Ungheria: per ora Magyar non si allontana dalla linea di Orbán su migranti, pace e petrolio russo

Ungheria: per ora Magyar non si allontana dalla linea di Orbán su migranti, pace e petrolio russo

15 Aprile 2026 0

La prima uscita pubblica del neo eletto premier Péter Magyar è stata significativa sotto molti aspetti. Nessuna svolta clamorosa, nessun rigetto completo delle politiche di Orbán, ma una selezione ragionata degli elementi da tenere e di quelli da modificare. L’esposizione dello Hungarian Conservative mostra come l’Ungheria nel quadro internazionale resti per il momento nella stessa posizione di prima su istanze chiave come la pace in Europa, l’importazione di energia dalla Russia e il filtrare l’immigrazione invece che l’accoglienza indiscriminata.

L’Ungheria pensi all’Ungheria

Il premier eletto Péter Magyar ha tenuto la sua prima conferenza stampa internazionale dalle votazioni del 12 aprile, che hanno decretato una larga vittoria del suo partito Tisza. Nell’incontro coi giornalisti, durato tre ore, Magyar ha delineato i punti chiave delle politiche del suo prossimo governo, parlando anche di alcune istanze di politica estera. La storia dell’Ungheria viene scritta dagli ungheresi, non a Mosca, non a Bruxelles e nemmeno a Washington, ha dichiarato. Ha poi chiesto agli altri Paesi di considerare l’Ungheria uno Stato europeo “libero, indipendente e sovrano”, che è membro della UE e della NATO. Magyar ha aggiunto che con un governo a guida Tisza i magiari “non interferiranno negli affari interni di alcuno Stato”.

Ha anche accusato Orbán e il suo governo uscente di immischiarsi nelle politiche dei Paesi alleati. Poi ha affermato che quello di Tisza sarà un governo di pace. In questo modo ha rigettato le accuse di Fidesz che il cambio ai vertici trascinerà il Paese in guerra. A sua volta ha accusato Orbán di aver trascurato le questioni interne quali la sanità, l’istruzione e il costo della vita, concentrandosi invece sulle istanze esterne. Dice Magyar: Tratteremo la politica come un servizio e in pratica restituiremo la politica alla gente.

I fondi UE

La campagna elettorale di Tisza è stata a favore della UE e contro la corruzione. Anche fra i simpatizzanti di Fidesz molti hanno compreso che la sconfitta è derivata altresì dall’incapacità o dalla mancanza di volontà di contrastare le denunce di corruzione piovute nel corso della campagna. Magyar ha sottolineato come uno dei primi compiti del nuovo esecutivo sarà proprio di implementare le misure anti-corruzione. In questo senso, dovrà iniziare la procedura di accesso alla Procura europea (EPPO), stabilire un sistema nazionale di recupero dei capitali e introducendo un limite costituzionale che impedisca a un cittadino di fare il primo ministro per più di otto anni. Ha inoltre promesso di “fare qualunque cosa per ripristinare lo stato di diritto, la democrazia plurale e il sistema di pesi e contrappesi politici”.

Un’altra delle promesse elettorali di Tisza è di sbloccare i fondi UE congelati dalla Commissione nel dicembre 2022 a causa delle sue riserve sullo stato di diritto in Ungheria, come ad esempio l’indipendenza dei giudici, la libertà di stampa e di insegnamento, le politiche migratorie e il trattamento della comunità LGBTQ. Vi sono circa 18 miliardi di euro che attendono di essere concessi, ma che ad agosto 2026 andranno persi se Budapest non attuerà le riforme richieste. Magyar ha anche detto che la sua prima visita all’estero sarà a Varsavia, a cui seguiranno Vienna e poi Bruxelles. Potrei farlo persino in un unico giorno, perché la rapidità è essenziale e l’Ungheria ha già perso una grossa parte dei fondi UE, ha affermato.

E il veto al prestito per Kiev?

I media riferiscono che la Commissione ora si attende che Budapest tolga il veto al prestito congiunto per l’Ucraina, in quanto elemento dell’accordo sul rilascio dei fondi suddetti per l’Ungheria. Magyar ha dichiarato che non intende bloccare il prestito, ma vuole comunque mantenere la clausola negoziata da Orbán nel dicembre dello scorso anno. Il premier uscente ha posto il veto nonostante l’accordo dopo che Kiev aveva bloccato il passaggio di petrolio russo dall’oleodotto Druzhba. A proposito dell’Ucraina Magyar ha evidenziato l’importanza di conservare relazioni di cooperazione coi Paesi confinanti, soprattutto per via delle minoranza magiare che vi risiedono. Ha sottolineato come circa 100mila ungheresi vivano nella regione ucraina della Transcarpazia, e dunque è nell’interesse comune risolvere le dispute in sospeso.

Ha poi accusato il governo Orbán di usare le istanze relative all’Ucraina a scopi di politica interna, anche ad esempio nella campagna elettorale, quando Fidesz ha suggerito che Tisza stesse collaborando con Kiev e Bruxelles. Le relazioni con Kiev si sono deteriorate significativamente negli ultimi anni, anche per i collegamenti di Orbán con la Russia, le dispute sulla politica UE a proposito dell’Ucraina e le restrizioni poste da Kiev che influiscono sulla comunità ungherese di Transcarpazia. Magyar asserisce che per migliorare i rapporti bilaterali occorre risolvere la questione dei diritti delle minoranze, cosa che secondo lui è stata compresa dai vertici ucraini.

Energia e migranti

Sulla Russia Magyar ha ribadito concetti appartenenti alla posizione del precedente governo. Ha infatti dichiarato che l’Ungheria deve diversificare le importazioni energetiche, ma che ciò non significa abbandonare il petrolio russo che è più conveniente. Tuttavia ha al tempo stesso descritto Mosca come un rischio per la sicurezza e ha enfatizzato il bisogno per l’Europa di prepararsi in modo adeguato. Sui migranti Magyar ha promesso di mantenere “una posizione molto severa”, rifiutando “qualsiasi patto o meccanismo di allocazione” e confermando che il suo governo vuole conservare la recinzione alla frontiera meridionale costruito da Orbán nel 2015. L’Ungheria ha subito una multa da un milione di euro al giorno dal 2025 non il mancato rispetto delle politiche migratorie UE.

Magyar ha dichiarato che il suo governo cercherà dei modi di evitare di pagare queste penalità. Ha suggerito che la situazione attuale possa costituire solo una sorta di “cattiva gestione” e criticando altresì quanto fatto sui migranti da parte della UE. Sulle relazioni con gli Stati Uniti di Trump, uno degli alleati occidentali più stretti di Orbán, Magyar ha dichiarato che occorre fare qualunque cosa per mantenere dei legami forti. Ha però anche descritto il risultato elettorale come una “grossa sconfitta” per il movimento MAGA, per il quale – dice – Orbán è uno dei soggetti-immagine. Ha specificato che non vuole avviare un contatto con Trump, ma che il suo governo è disponibile a parlare se verrà approcciato da Washington.

Cooperazione coi vicini e con la Cina

Magyar ha anche proposto una cooperazione pragmatica con gli Stati vicini e con i partiti ungheresi di minoranza, sebbene questi siano stati – come dice lui – allineati a Orbán. Ha enfatizzato il supporto per gli ungheresi all’estero: conserveranno la doppia cittadinanza e il diritto di voto. Ha però promesso maggiore trasparenza nella distribuzione dei fondi. Ha inoltre suggerito di espandere la cooperazione regionale in un formato “V8” più largo, che potenzialmente arriverebbe a includere Croazia, Slovenia, Austria e Romania. Tuttavia, pur sottolineando l’importanza del miglioramento delle relazioni, ha criticato il governo slovacco del primo ministro Fico a proposito dei controversi decreti Beneš.

Sugli investimenti stranieri, ha riconosciuto la Cina come “uno dei Paesi più importanti e forti del mondo”. Ha spiegato che i progetti attuali saranno soggetti a revisione, ma “non con l’obiettivo di smantellarli”. Ha dichiarato che il suo governo manterrà in vigore gli elementi validi della Politica di Apertura a Est di Orbán, ma che ne correggerà i difetti. “La corruzione verrà eliminata, ma i Paesi asiatici potranno comunque diventare partner chiave nel corso delttempo” ha detto. Infine ha precisato che le piccole e medie imprese ungheresi dovranno avere una posizione più forte nei progetti di grossi investimenti, ad esempio quelli che coinvolgono i colossi cinesi produttori di batterie come BYD e CATL.

Redazione Strumenti Politici
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