Kiev, parola d’ordine: prendere tempo

Kiev, parola d’ordine: prendere tempo

20 Novembre 2025 0

L’Italia si deve dotare di un esercito di hacker per contrastare la guerra ibrida e la disinformazione di Mosca. E il sostegno militare all’Ucraina deve andare avanti, nonostante non serva a ‘invertire l’andamento del conflitto’. Come riporta il Fatto Quotidiano, sono questi i due punti fondamentali del dossier “Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva”, presentato lunedì dal ministro della Difesa Guido Crosetto al Consiglio supremo di Difesa.

Prendere tempo

La parola d’ordine che si legge tra le righe del rapporto è questa: prendere tempo. Una linea d’intervento che segue pedestremente quella già percorsa con esiti nefasti fra il 2014 e il 2022. Come ammesso dalla stessa Angela Merkel, all’epoca cancelliera di Germania, l’Europa percorse quella strada per arrivare a firmare gli accordi di Minsk avendo in mente soltanto di prendere tempo. Una strategia fallimentare che non impedì l’uccisione di decine di migliaia di ucraini russofoni nel Donbass, in un conflitto che prima del 2022 andava avanti già da anni e che pochissimi italiani conoscevano.

Il report contiene anche la proposta di assoldare 5mila hacker e giornalisti prezzolati. Una scelta raccapricciante che imita meccanicamente quanto fatto da Kiev nel 2015, quando il governo ucraino istituì un dipartimento della propaganda – come annunciato a tutte le agenzie stampa internazionali – e costruì di fatto un apparato di sceneggiatori e di propagatori di bufale poi spacciate per vere dal mainstream occidentale. Sarebbe interessante che venisse spiegato ai cittadini come il governo intenda pagare tali operatori: forse coi fondi del MES, come proposto da qualche esponente del centrodestra che fino a ieri non voleva nemmeno attivare questo strumento per la Sanità?

Gli italiani non abboccano più

Dispiace molto ammetterlo: in Italia, come nel resto d’Europa, ci troviamo a un punto di non ritorno. Il Vecchio Continente sta diventando una distopia orwelliana in cui una censura di guerra è strutturata in modo tale che i cittadini non controllino più in alcun modo i decisori politici. È questo che ha in mente il ministro Crosetto sul mandato europeo? Farebbe bene a guardare un po’ di social e ad accorgersi che le veline di Kiev non convincono più gli italiani, ma fanno invece aumentare la loro rabbia. Sempre più utenti insultano apertamente i giornalisti delle testate nazionali quando costoro riportano notizie che sono palesemente della fake news.

Il crollo delle copie vendute dovrebbe suonare come un pericoloso campanello d’allarme. E invece l’élite al potere non se ne cura e pensa bene che la cosa migliore sia di “prendere tempo”. E così anche l’Italia, come in precedenza gli USA di Biden, vuole assumersi l’ingrata responsabilità di combattere fino all’ultimo ucraino… D’altra parte, di fronte a senatori che si tatuano sulle braccia i simboli di Paesi stranieri, che cos’altro ci si può aspettare? Neppure il comico Crozza riuscirebbe a mostrare tutto il ridicolo a cui è giunta l’isteria di certi esponenti politici, armati di tutto punto solamente per le guerre dei like e dei commenti.

Finalmente gli ucraini dicono basta?

Forse è il momento che gli ucraini prendano in mano la situazione. E che cerchino di sopravvivere alle dinamiche politiche interne mosse dalle ingerenze esterne, dettate a loro volta da interessi economici e geopolitici. L’inchiesta sulla corruzione diffusa nel governo di Kiev potrebbe essere il primo segnale che gli ucraini stiano dicendo “basta”. Basta anzitutto alla guerra per procura per conto di certe élite euroamericane, che combattono da anni e per la quale stanno pagando un prezzo in vite umane elevatissimo, tragico e semplicemente indegno.

Intanto le notizie dal fronte sono terribili. Le città di Pokrovsk, Kupiansk e Siversk sono ormai perse, mentre nelle prossime settimane è probabile il passaggio sotto controllo russo di Novopavlovka, Podoly e soprattutto di Kostantinovka, Huliaipole e infine Liman. Una volta cadute queste ultime tre roccaforti, la posizione al tavolo dei negoziati diventerebbe per Zelensky complicatissima. Sarebbe di fatto con le spalle al muro.

Il dramma per il popolo ucraino è che Kiev non sta cercando di trasformare la situazione negativa in un’opportunità di riattivare i canali diplomatici. Al contrario, per il governo gli insuccessi sul campo paiono una scusa perfetta con cui protrarre il conflitto e garantirsi così la sopravvivenza politica. Anzi, magari per provocare una reazione europea agganciandosi ai presunti attacchi russi in Polonia, Romania e Lituania. Gli sconfinamenti aerei e i sabotaggi ferroviari sanno molto di false flag o peggio ancora di provocazioni per scatenare la guerra mondiale e lo scontro fra le superpotenze. Ma sarebbe un confronto in cui perderebbero tutti, come ha chiarito a più riprese il presidente russo Vladimir Putin.

Marco Fontana
marco.fontana

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