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Laos: scarseggia la benzina, il governo tenta misure straordinare per salvare l’economia

Il Laos sta affrontando un momento estremamente delicato. Le misure restrittive anti-COVID hanno colpito duramente l’economia, ma i loro effetti sono amplificati oggi da altri tre fattori: da ormai un mese il kip, la moneta nazionale, sta perdendo valore nei confronti di dollaro, euro e yen, mentre le riserve in valuta estera si stanno rapidamente consumando. E vi è l’aumento dei prezzi del petrolio, che non sta risparmiando nemmeno il Laos e che sta provocando difficoltà di approvvigionamento in tutto il Paese. La benzina aveva cominciato a scarseggiare in diverse province già alcune settimane fa, ma oggi lunghe code di automobilisti alle stazioni di servizio si stanno verificando anche nella capitale Vientiane. Il governo ha fatto appello ai cittadini affinché usini i mezzi pubblici o condividano i viaggi in auto, e soprattutto cerchino di limitare gli spostamenti. I benzinai hanno messo un tetto alla quantità di carburante che ciascun cliente può acquistare, e a loro volta gli importatori hanno dichiarato di essere in grado in questo momento di fornire appena 20 dei 120 milioni di litri necessari ogni mese al Laos. La Lao Fuel and Gas Association, l’associazione di settore, ha tenuto il suo vertice annuale pochi giorni fa, al quale hanno partecipato anche membri e funzionari del governo. Tutti stanno cercando una via di uscita da questa crisi: il ministro dell’Industria e del Commercio Khampheng Saysompheng ha dichiarato che il governo ha già ideato delle soluzioni a breve, medio e lungo termine. Il Sapha Heng Xat, il Parlamento laotiano, ha approvato una riduzione delle accise sulla benzina dal 31% al 16% e sul diesel dal 21% all’11%, mentre un numero ristretto di importatori sarà autorizzato a ottenere dalle banche la valuta estera per riuscire a soddisfare almeno il 50% del fabbisogno nazionale di carburante. Secondo quanto dichiarato dal Ministro, nel lungo periodo il Laos cercherà nuovi fornitori di petrolio, per non dover più dipendere esclusivamente da Thailandia e Vietnam: anche la Russia viene presa in considerazione come potenziale venditori a cui rivolgersi.

Ma è il debito pubblico che spaventa ancora di più, e non da oggi. Già nel 2018 alcuni esperti avevano avvertito del rischio che correva il Laos a causa dei prestiti presi dalle banche cinesi nell’ambito della Nuova Via della Seta. Oggi le agenzie di rating come Moody’s e Fitch assegnano al Paese delle pagelle che oscillano pericolosamente verso la “C” e verso il default. Le cose si sono pesantemente aggravate nel 2020 con la crisi pandemica: il turismo è stato azzerato e le rimesse dall’estero sono crollate. Il Laos è stato così costretto a cedere alla China Southern Power Grid Co. il pacchetto di maggioranza della sua azienda elettrica statale, la Électricité du Laos (EDL). E a far lievitare il debito pubblico fino agli attuali 13,3 miliardi di dollari sono stati proprio i progetti infrastrutturali realizzati insieme ai cinesi, ultimo dei quali la ferrovia che collega Laos e Cina, inaugurata lo scorso dicembre.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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