Intervista esclusiva al deputato irlandese Paul Murphy: la nuova presidente Connolly, la lotta per la neutralità dell’Irlanda in un’Europa che vuole il riarmo, la solidarietà alla Palestina, i bisogni del popolo irlandese
Il 24 ottobre gli irlandesi hanno eletto il nuovo presidente della Repubblica d’Irlanda Catherine Connolly. Un risultato clamoroso sia per le cifre che per le caratteristiche politiche della vincitrice, donna di sinistra che si dichiara vicina ai bisogni reali della gente e all’anelito di pace di europei e palestinesi. La Connolly si oppone risolutamente ai progetti di riarmo di Bruxelles e vuole difendere il suo Paese dalla perdita della tradizionale neutralità. L’attuale governo spinge infatti per modificare il cosiddetto “triplo lucchetto” o “tripla serratura” (Triple Lock), il meccanismo che consente l’invio di soldati irlandesi in missioni estere solamente con la concomitante approvazione di governo e parlamento e con un chiaro mandato delle Nazioni Unite.
Abbiamo chiesto al riguardo il parere di Paul Murphy, europarlamentare fino al 2014 e oggi deputato della Dáil Éireann, la Camera bassa del Parlamento di Dublino. Murphy rappresenta il partito People Before Profit e nella campagna presidenziale ha sostenuto attivamente la Connolly. In un articolo sull’Irish Times ha spiegato le iniziative contro l’occupazione illegale di Israele sui territori palestinesi e le potenzialità di miglioramento di una società irlandese piagata dalla mancanza di alloggi e da un costo della vita che continua a salire. La sua visione è positiva: lo slancio generato dalla Connolly, candidata indipendente per la quale si sono mobilitati migliaia di giovani e di volontari, fa ben sperare.
– Lei ha sostenuto in campagna elettorale la Connolly, che ha trionfato con numeri altissimi. Quanto è simbolico tale risultato? Considerati i poteri relativamente limitati del Presidente, cosa potrà fare concretamente la Connolly per quelle idee che ne hanno decretato la vittoria?
– La vittoria di Catherine è qualcosa di storico. La più ampia vittoria di sempre in termini percentuali e pure in termini assoluti, addirittura col margine più largo di tutti sugli altri contendenti. La cosa più importante comunque è che per la prima volta in un’elezione nazionale la sinistra abbia ottenuto la maggioranza dei voti al primo turno: ciò rappresenta per essa la ripresa di uno slancio. È vero che i poteri del Presidente sono circoscritti, ma sono sicuro che Catherine Connolly sfrutterà la sua posizione per farsi promotrice coerente dei valori di sinistra per i quali si è sempre battuta: il diritto alla casa, la difesa della neutralità nazionale, un’azione climatica giusta. Non avrà il potere di modificare la politica del governo, certo, ma essendo una voce di principio darà alla gente la fiducia per chiedere a Dublino dei cambiamenti di fondo.
– Lei è contrario alla riforma del Triple Lock. Quali rischi vede per il Paese qualora il governo riuscisse a far approvare le modifiche? Crede che Dublino potrà conservare in futuro la sua neutralità?
– Il governo di Primo ministro Micheál Martin vorrebbe rimuovere il sistema del Triple Lock in modo da poter mandare le truppe irlandesi in missioni all’estero al di fuori della cornice dello Statuto delle Nazioni Unite. Si tratta di un proposito perseguito da anni da una certa parte dell’establishment politico nazionale. Il partito Fine Gael aveva già dichiarato tale obiettivo più di 20 anni fa. Vogliono fare in modo che che questo governo e quelli futuri abbiano mano libera per dispiegare i soldati fuori dal Paese e partecipare così alle avventure imperialistiche dell’Occidente. Pensiamo all’invasione dell’Iraq: all’epoca, il governo di Dublino agevolò tale operazione permettendo ai militari statunitensi di utilizzare un’aeroporto irlandese. Un alto funzionario pubblico disse allora al Parlamento che togliendo le “tre serrature” si sarebbe potuta anche fare un’altra cosa: inviare le nostre truppe.

– La presidente Connolly ha apertamente dichiarato la sua contrarietà alla militarizzazione dell’Europa. Di recente ha paragonato il riarmo tedesco di oggi con quello della Germania della anni ‘30. È d’accordo con questo accostamento?
– Catherine Connolly ha semplicemente detto la verità quando ha parlato della spinta alla militarizzazione a cui assistiamo in Europa e nel resto del mondo. In totale vengono spesi circa 3mila miliardi di dollari per gli armamenti, quindi quasi mille miliardi in più rispetto a vent’anni fa. Questa tendenza oggi sta accelerando a causa del piani dei Paesi NATO di aumentare la quota per la difesa fino a un incredibile 5% del PIL. In Europa hanno modificato il nome del programma da ReArm Europe a Readiness 2030, ma il contenuto rimane il medesimo: soldi pubblici che vengono pompati nell’industria militare continentale. Ci troviamo in un mondo assai pericoloso, nel quale crescono le tensioni fra le diverse fazioni imperialiste. È fondamentale costruire globalmente dei movimenti contro la guerra e contro la militarizzazione, allo scopo di contrastare tale urgenza bellica.
– Quali sono a Suo parere le istanze più pressanti della popolazione irlandese? Oltre all’elezione della Connolly, quali altri cambiamenti politici ritiene necessari per il futuro del Paese?
– Dopo la vittoria della Connolly pensiamo che adesso sia possibile sviluppare azioni per arrivare a eleggere il primo governo di sinistra della storia irlandese. Per noi di People Before Profit significa iniziare già ora a cooperare nell’edificazione di movimenti per le istanze chiave più pressanti per i cittadini: la crisi abitativa, il costo della vita, la solidarietà verso la Palestina e la difesa della neutralità. Significa anche lavorare insieme per presentare un’alternativa comune di sinistra nella prossima tornata elettorale.


Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.

