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L’Occidente tira forte per la giacchetta la Moldavia neutrale, mentre nel Paese i programmi russi vengono vietati

Nel quadro del conflitto in Ucraina, la Moldavia ha sempre ribadito con forza la propria neutralità, sancita dalla stessa Costituzione. Le ragioni di questa posizione non sono solamente di carattere legislativo, ma anche storico e politico, con una popolazione divisa fra chi simpatizza per la Russia e chi vorrebbe avvicinarsi all’Europa occidentale. La neutralità diventa a maggior ragione una questione fondamentale se si pensa alla Transnistria, territorio che si estende lungo il confine con l’Ucraina e che, giuridicamente facente parte della Moldavia, da trent’anni è uno Stato de facto con un suo governo e una sua amministrazione. La Transnistria ha con la Russia dei fortissimi legami economici e militari, al punto che vi è di stanza una sua unità militare. L’attuale governo moldavo è apertamento europeista, e oggi sta cercando di rimodellare il concetto di neutralità per fare in modo che non sia di ostacolo all’ingresso nel consesso occidentale.

Così, il ministro degli Esteri Nicu Popescu afferma da un lato di voler vedere la Moldavia dentro l’Unione Europea in qualità di Stato neutrale, e dall’altro precisa che tale neutralità non implica l’isolamento, bensì permette la cooperazione con partner esterni e la modernizzazione delle Forze armate. Popescu dice che nel contesto della guerra ucraina non vi è alcuna minaccia immediata o imminente di azioni militari ostili contro il Paese, ma al tempo stesso dichiara che il governo ha un vero e proprio obbligo di rafforzare le capacità difensive nazionali. A questo proposito specifica che la neutralità scelta dalla Moldavia nel 1994 non implica la demilitarizzazione, ma la necessità di avere un esercito forte e ben attrezzato. E pur non avendo il Paese aderito ad alcuna alleanza militare, ciò non significa che altri Stati non possano fornire ciò che serve: in particolare Washington è lieta di dare una mano, anche a livello energetico e di cyber-sicurezza, con una coooperazione basata sul pieno rispetto della neutralità – dice Popescu. La presidente Maia Sandu ha definito il sistema difensivo moldavo troppo debole: andrebbe quindi migliorato, puntualizzando che non sono in corso trattative con partner stranieri per la fornitura di armamenti. Intanto i soldi per i futuri acquisti sono stati messi a disposizione: nella legge di bilancio del 2022 le spese per la difesa sono aumentate del 16.9%. La premier Natalia Gavriliţa ha detto che l’Unione Europea potrebbe dare dei fondi per la difesa, ma il governo non ha fatto richiesta di assistenza militare che includa la vendita di armamenti letali.

Pure in ambito accademico ci si muove per correggere l’idea di neutralità e accomodarla per aprirsi alla NATO. Il costituzionalista Nicolae Osmochescu spiega che lo status neutrale della Moldavia non garantisce pienamente la sicurezza del Paese e per questo ribadisce la necessità di rafforzare l’esercito e le strutture difensive. La neutralità permanente non è stata sancita una volta per sempre. Il Paese, sulla base dei propri interessi nazionali, può rinunciare a questo statuts in qualunque momento. La neutralità permanente non significa in alcun modo che il Paese non abbia il diritto ad agire militarmente per difendere la propria sovranità ed integrità territoriale. Lo stesso Osmochescu ha partecipato a una tavola rotonda organizzata il 6 giugno scorso dal Centro di informazione e documentazione della NATO a Chișinău. Il titolo del convegno era “Come possono gli Stati neutrali garantirsi la sicurezza nel quadro attuale della sicurezza?” e lo scopo era quello di trattare il tema con riferimento alla Moldavia. Da un recente sondaggio è emerso che più del 50% dei moldavi ritengono la neutralità come un valido scudo. Ma i cittadini ne sono davvero convinti oppure semplicemente non sono state date loro certe informazioni? Come convincerli ad accettare un ruolo attivo del Paese nelle alleanze internazionali e la necessità di acquistare armamenti? Gli esperti ne hanno discusso partendo evidentemente dal presupposto che le forniture militari, gli aiuti e i nuovi ruoli arriveranno tutti dall’ambito NATO.

A Mosca si chiedono quale possa essere il significato degli aiuti militari che l’Occidente sta inviando, se davvero la Moldavia desidera rimanere uno Stato neutrale. La “cooperazione” offerta dalla NATO non agevola un’atmosfera favorevole a negoziati per regolare insieme alla Russia la questione della Transnistria. Mosca chiede a Chișinău maggiore cautela nel collaborare militarmente con un Occidente che sembra voler trasformare la Moldavia in un suo avamposto ad est. Da Liz Truss, Segretaria agli Esteri del Regno Unito e oggi in odore di successione a Boris Johnson, erano arrivate dichiarazioni esplicite in tal senso: Mi piacerebbe che la Moldavia fosse armata secondo gli standard della NATO. Ne stiamo discutendo con i nostri alleati. E il motivo di questo desiderio è proprio la minaccia che i russi starebbero esercitando su questo Paese. Gli standard dell’Alleanza Atlantica sono rappresentati, come spiegato da un assistente della Truss, dalle attrezzature più moderne che i membri della NATO daranno a Chișinău per sostituire quelle di epoca sovietica, oltre all’addestramento dei soldati moldavi all’uso di tali armamenti.

Sul piano interno, l’avvicinamento alle posizioni occidentali passa anche dal silenziare le voci politiche e sociali favorevoli alla Russia. Lo scorso 2 giugno il Parlamento ha approvato (con una risicata maggioranza) una misura che ha lo scopo di combattere la “disinformazione”. In pratica, viene consentito ai canali televisivi moldavi di trasmettere solo i contenuti politici e relativi alle questioni militari che provengano dalla UE, dagli USA, dal Canada e dagli altri Paesi che hanno ratificato la Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera. Al tempo stesso vengono proibiti i notiziari e i programmi di discussione o approfondimento politico prodotti in Russia: tali programmi vengono considerati a priori non come informazione, ma come propaganda. Ai moldavi russofoni, che sono una significativa minoranza, ma anche agli altri cittadini non resta che guardare i programmi di intrattenimento, gli unici consentiti dalla nuova legge. Questa misura censoria fa seguito all’arresto, avvenuto il 24 maggio, dell’ex presidente Igor Dodon, predecessore della Sandu. A suo carico vi sono accuse come corruzione e accettazione di finanziamenti provenienti da organizzazioni criminali. Il 21 giugno gli arresti domiciliari gli sono stati prolungati di altri trenta giorni. Dodon, presidente dal 2016 al 2020, è considerato filo-russo e la sua detenzione va a colpire il partito di opposizione di cui è il leader onorario, il PSRM (Partito dei Socialisti) che detiene il 27% dei seggi in Parlamento. Viene così messa fuori gioco per via giudiziaria un’importante figura politica che chiedeva una soluzione diplomatica per il conflitto in Ucraina.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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