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La Slovenia continua a comprare regolarmente il gas dalla Russia

L’Unione Europea non ha ancora spiegato con esattezza se il pagamento in rubli di gas e petrolio alla Russia costituisca o meno una violazione del regime di sanzioni contro il Cremlino. La Commissione si è limitata a dire che nei pacchetti sanzionatori non viene proibita l’apertura di un conto presso Gazprombank, la banca del colosso energetico russo Gazprom, invitando al tempo stesso gli Stati membri a chiedere alla controparte russa di adempiere agli obblighi contrattuali nel modo consueto. Se consideriamo il fatto che Bruxelles ha concesso proroghe per l’abbandono delle fonti energetiche russe ad alcuni Paesi (con la conseguenza che anche altri hanno cominciano a pretenderle, facendo saltare gli ulteriori accordi sulle sanzioni), alla fine la UE ha così di fatto lasciato liberi gli Stati membri di stabilire come proseguire il rapporto commerciale con Gazprom. Dunque, hanno deciso di non adeguarsi ai bonifici in valuta russa prima Polonia e Bulgaria, a cui le forniture sono state interrotte il 27 aprile, e da ultima la Finlandia, rimasta a secco dal 21 maggio. La maggior parte dei governi europei ha invece preferito sfruttare l’attuale incertezza normativa e l’escamotage della conversione da euro o dollari nel conto in rubli, per continuare a ricevere il gas in prospettiva del prossimo inverno. Ad aver accettato le nuove condizioni poste dal Cremlino sono state in particolare Austria, Francia, Germania, Italia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, pur con qualche differenza nei casi concreti.

E non ha fatto eccezione nemmeno la Slovenia, che a fronte delle roboanti dichiarazioni anti-russe dell’ex premier Janez Janša ha poi scelto la via salomonica di una procedura di pagamento che rispetti il contratto e contemporaneamente rimanga entro le misure e le raccomandazioni delle istituzioni UE, come dichiarato il 20 maggio da Vanja Lombar, direttrice della compagnia energetica slovena Geoplin a partecipazione statale. In effetti, il flusso di gas naturale russo che arriva a Lubiana mediante l’hub di Baumgarten in Austria non è stato influenzato dalla chiusura dei rubinetti imposta a Sofia e Varsavia, come comunicato dalla stessa Geoplin. A marzo, mentre era ancora in carica, in occasione del vertice dei capi di Stato della UE Janša aveva detto che nessun Paese europeo avrebbe pagato in rubli, ritenendo che nessuno in Europa sa come è fatto il rublo. In vista delle elezioni parlamentari del 24 aprile, diversamente dagli altri partiti in corsa che sostenevano fosse necessario diversificare gli acquisti di combustibile prima di rinunciare a quelli da Gazprom, il Partito Democratico Sloveno (SDS) di Janša definiva perentorio fermare il gas russo il prima possibile, anche entro pochi mesi. In questa tornata, però, Janša è stato sconfitto con largo margine dal rivale Robert Golob del Movimento Libertà (GS), fautore di una posizione più pragmatica rispetto alla questione delle forniture di gas all’Europa. Con una serie di post su Twitter, Janša ha commentato la debacle definendo Golob anti-europeo e filo-russo e accusandolo di avere il sostegno più o meno esplicito di Mosca: fra le “prove” addotte dall’ex premier vi sarebbe, tra le altre, una dichiarazione di Marta Kos, numero due del Movimento Libertà, secondo la quale avere relazioni normali con la Russia è nell’interesse della Slovenia.

Al momento attuale, la Geoplin d.o.o. continua a ricevere regolarmente il gas russo. La sicurezza energetica del Paese non è quindi in pericolo, nonostante l’azienda non sia recentemente riuscita a ottenere l’ultimo accesso disponibile presso il terminal di Krk, in Croazia. A inizio aprile il governo di Zagabria aveva offerto alla Slovenia uno sbocco al terminal per prendere gas naturale liquefatto (GNL) dall’Africa o dall’Asia, il quale avrebbe potuto coprire circa un terzo del fabbisogno annuale. Non sono stati resi noti i motivi del fallimento della trattativa, e purtroppo per Lubiana, ora Krk sarà occupato fino al 2027. L’unico modo per comprare il GNL in arrivo da lì sarebbe tramite un intermediario, ma ciò farebbe lievitare i costi. Geoplin ha dichiarato che la sua richiesta, fatta per tempo alla croata LNG Hrvatska per avere accesso presso Krk a 0,3 miliardi di metri cubi di GNL, non è stata presa in considerazione per l’appalto. Tuttavia, la direttrice Lombar ha specificato che grazie al contratto con Gazprom le furniture di gas alle industrie e ai distributori sloveni non sono assolutamente in discussione, aggiungendo che Geoplin ha comunque un portfolio diversificato di fornitori, seppure non esteso, e che esplorerà altre strade per trovare nuovi accessi al combustibile a un prezzo competitivo, per non gravare sul prezzo al consumatore finale. Una delle strade che dovrebbe battere nei prossimi mesi è quella del Terminale GNL Adriatico, al largo di Porto Levante (in provincia di Rovigo), detenuto al 70% dall’americana ExxonMobil, al 23% da Qatar Petroleum e al 7% dalla Snam S.p.A. A rivelare l’interessamento di Lubiana al terminal veneto, oltre alla visita ufficiale in Slovenia dell’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al Thani, sono le voci sulle trattative con la controparte italiana, che avrebbe chiesto al governo sloveno un impegno chiaro sui volumi da acquistare e gli investimenti da fare per una collaborazione a lungo termine.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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