Kosovo, il premier Kurti vince le elezioni anticipate senza assecondare troppo Bruxelles

Kosovo, il premier Kurti vince le elezioni anticipate senza assecondare troppo Bruxelles

7 Gennaio 2026 0

Le elezioni anticipate del 28 dicembre dovrebbero aver messo fine alla lunga impasse legislativa teneva bloccato il Kosovo dalla precedente tornata di febbraio 2025. Fra le questioni più gravi vi era l’impossibilità di approvare il bilancio e la prospettiva incerta sulla scelta del futuro presidente, da eleggere a marzo.

Vittoria di Kurti e dell’LVV

Lo scorso novembre la presidente Vjosa Osmani aveva sciolto le Camere e indetto le elezioni anticipate. L’affluenza è stata solo del 44% e al momento devono ancora finire il conteggio dei voti della diaspora. Comunque il 99% delle schede è stato scrutinato e il risultato è ormai certo: il trionfo è stata appannaggio della formazione di Albin Kurti, premier dal 2021. Si è congratulato coi suoi per “la più grande vittoria nella storia del Paese” e avvertito subito che “ora davanti a noi c’è molto lavoro da fare”.

Il suo partito Lëvizja Vetëvendosje! (Movimento per l’Autodeterminazione!) ha raggiunto il 49%, che gli darà 56 seggi sui 100 assegnabili ai partiti albanesi, otto in più della volta scorsa. Gli altri 20 posti in Parlamento vanno alle minoranze etniche. Dei 10 per la comunità serba, 9 sono stati conquistati da Srpska lista, il suo gruppo politico più rappresentativo. Con questi numeri, Kurti dovrà formare un gabinetto insieme ai deputati delle minoranze, ma ha già garantito che ci riuscirà nel minor tempo possibile.

Le ragioni del successo

In campagna elettorale Kurti si era presentato come l’unico candidato in grado di assicurare lo sviluppo del Paese con l’aumento degli investimenti stranieri, l’incremento delle spese statali e delle politiche sociali e la creazione di un magistrato speciale per la lotta al crimine organizzato. Kurti ha addossato sulle opposizioni la colpa della paralisi politica. Il suo LVV ha anche beneficiato della tempistica elettorale: durante le feste natalizie molti kosovari espatriati che lo sostengono sono potuti tornare per votare. Le opposizioni invece non hanno riscontrato riscontri dall’accusa a Kurti di fomentare le tensioni con Belgrado e Bruxelles né dalla promessa dell’aumento dei salari. I nazional-conservatori del Partito Democratico del Kosovo (PDK) sono la seconda forza del Paese col 21% delle preferenze, mentre il centro-destra con la Lega Democratica del Kosovo (LDK) è sceso al 13,5%. La destra di Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK) è al quarto posto col 6%.

Richieste e promesse della UE

Il Kosovo ha una delle economie più povere d’Europa ed è anche uno dei sei Paesi dei Balcani occidentali ad aver chiesto l’ingresso nella UE. A differenza degli altri cinque, però, non ha ancora ricevuto lo status di Paese-candidato perché prima deve ottenere il riconoscimento ufficiale come Stato indipendente e sovrano da parte di alcuni membri dell’Unione Europea: Spagna, Romania, Slovacchia, Cipro e Grecia. Bruxelles ha mandato la sua missione di osservazione elettorale che rimarrà a seguire anche le procedure post votazioni. L’Alto rappresentante per gli affari esteri Kaja Kallas e il Commissario per l’allargamento Marta Kos hanno emesso un comunicato con cui chiedono al Kosovo di formare rapidamente un nuovo governo e quindi di raddoppiare gli sforzi nell’applicazione delle riforme chieste dalla UE. Da parte sua Bruxelles promette altri 205 milioni di euro di assistenza nel 2026 in aggiunta ai 216 concessi in precedenza.

Chiede però che il governo punti soprattutto alla normalizzazione dei rapporti con la Serbia. E invece Kurtin non pare incline ad assecondare troppo questa richiesta, sia perché i suoi elettori non lo vogliono, sia perché anche le autorità serbe non mostrano interesse a farlo. Inoltre è possibile che continuerà sulla strada del riarmo, sviluppando le capacità di difesa del Kosovo grazie alla cooperazione militare-industriale con Germania, Turchia e USA.

Redazione Strumenti Politici
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