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La guerra in Ucraina ha solo sminuito l’importanza dell’Iran per Biden, ne parliamo con Ali Vaez

Nell’ultimo mese, di fronte alla censura del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica sulla sua cooperazione alle indagini di salvaguardia, Teheran ha alzato la posta nucleare aumentando le sue capacità di arricchimento e diminuendo la trasparenza. Mettendo fine alla falsa impressione che lo status quo fosse sostenibile. Washington, da parte sua, ha lanciato due nuovi pacchetti di sanzioni, mentre la rivalità tra Iran e Israele sembra essere fortemente aumentata. Per comprendere cosa sta accadendo, abbiamo raggiunto Ali Vaez, Direttore Progetto Iran presso l’International Crisis Group

Infografica – La biografia dell’intervistato Ali Vaez

La crisi ucraina può portare a una distensione tra Stati Uniti e Iran, in particolare sulla questione nucleare?

“Finora la guerra in Ucraina ha solo sminuito l’urgenza e l’importanza dell’Iran per l’amministrazione Biden. Washington non parla più di scadenze per ripristinare l’accordo nucleare, semplicemente perché non vuole provocare una crisi nucleare in Medio Oriente che la distrarrebbe dal respingere la Russia”.

Le recenti accuse di Israele sono fondate? C’è un’escalation?

“La guerra ombra tra Iran e Israele ha raggiunto un nuovo livello. Israele ha iniziato a prendere di mira il personale militare e le strutture iraniani sul suolo iraniano, il che è una rottura rispetto al modello passato di prendere di mira solo scienziati e strutture nucleari. Ciò ha spinto l’Iran a cercare di ripristinare la deterrenza, finora senza successo, prendendo di mira i turisti israeliani nella regione. Le due parti sono anche impegnate in una guerra segreta nel regno cibernetico, in mare aperto e nei territori siriani e iracheni. Dato il grado di tensione e attrito tra le due parti, c’è molto spazio per errori di calcolo che potrebbero portare a un’escalation della violenza”.

Erdogan sembra determinato a rafforzare le relazioni con Israele. Questa situazione incide sui rapporti tra Ankara e Teheran?

“Le relazioni Turchia-Israele non sono nuove e l’Iran sa come gestirle. Tuttavia, il miglioramento della cooperazione di intelligence della Turchia con Israele sta limitando le opzioni dell’Iran per una rappresaglia contro Israele in Turchia. Ciò che rende l’Iran molto più a disagio sono le crescenti relazioni di Israele con i vicini dell’Iran attraverso il Golfo Persico”.

Quali cambiamenti hanno prodotto le elezioni in Iran?

“Le elezioni hanno messo tutte le leve del potere nelle mani degli intransigenti di Teheran. Ciò non significa che siano completamente unificati, ma sono certamente più difficili da affrontare per l’Occidente”.

Come vede la recente missione in Iran dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell? Cosa rappresenta in questo determinato momento?

“La visita mirava a rompere lo stallo di tre mesi e mezzo nei colloqui sul nucleare. Se l’UE riuscirà a facilitare le discussioni indirette tra Iran e Usa a Doha nei prossimi giorni, il viaggio potrebbe essere considerato un successo. Ma anche se i negoziati riprenderanno, non vi è alcuna garanzia che raggiungeranno una conclusione positiva data l’incompatibilità politica di Teheran e Washington su ciò che costituisce un accordo accettabile”.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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