Londra, Parigi, Berlino e Varsavia: i 4 cavalieri apocalittici della nuova Europa militarizzata

Londra, Parigi, Berlino e Varsavia: i 4 cavalieri apocalittici della nuova Europa militarizzata

15 Aprile 2026 0

L’Europa non ha un’agenda di pace e di diplomazia come aveva un tempo e come dovrebbe avere per vocazione. Alcuni governi pensano solo a programmare la prossima guerra, sicuri che ci sarà e convinti di rivitalizzare l’economia tramite il riarmo. Ma non hanno l’appoggio dei cittadini, che vorrebbero pace e crescita economica, oltre alle buone relazioni con tutti gli altri Paesi. Su questo sfondo, con una NATO quasi orfana degli USA e con un’elefantiaca Unione Europea incapace di armarsi in modo efficiente, saranno alcuni Stati ad assumersi la responsabilità della “difesa” del Vecchio Continente.

I quattro cavalieri autoreferenziali e spaventati

Washington sta mollando l’Europa al suo destino, ormai è chiaro. O quanto meno se ne sono convinte le cancelliere di diversi Paesi. La scarsa efficienza dei progetti di riarmo a livello di UE ha generato la seguente prospettiva: nel prossimo decennio la sicurezza europea dipenderà quasi interamente dalle decisioni di quattro Stati “pesi massimi” sul piano economico e militare. Le decisioni le prenderanno anzitutto in nome dei propri interessi, spiega il Foreign Affairs, che descrive questi quattro Paesi come “importanti, egocentrici e spaventati”. Germania, Polonia, Francia e Regno Unito: questo il futuro nucleo della difesa continentale. Quattro cavalieri dell’apocalisse molto strani, essendo autoreferenziali e “spaventati”.

Trump e Russia

Sono spaventati dall’abbandono da parte del grande fratello americano e dalla minaccia russa. Ma in pratica se la cantano e se la suonano da soli. Nel 2025 il segretario generale dell’Alleanza Atlantica Mark Rutte aveva lanciato l’allarme. “La Russia potrebbe essere pronta a impiegare la sua potenza militare contro la NATO entro i prossimi cinque anni”. Quella stessa Russia che viene descritta dal mainstream a giorni alterni come spacciata e prossima al collasso, oppure terrificante e capace di giungere coi soldati a Lisbona. E si sono messi ancora di più paura da soli quando Trump ha ipotizzato di togliere i soldati americani dal continente e poi il ritiro totale dalla NATO. Tuttavia, il processo di coordinamento degli sforzi produttivi bellici è troppo lento e farraginoso per sostituire la protezione statunitense in tempi brevi. Decine di miliardi di euro assegnati ai prestiti per stimolare le commesse militari, ma troppi ostacoli burocratici e logistici impediscono un utilizzo efficace. E allora tanto vale lasciare la patata bollente in mano ai quattro governi più volenterosi.

Polonia, desiderio di potenza

La Polonia ha oggi l’esercito più numeroso della NATO dopo USA e Turchia, ma entro il 2039 vuole passare da 215mila a 500mila soldati. E ha certamente l’economia più dinamica dell’Europa orientale. Si sta quindi espandendo come capacità belliche in termini di munizioni, mezzi corazzati e difese aeree. Infatti Varsavia sarebbe la prima difesa naturale contro un’ipotetica avanzata russa, che è proprio la motivazione addotta dai governi per giustificate le mega spese ai danni di istruzione e sanità. Il governo polacco ha stabilito di usare addirittura fino al 4,7% del PIL per la difesa, un record continentale. Si armerà acquistando soprattutto da quei produttori disposti a delocalizzare o a cedere poi le licenze, in modo da dare impulso all’economia nazionale. Su questo piano, sono le aziende sudcoreane che più di altre hanno accettato le condizioni di Varsavia.

Germania, ritorno al passato

Dopo decenni di educazione al pacifismo e di avversione alle spese militari, la Germania sta tornando prepotentemente in scena. I fantasmi del passato riemergono. Berlino sta cercando di ripristinare la leva obbligatoria e ha alzato il budget militare fino a 152 miliardi di euro entro il 2029. Già oggi il suo bilancio per la difesa è il quarto al mondo dopo USA, Cina e Russia. Ma il Paese con l’economia più attiva e la popolazione più numerosa della UE c’è ancora da molto da lavorare. perché nonostante la presenza dei suoi colossi come la Rheinmetall, i costi dell’energia e la concorrenza industriale cinese stanno soffocando l’espansione. Per modernizzare la Bundeswehr il governo ha destinato un fondo speciale da 100 miliardi, in deroga alle norme sul debito pubblico.

Francia indebitata e nucleare

I tedeschi non si tirano mai indietro se c’è da criticare altri Paesi. Lo hanno fatto di recente anche con la Francia, loro compagnia nell’asse che sostiene la UE e nel gruppo dei moderni cavalieri dell’apocalisse. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha infatti definito insufficienti gli sforzi finanziari e politici di Parigi per spendere di più nel riarmo. Tuttavia, nonostante le esortazioni dello stesso Macron a passare a un’economia di guerra, il mondo politico francese non mostra alcun entusiasmo verso avventure belliche o verso grosse spese per la difesa, dal momento che le finanze statali traballano pericolosamente. Comunque, se Germania e Polonia sono pesi massimi in termini di esercito convenzionale, Regno Unito e Francia lo sono in termini nucleari. L’essere da decenni membri del club mondiale di possessori di missili nucleare porta con sé grosse responsabilità. A queste, Parigi aggiunge le sue capacità di proiezione su teatri distanti grazie alla sua forza di spedizione, alla flotta di caccia, a una portaerei e ai sottomarini atomici. I francesi sono anche i più rapidi a muoversi dentro il continente e i loro generali stanno preparando psicologicamente la popolazione a un’imminente guerra.

Regno Unito post colonialista

La deterrenza nucleare è un compito che spetta anche a Londra. Non più potenza imperiale e sempre meno Global Britain, ma ancora in grado di dispiegare una certa forza in termini navali, aerei e terrestri. E si tiene ancora stretta le ex colonie nonostante il governo Starmer sembrerebbe disposto a intenzionato a mollare le basi di Cipro oltre a quella nell’Oceano Indiano. La Brexit ha indebolito i legami con la cooperazione militare intraeuropea, ma lo sgretolarsi dei rapporti con la Casa Bianca ha spinto Londra più vicina a Bruxelles.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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