, responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos.