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La Senatrice Pacifico invita Di Maio a fare chiarezza sulla sua missione in Tunisia

A poche ore dal rientro del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio dalla Tunisia sono tantissime le domande su questa missione lampo. “Leggiamo con stupore che il nostro capo della diplomazia, dopo aver incontrato il suo omologo e il Presidente della Repubblica Tunisina Kais Saied, non ha ritenuto di dover circostanziare i motivi dell’incontro, se non oltre le già ripetute rassicurazioni in tema di cooperazione, aiuti e politica immigratoria”. Ha dichiarato la senatrice Marinella Pacifico di Coraggio Italia, Membro della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) e Segretario del Comitato parlamentare Schengen, Europol e immigrazione. La quale ha sottolineato che “gli incontri di Di Maio in Tunisia, in verità, sono stati caratterizzati dal dossier ‘rifiuti’, inviati dalla Regione Campania e bloccati in 282 container nel porto tunisino di Sousse. 12000 tonnellate di rifiuti non conformi agli accordi internazionali, che prevedono un iter selettivo di materiale e di autorizzazioni che in seguito specificherò”.  “Intanto partiamo da alcune sentenze che la magistratura italiana, nelle sue articolazioni, ha stabilito.” 

Foto – Senatrice Marinella Pacifico

Prosegue la Senatrice Pacifico: “ovvero, le ragioni della Tunisia e l’obbligo del Governo italiano al ‘rimpatrio’ dei 282 container con relativo contenuto. Rassicurazione ad applicarla, garantita da Di Maio al Presidente tunisino, nel corso del vertice e riportata dai media locali, ma praticamente taciuta in Italia. L’affare rifiuti, è bene sottolinearlo – osserva ancora la senatrice Pacifico -, ha portato all’arresto del Ministro dell’Ambiente tunisino, Mustapha Larou, e di alti dirigenti dell’Agenzia Nazionale per la gestione dei rifiuti e protezione dell’ambiente e presenta inquietanti similitudini con la nostra ‘terra dei fuochi’. Dunque, per meglio inquadrare l’intera vicenda dobbiamo partire dalle norme che regolano il trasporto e lo smaltimento di rifiuti tra un Paese europeo ed uno extraeuropeo, che sono disciplinate dal regolamento UE 1013/2006 dalla Convenzione di Basilea del 1989 e dalla Convenzione di Barako del 1998. Convenzioni sistematicamente violate, finanche nelle autorizzazioni al trasportato che la norma impone al Ministero dell’Ambiente. Nella prima ricostruzione appare chiaro che, sia il nostro Dicastero sia il Rappresentante tunisino, non abbiano mai autorizzato il trasporto del materiale summenzionato. Un pasticcio internazionale pronto a deflagrare in tutti i suoi torbidi contorni e dal quale si staglia l’ombra sinistra della camorra. Alla luce di quanto finora raccontato – conclude -, credo sia doverosa una dettagliata ricostruzione nelle aule parlamentari di tutta la vicenda da parte del Ministro di Maio, prodromica a definire i contorni delle responsabilità politiche di tutti gli attori, sicura che per le responsabilità penali le procure competenti siano già attive nell’individuare fatti e reati eventuali”.

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