Guinea, il generale Dombouya vince le elezioni che legittimano il potere preso con il golpe

Guinea, il generale Dombouya vince le elezioni che legittimano il potere preso con il golpe

4 Gennaio 2026 0

Il generale Mamady Doumbouya ha vinto le elezioni presidenziali del 28 dicembre con un margine amplissimo, che gli evita il ballottaggio e conferma il potere preso nel 2021 con un colpo di Stato.

I risultati

Dombouya ha ottenuto l’86,72%, percentuale che rende una formalità l’attesa convalida del risultato da parte della Corte Suprema. Contro di lui correvano otto candidati, gli unici rimasti dopo che gli altri erano stati banditi dalla competizione, silenziati, intimiditi o addirittura spariti. Il secondo classificato ha preso appena il 6,51%: è Yero Balde, ex ministro dell’Istruzione del precedente governo. Un altro candidato, Faya Lansana Millimono, ha denunciato alla stampa che il voto è stato influenzato da “sistematiche pratiche fraudolente” e che gli osservatori non è stato permesso di monitorare la votazione e lo scrutinio. A certificare i suddetti problemi è anche l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Turk.

Stabilità e parvenza di democrazia

Queste elezioni presentano un aspetto positivo per molti guineani, contenti che la tornata si sia svolta senza incidenti o spargimenti di sangue e che sancisca l’agognata fine del processo di transizione dal golpe alla vita democratica. Il colpo di Stato era avvenuto nel 2021, quando il comandante delle Forze Speciali Dombouya depose il presidente Alpha Condé, al potere dal 2010, e impose il governo della sua giunta militare. Oggi Condé vive in esilio in Turchia. Resta ancora aperta la questione se l’attuale presidente grazie al potere oggi legittimato saprà trasformare in realtà la prospettiva di progresso e di miglioramento delle condizioni di vita di un Paese tanto povero economicamente quanto ricco di risorse naturali. In campagna elettorale Dombouya ha promesso in particolare lo sviluppo della miniera di ferro di Simandou.

Ricchezze minerarie

La Guinea ha 14 milioni di abitanti, di cui oltre la metà vive sotto la soglia di povertà e di sicurezza alimentare. Il comparto minerario costituisce il 35% del PIL nazionale. Col progetto di Simandou, detenuto in larga parte dai cinesi, il governo vorrebbe dare un grosso impulso a tutto il settore. A dicembre la Guinea ha spedito il suo primo carico di ferro dalla miniera: 200mila tonnellate di minerale di ferro di alta qualità con destinazione Cina. Restano ancora da sfruttare adeguatamente le riserve di bauxite, minerale necessario alla produzione di alluminio. A questo proposito, il governo sta cercando di centralizzare lo sfruttamento delle risorse: ad esempio, ha revocato la licenza di estrazione alla filiale locale della Emirates Global Aluminium, passandola a una nuova azienda statale.

Le critiche

Secondo il ghanese Adib Saani, esperto di politica estera del Jatikay Center for Human Security and Peace Building di Accra, il nuovo governo civile non è altro che la vecchia giunta militare che ha cambiato abito. Resta il merito di Dombouya di aver fatto tornare il Paese alla legalità delle procedure elettorali e di voler dimostrare alla comunità internazionale che la Guinea oggi è una democrazia. Tuttavia, dice, una democrazia moderna non consiste solamente nello svolgere elezioni, ma deve anche avere delle istituzioni che proteggano i diritti umani in maniera efficace.

 

Redazione Strumenti Politici
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